Per curare l’alopecia areata sono state usate varie terapie, inclusi corticosteroidi orali con somministrazione mensile. In uno studio pubblicato su Ann Dermatol Venereol 2010 da Ait Ourhroui M, Hassam B, Khoudri I. si è valutata l’efficacia e la sicurezza del prednisone orale pulsato nella gestione della Alopecia Areata
Metodi: E’ uno studio prospettico in pazienti con AA progressiva in un’area che riguarda oltre il 40% del cuoio capelluto. Tutti i pazienti avevano ricevuto 5 mg / kg di prednisone orale una volta al mese per 3-6 mesi e sono stati esaminati per gli effetti avversi. La crescita dei capelli è stata classificata come completa, cosmeticamente accettabile, incompleta o inesistente.
risultati:
Lo studio riguardava trentaquattro pazienti (18 uomini) con un’età media di 12 +/- 3 anni. AA era in corso per un periodo medio di 2 anni. Tredici (38%) pazienti presentavano AA multifocale, sei universalis (20%), sei multifocali con pattern oftiasico (18%), sei totalis (18%) e tre ofiasici (6%). Sei pazienti (18%) non hanno avuto ricrescita.
A 3 mesi, è stata osservata una risposta incompleta o cosmeticamente accettabile in 28 pazienti (82%).
A 6 mesi, 14 pazienti (41%) hanno presentato una risposta completa, otto pazienti (23%) hanno avuto una risposta incompleta persistente e sei pazienti (18%) hanno avuto una risposta cosmeticamente accettabile persistente.
Sono stati osservati effetti avversi in cinque pazienti (15%). Le variabili predittive della risposta in assenza di crescita erano il coinvolgimento dell’unghia (P = 0,001), la autoimmunità associata (P = 0,017) e la forma universale (P = 0,050).
Conclusione: una terapia orale una volta al mese di 300 mg di prednisone appare efficace e sicura. Può essere raccomandato come trattamento di prima linea per l’AA diffusa.
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I cortisonici sono farmaci antinfiammatori a struttura steroidea, Il prednisone, il prednisolone, il triamcinolone, il desametasone, il betametasone sono derivati del cortisone, hanno una maggiore efficia e meno effetti collaterali, vanno sempre assunti sotto attento controllo medico sia per quanto riguarda il dosaggio, sia per la durata della terapia in quanto mantengono le loro attività ormonali
I Fiori di Bach possono alleviare di molto i danni procurati dallo stress, le energie sottili dei fiori di Bach, infatti, lavorano a livello inconscio e permettono non solo di recepire lo stress come meno dannoso, ma curano in profondità le ferite emotive che hanno causato l’ alopecia.
Bach, medico inglese, sosteneva che ad ogni fiore, (i fiori di Bach sono 32), si potesse associare un determinato disagio dell’anima.
Il giusto fiore, per trattare una particolare manifestazione emotiva, ha caratteristiche intrinseche ed estrinseche in qualche modo riconducibili alla manifestazione stessa.
Ad esempio il mimulus, ovvero la mimosa, viene impiegato per trattare la timidezza. Infatti le foglie della mimosa sensitiva si ritraggono e si chiudono se toccate con le dita: la stessa chiusura tipica di chi fatica a relazionarsi con gli altri per timidezza, appunto.
Il fiore somministrato per essere efficace deve essere quello in analogia al disturbo emotivo che si sta vivendo; in accordo con la legge dell’omeopatia “similia similiaribus”, ovvero il simile si cura col suo simile.
Per cui un trattamento con i fiori di Bach è estremamente soggettivo e va studiato sul singolo, in base al vissuto del paziente, al conflitto emotivo attivo e alla manifestazione somatica che si è evidenziata. E un farmacista, in grado di preparare il rimedio adatto, deve studiare approfonditamente il caso dopo un lungo colloquio con il paziente.
Tuttavia vi sono associazioni dei fiori che garantiscono buoni risultati per risolvere il problema psichico alla base della perdita dei capelli; e la loro efficacia è ricollegabile al tipo di causa emotiva che ha portato alla comparsa del problema.
Perdita di capelli
Dovuta a
TRAUMI: STAR OF BETHLEM (il fiore della tristezza dovuta ad un evento traumatico)E/O RESCUE REMEDY (il rimedio di emergenza per eccellenza)
A LUTTI: STAR OF BETHLEMAssociato a WALNUT (il fiore atto a facilitare il cambiamento)
A SEPARAZIONI : STAR OF BETHLEMassociato a WALNUTe WILLOW ( il fiore delle aspettative deluse)
A STRESS: CHERRY PLUM (il fiore per aumentare il rilassamento)
Le formulazioni vengono preparate con alcune gocce concentrate di ciascun fiore in una diluizione di brandy e acqua distillata, in seguito dinamizzata. Generalmente vengono vendute in appositi bottigliette di vetro scuro con contagocce. Vanno assunte sette gocce tre volte al giorno, lontano dai pasti per almeno 21 giorni. (si calcola che il rinnovamento della memoria cellulare avvenga appunto in 21 giorni). Dopo un’interruzione di 15 giorni, ripetere un altro ciclo di 21 giorni.
Per chi non si è mai affacciato a questo tipo di terapia viene chiesto inizialmente un atto di fede, in seguito, come tutti quelli che l’hanno sperimentata, si avrà maggior fiducia nell’efficacia del trattamento in quanto il risultato si nota subito con un aumentato benessere psicofisico.
Con un prezzo ridotto e una terapia semplice i fiori di Bach possono essere un valido appoggio alla salute della nostra anima e della nostra capigliatura, per riflesso.
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” Articolo della
Dott.ssa Claudia Rossi, farmacista ed esperta di medicina naturale
Il termine Aromaterapia fu coniato per la prima volta nel 1928 dal chimico francese René Maurice Gattefossè, e letteralmente significa “cura delle malattie con gli Oli Essenziali (O.E.) delle piante medicinali aromatiche”.
Gli Oli Essenziali sono definiti come un insieme di sostanze organiche aromatiche diverse tra loro (alcoli, aldeidi, chetoni, esteri, eteri, terpeni ecc.) ottenute per distillazione o spremitura da materiale vegetale (fiori, foglie ecc.) di alcune specie botaniche di cui portano il nome.
Il termine Oli Essenziali venne dato a tali composti odorosi dalla Farmacopea Francese nel 1872, mentre prima venivano designati come aromi, oli eterei, essenze. Il medico e scienziato francese Dott. Jean Valnet utilizzò con successo gli Oli Essenziali nel trattamento di disturbi medici e psichiatrici, e i risultati furono pubblicati con il titolo di Aromatherapie nel 1964.
Gli Oli Essenziali possono presentare diverse modalità di azione, in funzione di come interagiscono con il corpo umano. Una modalità di interazione è quella di tipo Farmacologico, caratterizzata da tutta una serie di mutamenti chimici che si verificano quando un O.E. entra nell’organismo e reagisce con ormoni, enzimi ecc. Un altro modo di interagire è quello Fisiologico, e riguarda l’influenza che l’O.E. può avere sui sistemi del corpo, esplicando un’azione sedativa, stimolante ecc. Infine l’effetto di tipo Psicologico si viene a creare quando una essenza viene inalata e l’individuo reagisce al suo odore. In relazione agli effetti Fisiologici e Farmacologici l’Aromaterapia condivide molti aspetti con la moderna Fitoterapia, in altri termini non è importante solo l’aroma, ma anche e sopratutto l’interazione chimica tra gli O.E. ed il corpo, con i relativi mutamenti fisici prodotti.
Bisogna poi ricordare, a proposito del valore terapeutico degli Oli Essenziali, che essendo essi costituiti da più componenti, anche se solo presenti in tracce, sono unici, e quindi non riproducibili in laboratorio.
La preziosità e l’unicità degli O.E. deriva da vari fattori ambientali quali la latitudine, quindi il microclima dove nasce e si sviluppa la pianta, la composizione del terreno dove essa cresce ecc. Inoltre, per avere una essenza con determinate caratteristiche terapeutiche è necessario conoscere il proprio “momento balsamico”, cioè il periodo dell’anno in cui la produzione di O.E. da parte delle varie piante è maggiore e più ricca in componenti fitoterapiche. Ora andiamo a considerare in quale modo gli Oli Essenziali possono tornarci utili in ambito Trico-Dermatologico.
Innanzitutto possiamo sfruttare l’alto potere di penetrazione transcutanea posseduta dagli O.E., che grazie alla loro lipofilia non hanno bisogno di sostanze veicolanti di natura alcolica, spesso causa di irritazione locale, per attraversare la barriera epidermica, ed inoltre sono ben tollerati a livello cutaneo e solo raramente possono generare fenomeni di irritazione locale o eccezionalmente dare luogo a fenomeni allergici. Vengono anche usati in “sinergie”, cioè con la presenza di più O.E. nel preparato, per sfruttare l’effetto di reciproco potenziamento dell’azione terapeutica che si ha quando sono miscelati in una soluzione, in modo che l’effetto finale risulti non solo dalla somma delle loro singole proprietà, ma anche dall’interazione tra gli stessi O.E. che determina un’amplificazione della loro efficacia. Andiamo ora ad elencare una serie di effetti terapeutici posseduti da vari Oli Essenziali riconosciuti scientificamente, che possono essere utili per affrontare diverse patologie cutanee ed in particolar modo del cuoio capelluto:
Antisettica (O.E. di Timo, Salvia, Eucalipto); – Fungicida (O.E. di Lavanda, Tea-Tree); – Cicatrizzante (O.E. di Lavanda, Geranio, Camomilla); – Insettifuga e Parassiticida (O.E. di Lavanda, Geranio, Eucalipto); – Analgesica (O.E. di Rosmarino, Lavanda); – Antinfiammatoria (O.E. di Camomilla, Lavanda); – Estrogeno-simile (O.E. di Luppolo, Salvia, Finocchio); – Rubefacente (O.E. di Rosmarino); – di Stimolazione Linfatica (O.E. di Limone, Pompelmo, Mandarino, Finocchio).
Tra tutte queste proprietà possedute dagli Oli Essenziali dobbiamo menzionare l’utilità di quella antinfiammatoria, di quella rubefacente e migliorativa del microcircolo linfatico nel trattamento dell’Alopecia Androgenetica, soprattutto se riteniamo la Calvizie come una patologia multifattoriale.
Autore di questo articolo
Medico-Tricologo esperto in Fitoterapia ed Aromaterapia(Oli Essenziali) applicati in Tricologia.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
E’ vietata la riproduzione anche parziale degli articoli di questo sito e delle foto senza l’autorizzazione dell’autore Fabrizio Fantini-Tutti i diritti riservati
Il ruolo della carnitina è stato ormai evidenziato in più di cent’anni di studi di biologia molecolare, di genetica e clinica. Ogni anno vengono pubblicati circa 400-500 studi sulla carnitina e sono presenti in letteratura più di 15000 articoli sul duplice ruolo di questa molecola dalla struttura molecolare così semplice. Nutriente e farmaco allo stesso tempo, i suoi deficit primari sono incompatibili con la vita mentre quelli secondari possono compromettere seriamente la fisiologia e il metabolismo del nostro organismo. Tutto ciò ha potuto mettere in luce le qualità della carnitina come strumento terapeutico a volte indispensabile in numerose patologie metaboliche. Mi fa piacere ricordare un grande protagonista di questi ultimi 50 anni di ricerca in Italia, il dottor Claudio Cavazza. Purtroppo scomparso poco più di un anno fa, è stato uno dei grandi artefici nello sviluppo della ricerca sul sistema delle carnitine.
Silvio Cavazza presidente dell’industria farmaceutica Sigma-tau fin dagli anni 60 credette fortemente alla ricerca e alle sue applicazioni terapeutiche, le sue parole non hanno bisogno di commenti e ci confermano il suo impegno nel campo delle malattie rare e metaboliche:
“Mi commosse un volume dell’Associazione dei malati di deficienza di Carnitina statunitense: tutti i bambini che sembravano condannati a morte e che, dieci anni dopo, mi hanno dedicato un libro con le loro fotografie. Un ragazzo canadese era diventato anche campione olimpionico. Sono riconoscimenti che non si dimenticano, che ci appagano e ci riempiono il cuore più di un punto aggiuntivo di profitto.” Claudio Cavazza
Numerosi studi sulle carenze primarie di carnitina e sulla sindrome dell’X fragile hanno aperto nuovi orizzonti nell’ambito della cura delle malattie rare. La sindrome dell’X fragile è dovuta a una mutazione sul cromosoma X del gene FMR1. L’amplificazione di un tratto del gene composto dalla tripletta CGG viene ulteriormente modificata con una metilazione epigenetica. La disabilità cognitiva dovuta alla mancanza della trascrizione della FMRP, proteina coinvolta nella rete sinaptica neuronale, provoca gravi disturbi nel comportamento e nell’apprendimento. L’assunzione di acetil-carnitina donando gruppi acetile ha permesso di correggere in parte questa disfunzione epigenetica, migliorando la capacità di attenzione e diminuendo l’iperattività in bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni.
Le applicazioni terapeutiche più importanti della carnitina nel campo cardiovascolare riguardano il post infartoe la angina pectoris. In questa tipologia di pazienti la supplementazione di 2 grammi al giorno di l-carnitina ha ridotto la necrosi delle cellule cardiache, diminuendo anche l’incidenza di angina e di insufficienza cardiaca. In effetti, l’ischemia provoca una diminuzione dei livelli endogeni di carnitina libera e un’alterazione metabolica della cellula miocardica che come sappiamo ha come substrato energetico principale gli acidi grassi. Nei pazienti dializzati spesso si ha una carenza secondaria, dovuta alla perdita del 70% della carnitina presente nel sangue. La maggior parte della carnitina viene riassorbita nel sangue da parte dei reni e un loro mal funzionamento ne provoca una ulteriore perdita. Le dialisi ripetute provocano una carenza di carnitina che provoca un depauperamento delle riserve muscolari. La somministrazione di 20mg/kg endovena di l-carnitina ha permesso di far ritornare i parametri biochimici dello stress ossidativo nella norma.
Deficit di carnitina si hanno anche nella sindrome di Fanconi, una malattia metabolica che provoca ritardo della crescita, rachitismo e osteomalacia. Tutto questo è dovuto a un mal funzionamento del trasporto di proteine, acido urico, elettroliti a livello del tubulo renale Una carenza ematica di carnitina si ha anche in pazienti trattati con valproato e pivampicillina.
La carnitina sotto forma di propionil-carnitina è utile anche nella claudicatio intermittens. La claudicatio intermittens è una vasculopatia dovuta ad arteriosclerosi dei vasi periferici. In questi pazienti la carnitina riduce l’insorgenza di crampi e aumenta la distanza percorsa a piedi senza sforzo e dolore. Nei pazienti trattati con gli antitumorali antraciclina e doxorubicina, la somministrazione di carnitina ha contrastato il danno epatico causato da questi farmaci, mantenendo nel range sia i parametri biochimici importanti come la bilirubina, la fosfatasi alcalina e il rapporto nitrati/nitriti sia contrastando lo stress ossidativo aumentando la superossidodismutasi, la glutadione dismutasi e altri antiradicali liberi importanti.
L’acetil carnitina ha anche l’indicazione nelle neuropatie periferiche, nelle sciatalgie e nel tunnel carpale in quanto ha una azione neurotrofica, antinfiammatoria e antidolorifica. La acetil-carnitina induce l’espressione dei recettori mGlu2 del sistema nervoso centrale che causano l’analgesia. È per questo motivo che ultimamente gli studi si sono concentrati sulla fibromialgia, sulla distimiae sugli effetti neurogenici, grazie alla sua azione epigenetica. La carnitina mantenendo efficiente la beta ossidazione degli acidi grassi è in grado di ridurre il metabolismo glucidico, aumentando l’energia disponibile per l’incremento della quota di acetili che entrano nel ciclo di Krebs, e impedendo l’accumulo di sostanze tossiche derivate dai prodotti di degradazione. Negli sport di resistenza l’incremento di carnitina con la dieta ha permesso il minor utilizzo di glicogeno muscolare del 55% riducendo del 44% la produzione di acido lattico e aumentando la performance fisica dell’11%, migliorando di fatto la tolleranza allo sforzo fisico.
Apoptosi delle cellule cheratiniche nella fase catagen e carnitina Negli ultimi decenni gli studi sull’apoptosi hanno portato nuove e importanti acquisizioni sia nel campo delle malattie degenerative che nello studio delle neoplasie. L’apoptosi o morte cellulare programmata permette la rigenerazione e il mantenimento delle cellule di un sistema. L’apoptosi si differenzia nettamente dalla Necrosi in quanto quest’ultima è un fenomeno patologico, in cui la cellula si distrugge in tutti i suoi componenti, provocando infiammazione delle cellule circostanti e una risposta infiammatoria di difesa da parte dell’organismo. Un aumento non fisiologico dell’apoptosi provoca degenerazione cellulare e perdita di cellule, come ad esempio nel morbo di Parkinsons mentre un calo dell’attività apoptotica innesca un aumento incontrollato della riproduzione cellulare, processo base dell’innesco delle neoplasie. L’apoptosi è fondamentale anche nella regolazione del sistema immunitario e dei linfociti B e T. La maggior parte dei linfociti immaturi e pronti a sensibilizzarsi presentano pericolose affinità a molecole dell’organismo e vengono eliminati grazie al processo apoptotico.
Le cellule sottoposte a apoptosi subiscono un processo di degradazione progressiva che permette all’organismo di minimizzare la produzione di sostanze nocive e di scatenare processi infiammatori. Specifiche peptidasi, denominate caspasi, vengono attivate all’interno del citoplasma per digerire le proteine del citoscheletro, viene degradata la cromatina e le molecole di DNA sono frammentate e si riuniscono nei corpi cromatinici, la cellula viene poi fagocitata. L’apoptosi è quindi fondamentale per mantenere l’omeostasi cellulare. Il nostro organismo ha bisogno di rinnovare circa 50-70 miliardi di cellule al giorno. In un anno si ha un rinnovo completo delle cellule del nostro corpo, le cellule epiteliali e del sangue vengono costantemente rinnovate a partire dai loro progenitori staminali. Per quanto riguarda il follicolo pilifero, grazie all’analisi ottica con luce polarizzata sappiamo bene come sia importante la fase catagen, in questa fase delicata del ciclo del capello le cellule cheratiniche della matrice vanno in apoptosi, cessano l’attività mitotica ma non completamente quella metabolica. Anzi la fase Catagen prepara la successiva fase Anagen con una specifica attività endocrinometabolica. La stessa istologia del sacco formato dalla guaina epiteliale esterna conferma queste ipotesi. Nella fase catagen la risalita del capello permette di innescare l’attivazione delle cellule staminali del bulge che hanno anche la possibilità di utilizzare il glicogeno depositato nel sacco per iniziare le fasi iniziali dell’Anagen. Un perfetto funzionamento dei processi apoptotici permette alla struttura del follicolo pilifero in Catagen di preparare in maniera efficace la corretta crescita del capello in fase anagen. Grazie agli studi di Foitzki si vedrà in seguito come la carnitina sia in grado modulare l’apoptosi cellulare mantenendo integro il delicato ricambio delle nostre cellule, rendendo efficiente il metabolismo energetico, impedendo l’infiammazione e aumentando la crescita del capello in anagen.
Acetil-carnitina e azione epigenetica, una nuova frontiera da esplorare Ormai da una decina di anni i biologi stanno studiando una serie di meccanismi mediante i quali l’ambiente altera l’espressione dei geni senza modificare l’informazione di base. Viene modificato il grado di attività dei geni e queste modifiche vengono definite epigenetiche. Eric J.Nestler, professore di neuroscienze e direttore della Friedman Brain Institute al Mount Sinai Center di New York studia questi meccanismi a livello del sistema nervoso centrale. Il DNA è avvolto come un filo di un gomitolo attorno a un grappolo di proteine, gli istoni, che a loro volta sono organizzati insieme al DNA nella cromatina. L’impacchettamento intorno agli istoni conserva l’ordine e le sequenze dei geni e modula il grado di espressione del messaggio genetico. Il DNA avvolto sul gomitolo formato dalle proteine istoniche si rilascia nel momento in cui il messaggio genetico viene trascritto dall’RNA mentre si condensa maggiormente quando viene ridotta l’attività genica. Si è visto come una cromatina più acetilata rimane in uno stato più aperto e quindi il messaggio genetico può essere trascritto più facilmente, mentre una maggiore metilazione frena l’attività genica. Modifiche esterne come lo stress, l’uso di sostanze stupefacenti, e molti altri agenti esterni possono modificare l’espressione genica che si avvale dei marcatori metilici e acetile per disattivare o indurre la trascrizione genica. “I farmaci che preservano la copertura degli istoni con i gruppi acetile esercitano un potente effetto antidepressivo”. Qui entra in gioco la carnitina che come Acetil-Carnitina è in grado di donare i gruppi acetile nel cellule nervose del cervello e anche nel follicolo pilifero. Sappiamo bene che uno dei compiti principali della carnitina è quella di donatore di gruppi acetile. Anche l’acetilazione istonica è controllata dall’azione di acetiltransferasi.
L’Acetil Carnitina passa da citosol al nucleo, dove si converte in Acetil-CoA dall’enzima carnitina acetiltransferasi nucleare. Questa acetilazione permette un rimodellamento della cromatina a livello dei geni regolatori dello stress. In alcune zone dell’ippocampo lo stress può ridurre la neurogenesi di alcune aree del cervello (ippocampo) che sono in grado di differenziare le cellule staminali adulte in nuovi neuroni granulari ippocampali. Studi preliminari hanno dimostrato per la prima volta come l’Acetil-Carnitina donando gruppi acetile, possa potenziare il differenziamento delle cellule staminali dell’ippocampo in neuroni adulti.
Carnitina e calvizie
Il problema della calvizie e degli effluvi è considerata da molti medici e ricercatori un aspetto secondario della salute e sottovalutano le potenzialità in questo campo. Le scarse conoscenze in questo settore non giustificano una banalizzazione. In realtà la minuscola struttura pilo-sebacea è un laboratorio endocrino molto complesso in cui i controlli steroideo, metabolico e autocrino-paracrino devono funzionare perfettamente all’unisono. È per questo motivo che le patogenesi delle alopecie sono ancora in gran parte sconosciute, studi approfonditi sulla fisiologia del follicolo pilifero potrebbero portare a importanti acquisizioni nel campo della medicina e della ricerca scientifica. La carnitina, come ho accennato precedentemente, è fondamentale per la produzione di energia, regolando il metabolismo delle cellule viventi non solo trasportando acidi grassi nel mitocondrio ma svolgendo una infinità di compiti nell’ambito dei processi fisiologici degli organismi viventi. Nell’ambito tricologico i primi studi effettuati sul metabolismo del follicolo pilifero confermano che la carnitina è in grado di diminuire l’infiammazione e i radicali liberi, che come sappiamo, accelerano il decorso della alopecia androgenetica.
Modulando l’apoptosi delle cellule cheratiniche del follicolo pilifero, è in grado di mantenere efficiente la così delicata fase catagen del ciclo del capello. Avere a disposizione un nutriente privo di effetti collaterali e sovradosaggi, in grado di essere benefico per l’equilibrio metabolico dell’organismo e del ciclo del capello potrà diventare in futuro un nuovo strumento per prevenire le affezioni del cuoio capelluto.
Gli studi specifici sulla Carnitina e la calvizie sono stati effettuati dal dipartimento di dermatologia dell’Università di Amburgo (Foitzik K. 2007) e dall’ Advanced Restoration Technologies di Phoenix (USA, 2009).
La carnitina non partecipa solo al metabolismo del mitocondrio, ma anche nei processi antiossidanti e nello stress ossidativo. È in grado di ridurre il tasso di crescita della apoptosi nelle colture cellulari, è coinvolta nella regolazione dei fattori neurotrofici e neuroormonali.
In vitro la carnitina ma anche la acetil-carnitina hanno dimostrato di ridurre il TNF Alfa e le caspasi 3 e 7, modulando di fatto la apoptosi delle cellule cheratiniche a livello del follicolo pilifero già dopo solo 2 giorni dal trattamento. Nel sistema nervoso centrale l’azione della carnitina non perde la sua importanza, anche se la cellula nervosa utilizza prevalentemente glucosio come fonte energetica. In questo caso la carnitina agisce come antiossidante, antinfiammatorio, modulatore del metabolismo e della apoptosi.
La L-Carnitina-tartrato costituisce una novità importante nella cura della alopecia androgenetica. La L-carnitina è un trasportatore di acidi grassi a livello del mitocondrio e indispensabile componente per il metabolismo energetico. Grazie all’utilizzo della microscopia ottica a luce polarizzata i gruppi di ricerca internazionali più avanzati hanno dato sempre più importanza al ciclo intermediodel capelli detto catagen (che non può essere individuato in maniera ottimale con il microscopio ottico). In questo stadio le cellule della matrice entrano nella loro morte programmata (apoptosi) e si preparano dopo il telogen a un nuovo anagen I.
La fase anagen VI che precede il catagen I e il catagen I si possono considerare le più delicate e le fasi chiave per il corretto ciclo del capello. Il catagen I infatti prepara il follicolo pilifero ad un nuovo ciclo; la fase anagen VI richiede una costante produzione di energia per il lungo periodo della crescita del capello. Si è visto come la carnitina in associazione al tartrato e alla serenoa repens promuove la crescita del capello in vivo e in vitro.
L-carnitina-Tartrato Ottimizza la fase catagen e l’apoptosi delle cellule del follicolo impedendo una prematura morte cellulare dei cheratinociti e della struttura follicolare. Stimola la crescita dei capelli in quanto aumenta la disponibilità di energia nella fase più importante anagen VI, proprio nel momento in cui la struttura del follicolo pilifero e i cheratinociti hanno bisogno di energia.
Agisce come antiinfiammatorio e antiossidante a livello del follicolo pilifero. La carnitina reprime l’espressione genica di LPS, lipopolisaccaride marcatore della via metabolica nello sviluppo dell’infiammazione a livello follicolare delle chimochine pro infiammatorie.
Questo articolo era stato scritto in ricordo del dottor Claudio Cavazza, fondatore della Sigma-tau farmaceutici. Tratto da il Giornale italiano di Tricologia, n.30 Aprile 2013 Fabrizio Fantini
Le disfunzioni tiroidee sono causa di perdita di capelli, in quanto gli ormoni tiroidei influiscono sul ciclo e l’attività del follicolo pilifero. Si ha una alterazione della funzionalità della ghiandola sebacea, con capelli secchi e opachi e con caduta diffusa (telogen effluvium).
Nell’ipotiroidismo si ha una alterata produzione degli ormoni tiroidei e un iperandrogenismo con caduta dei capelli. Ma esistono anche dei casi intermedi di disfunzione della tiroide in cui non c’è ancora un quadro della malattia conclamato in cui però si ha già perdita dei capelli.
Nell’ipotiroidismo subclinico si ha un aumento dell’ormone ipofisario TSH che stimola la tiroide. A questo aumento del TSH si ha una diminuzione o valori normali della tiroxina (T4).
È stato anche ipotizzato che la tiroxina potrebbe essere uno dei fattori di induzione dell’EGF, il fattore di crescita epidermico, quindi molto importante per la crescita dei capelli nella fase anagen 1 e 2. L’ipotiroidismo è anche causa di carenza di ferro e zinco. I valori di TSH variano tra 9 e 20 ng/ml, i valori della Tiroxina tra i 5 e i 12 mg/dl, mentre i valori della T3 tra 115 e i 190 ng./dl
Individuare iperandrogenismo e alterazioni ormonali nel sesso femminile
Esami clinici
valori ematici nella norma
Δ4 androstenedione
1,33-5,27 nanomoli/L
DHEA-s (deidroepiandrosterone)
2,1-8,8 micromoli/L
FsH (ormone follicolo-stimolante)
5-25* 30-60** 5-15 U/L***
Prolattina
1,5-12* 5-20** 15-30 U/L***
TsH
9-20 ng/ml
T4
5-12 mg/dl
T3
115-190 ng/dl
* fase follicolare / **picco ovarico / ***fase luteinica
Δ4 androstenedione
Il Δ4 androstenedione è è un ormone steroideo prodotto dalla corteccia surrenale. Nel sesso femminile il suo eccesso può provocare seborrea e e acne, aumento dei peli e virilismo. L’ovaio produce più androstenedione nella fase ovulatoria e premestruale, ma può aumentare anche nel periodo premenopausale. L’androstenedione è un pro ormone del testosterone e degli estrogeni. L’androstenedione viene catalizzato dall’enzima 17beta-ossido riduttasi formando testosterone, da questo substrato avviene poi la sintesi degli estrogeni. Valori normali nel sangue variano tra i 1,33-5,27 nanomoli/L
Valori elevati di LH (ormone luteinizzante) insieme a livelli di androstenedione tra 10 e 20 nanomoli/litro, potrebbero essere un segnale per la diagnosi di ovaio policistico.
DHEA-s (deidroepiandrosterone)
Il Deidroepiandrosterone è un ormone secreto prevalentemente dalle ghiandole surrenali e viene veicolato nel sangue dalla albumina.
I valori normali nel sesso femminile variano tra 2,1 a 8,8 micromoli/L. Se i valori sono maggiori e variano tra i 15 e 30 micromoli/litro l’endocrinologo può orientarsi verso un iperandrogenismo normosurrenalico, mentre se questi valori sono associati a alti valori di cortisolo, si può sospettare una sindrome di Cushing
FSH (ormone follicolo stimolante)
I valori di ormone follicolo stimolante nel sesso femminile variano tra 5-25* nella fase follicolare, 30-60**durante il picco ovarico, 5-15 U/L***nella fase luteinica. Valori bassi o normali di FSH insieme ad alti valori di androstenedione e di gonadotropina luteinizzante (LH) suggeriscono un probabile ovaio policistico ed è consigliabile effettuare una ecografia pelvica
Prolattina (PRL)
Numerosi fattori sono in grado di aumentare i valori di prolattina nel sangue: estrogeni, farmaci psicolettici, allattamento, stress, adenoma ipofisario. I valori normali nella donna variano tra i 9-20 ng/ml. Sarà come sempre l’endocrinologo a valutare valori superiori a questi range per ulteriori esami diagnostici.
Il prof. Marliani Andrea, dermatologo ed endocrinologo, fondatore della Società Italiana di Tricologia è uno dei primi autori che si è occupato in maniera approfondita di questo settore sia a livello divulgativo che medico-scientifico. Nel testo medico “Tricologia“, a cura della SItri potete trovare un capitolo dedicato solo a questi argomenti: dallo screenning generale in tricologia ai dosaggi degli ormoni nelle urine e nel sangue.
“Tricologia”SItri, seconda edizione A.Marliani e al. 2018
Il lievito di birra è sicuramente utile per la salute dei capelli, in quanto costituisce una buona fonte di vitamine del gruppo B e di importanti sali minerali come il ferro e il magnesio.
Nella sua composizione presenta dei cromi che contribuiscono a migliorare la tolleranza al glucosio. Grazie a queste caratteristiche svolge una azione ricostituente, disintossicante e antianemica e contribuisce a mantenere integri e sani la pelle e i capelli.
Spesso a causa di uno stile di vita stressante e ad una alimentazione scorretta si possono subire delle parziali carenze vitaminiche e soprattutto di sali minerali come lo zinco, il ferro e il selenio. Il lievito di birra è una fonte semplice e preziosa di numerose sostanze utili per mantenere in salute lo stato dei nostri capelli.
Il germe di grano può costituire un’altra integrazione di vitamine, aminoacidi e sali minerali, preziosi per l’organismo e i capelli. Annovera tra i suoi componenti sali minerali e numerose vitamine del gruppo B, tra cui anche l’acido folico.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
Integratore per la dermatite seborroica e per il trattamento delle affezioni della pelle a carattere seborroico e desquamativo.
Indicazioni
Diathynil Compresse (I farmaci equivalenti di Diathynil a base di Biotina sono: Biodermatin, Nebiotin) si usa come coadiuvante nelle affezioni della pelle caratterizzate da sebo e desquamazione. In particolare, le compresse sono indicate:
negli adulti, per il trattamento di dermatite seborroica, acne, alopecia, sindrome di Leiner-Moussous e affezioni legate a carenza vitaminica;
nei bambini, per trattare le dermatiti da pannolino, gli arrossamenti delle piaghe cutanee, la crosta lattea.
Ingredienti e Composizione
Principio attivo: D(+) biotina.
Eccipienti: lattosio, amido di mais, talco, acido stearico, stearato di magnesio.
Modalità d’uso e Posologia
Diathynil Compresse per dermatite seborroica del cuoio capelluto e alopecia non va usato nel trattamento di attacco, momento nel quale è necessario intervenire con Diathynil fiale, ma nella terapia di mantenimento, fase in cui è necessario assumere tre compresse di Diathynil al giorno, per due mesi.
Nel trattamento delle altre affezioni, la posologia di Diathynil è di 2-4 compresse negli adulti e di 1-2 compresse nei bambini. Nei lattanti, l’utlizzo è facilitato dalla solubilità delle compresse nel biberon.
Controindicazioni ed effetti collaterali
Ipersensibilità individuale accertata verso la D(+) biotina.
Avvertenze speciali
Durante la terapia si consiglia l’esclusione dalla dieta dell’albume d’uovo crudo, nel quale è contenuta una proteina chiamata avidina che si combina con la D(+) biotina inattivandola. Tenere il medicinale fuori dalla portata dei bambini.
Gravidanza e allattamento
Il farmaco può essere impiegato durante la gravidanza e l’allattamento.
Piatto vegetariano ricco di vitamine, capsaicina, betacarotene, vitamina E, basso indice glicemico
Ingredienti:
− 400 g di maccheroncini integrali
− 300 g di seitan
− 2 carote dolci
− 1 sedano
− 1 peperoncino
− 1 cipolla rossa
− salvia
− sale
− olio extravergine d’oliva
Nota:
Il seitan è uno spezzatino di proteine derivate dai cereali e può con- siderarsi un buon sostituto della carne, anche se carente di lisina. Bisognerà accompagnarlo con un secondo ricco di legumi, come un filetto di soia.
Preparazione:
Preparare in una pentola capiente un soffritto con carota, cipolla rossa, sedano e peperoncino tagliati fini o frullati (i semi del pepe- roncino vanno tolti con cura). Quanto le verdure si saranno rosolate, aggiungere il seitan, anch’esso frullato.
Continuare con la cottura anche per un’ora. Nel mentre, cuocere i maccheroncini integrali e, una volta giunti a cottura, versarli nella pentola con il ragù, scaldando per pochi secondi.
Nutrienti e vitaminici, anti DHT, ricchi di betacarotene, vitamine B, zinco, fitoestrogeni, antiossidanti, cistina e carnitina, indice glicemico basso
Per la preparazione di questo piatto ho preso spunto da una gustosa ricetta della signora Lucia di Roma, vicina di casa di una mia amica dermatologa di Roma. Ho solo un po ridotto gli ingredienti che erano veramente tanti e sostituito il pollo con petto di tacchino ancora più magro e digeribile. Potete aggiungere o togliere a piacimento (forse meglio togliere!). La cosa più importante è lasciare insaporire la preparazione per almeno due ore
Ringrazio la signora Lucia!
Ingredienti per 4 persone:
6 etti di petto di Tacchino (o di pollo)
150 g di zucchine
100 g di carote
100 g di peperone
cipolla
100 gr germogli di soia
olio extravergine d’oliva sale
Preparazione:
Tagliare a strisce sottili sia il pollo che le verdure, condire il tutto con olio extravergine d’oliva e lasciare insaporire per 2 ore. Mettere sul fuoco una padella antiaderente, scaldarla per circa 10 minuti, poi cuocere il tutto, aggiungendo una spruzzatina di vino bianco di qualità. Aggiustare di sale.
Tratto da “Capelli sani” Punto d’Incontro edizioni
La vitamina A è una delle vitamine più importanti per i capelli, in quanto permette la formazione di mucopolisaccaridi, sostanze essenziali del derma e delle guaine del pelo. È fondamentale per mantenere l’integrità delle membrane epiteliali e difende la pelle e i capelli dalle aggressioni da sostanze tossiche.
Regola la sintesi di cheratine, indispensabili per la struttura e la resistenza del pelo.
Mantiene l’integrità delle membrane epiteliali
Modula l’azione delle ghiandole sebacee
Protegge gli acidi grassi dall’ossidazione e neutralizza i radicali liberi
È necessaria nella sintesi degli ormoni steroidei, agendo come importante coenzima.
Contrasta l’ossidazione della Vitamina C
Stimola l’azione del sistema immunitario
Mantiene sani i capelli, le unghie, la cute e i denti
Permette una corretta visione notturna
Un deficit di vitamina A provoca secchezza cutanea e progressiva atrofia delle ghiandole sebacee e sudoripare. I capelli diventano fragili, opachi, senza forza e con danneggiamento delle loro guaine.
La ipervitaminosi da vitamina A può essere frequente in chi fa uso di retinoidi per curare l’acne e altre affezioni. In altri casi sarebbe infatti importante utilizzare integratori di Beta carotene che non presentano questi effetti collaterali.
Fabbisogno vitamina A
600-700 RE al giorno
L’ipervitaminosi provoca sintomi molto simili a quelli del deficit, e cioè secchezza, prurito, desquamazione e indebolimento dei capelli e annebbiamento della vista.
Le fonti principali di vitamina A sono di origine animale:
olio di fegato di pesce, tuorlo d’uovo, latte e latticini, carne bianca. L’abuso di alcool, caffè, l’utilizzo di cortisonici possono contrastare e inattivare l’azione della vitamina A e del beta carotene.
Il beta carotene è una provitamina che viene convertita in vitamina A nell’intestino nella quantità necessaria all’organismo senza quindi rischi di sovradosaggi. E’ in grado di neutralizzare i radicali liberi e di proteggere la pelle e il cuoio capelluto dai danni causati dai raggi solari.
Precursore della Vitamina A
Contrasta i danni ossidativi causati dai radicali liberi
Blocca l’ O+ , radicale libero in grado di danneggiare la pelle e i capelli
Contrasta i danni cellulari dovuti al fumo di sigaretta che, come sappiamo, è dannoso anche per i capelli
I carotenoidi sono presenti abbondantemente nei frutti e negli ortaggi di colore verde arancione come pomodori, carote ecc.
La vitamina A può essere potenziata o distrutta da vari fattori, ne elenchiamo i principali nella seguente tabella.
Sostanze favorevoli Vitamine del gruppo B Vitamine C, D, E Calcio, Fosforo; Zinco
Sostanze dannose Eccesso di Vitamina D e ferro Cortisone Alcool, caffè, luce e ossigeno
Sintomi da carenza Capelli fragili e opachi Secchezza cutanea Problemi di visione notturna