Lo stress è nemico dei capelli in quanto provoca rilascio in eccesso di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo che sono in grado di provocare telogen effluvium e stress ossidativi (formazione di radicali liberi).
Per combattere lo stress bisogna cercare di
pianificare e organizzare il proprio tempo.
Partecipare a un gruppo o a una attività sociale
minimo una volta al mese
Fare una attività fisica moderata almeno mezz’ora al
giorno insieme a degli esercizi con pesi leggeri e 15 minuti di allungamenti.
L’alimentazione e lo stile di vita possono modificare
in parte i ritmi biologici del nostro organismo. Curare quindi alimentazione e
stile di vita
Avere un hobby o una attività gratificanti
Praticare una forma di rilassamento profondo almeno
tre volte alla settimana
Non abusare di fumo, alcool, caffeina e psicofarmaci.
Su consiglio dello specialista usa sostanze adattogene per brevi periodi (Ginseng, Eleuterococco, Rhodiola)
Perché lo stress fa perdere i capelli
Nella nostra “battaglia” per contrastare la calvizie comune bisogna affrontare e cercare di risolvere lo stress fisico e psichico. Nei capitoli precedenti si è visto come il più delle volte è possibile fermare la caduta dei capelli con l’utilizzo di finasteride, lozioni agli estrogeni per il sesso femminile e di alcune sostanze naturali per entrambi. Ma bloccare il DHT non è sufficiente, bisogna occuparsi anche di eventuali dermatite seborroica ed infiammazione, utilizzando farmaci antifungini e antinfiammatori (ad esempio ketoconazolo).
Con una dieta adeguata abbiamo controllato il delicato e complesso equilibrio ormonale del nostro corpo, evitando anche alcune condizioni fisiologiche che possono favorire la perdita dei capelli. Lo stress può provocare telogen effluvium sia acuto, sia cronico, fattori che mandano all’aria l’efficacia delle nostre strategie anticalvizie e compromettono tutti i nostri sforzi. Di solito lo stress è un fattore positivo che ci permette di affrontare le avversità in maniera efficiente e ci consente di reagire agli eventi quotidiani con equilibrio.
Mantiene vitali le nostre capacità d’apprendimento, di memoria, d’attenzione, permettendoci di risolvere i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana. Quando però gli stimoli stressori prendono il sopravvento e l’organismo non è più in grado di reagire in maniera positiva cominciano i problemi. Lo stress diventa una condizione fisica e psicologica di malessere, di stanchezza, che ci tiene spesso in tensione e che non ci permette di vivere in maniera serena e tranquilla. Hans Seyle uno dei pionieri dello studio sullo stress, definì la risposta dell’organismo ad una condizione avversa “sindrome da stress biologico”…continua
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli“
E’ una situazione molto frequente in tricologia. Clinicamente si manifesta con una copiosa caduta dei capelli che si evidenzia durante il lavaggio, al mattino sul guanciale, durante la spazzolatura dei capelli. Per diagnosticarla occorre escludere altre cause con una accurata anamnesi e visita con aiuto del videomicroscopio.
E’ dovuta ad una sincronizzazione del ciclo del capello dovuta a svariate cause: farmaci, eventi stressanti malattie sistemiche, squilibri nutrizionali. Qualunque sia la causa, va ricercata 3-4 mesi prima delle manifestazioni cliniche. Il diradamento conseguente interessa tutto il cuoio capelluto. Se coesiste Alopecia Androgenetica è più marcato in sede fronto/temporale ed al vertice. Le possibilità di una ricrescita dei capelli sono del tutto conservate.
La ricrescita è spontanea se la caduta è stata conseguenza di una causa acuta e transitoria, altrimenti occorrerà individuare questa causa e correggerla di conseguenza.
Calvizie comune
Telogen effluvium
Sintomi
nessuno
A volte dolore al capo tipo “a puntura d’aghi”
Esordio
Mancanza di ricordo
Ricordo preciso
Qualità dei capelli caduti
Varie dimensioni di capelli miniaturizzati
Capelli normali
Quantità capelli caduti
< 100 al giorno
100-400 al giorno
Decorso
subdolo
Allarmante
Diradamento
Zona temporale e del vertice
Diffuso
Tabella: Differenze tra Telogen effluvium e Alopecia androgenetica. Spesso le due affezioni sono associate tra loro, tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” Tecniche Nuove (pagina 17)
“Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” tecniche nuove edizioni lo puoi trovare in tutte le librerie
Gli esami di laboratorio utili sono pochi e andranno indirizzati a ricercare una eventuale carenza di ferro o disturbi tiroidei.
La situazione può essere complicata dalla concomitante presenza di Dermatite Seborroica o di Alopecia Androgenetica. In questo caso la programmazione terapeutica andrà effettuata tenendo in considerazione queste eventuali situazioni concomitanti.
Essenziale creare un rapporto di fiducia col paziente che deve sentirsi sostenuto anche nelle sue difficoltà psicologiche, sempre presenti o come causa o come effetto della caduta diffusa dei capelli.
Autore dell’articolo
Dott. Giovanni Tonelli, dermatologo Membro della Società Italiana di Tricologia Imola (Bo)
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
Troverete il capitolo completo su Telogen effluvium e Alopecia androgenetica da pagina 6 a pagina 18 di Prevenire e contrastare la caduta dei capelli-in tutte le librerie
La calvizie comune e il telogen effluvium: due scomodi alleati
Abbiamo visto come il DHT sia “l’esecutore materiale” del messaggio genetico per la calvizie. Molti geni sono coinvolti nel determinare l’insorgere della alopecia androgenetica. Ogni individuo eredita dai genitori e dai nonni più o meno geni predisponenti che influenzeranno l’età di esordio e la gravità della calvizie comune.
Alla nascita sarà già scritto che nella sgradita “lotteria” chi avrà più numeri estratti (geni per la calvizie) sarà in questo caso meno fortunato (maggior gravità e precoce esordio). Il sesso maschile naturalmente è in questo caso svantaggiato in quanto il messaggio genetico è legato alla presenza di androgeni e quindi il numero di geni necessari per la calvizie è minore rispetto alla donna. E’ stato dimostrato che il tasso di testosterone nel sangue di uomini con o senza calvizie sono pressoché identici e comunque non sono necessari livelli extrafisiologici di ormoni maschili per determinare la calvizie comune.:
Purtroppo è ormai risaputo che l’uomo calvo non è più virile dell’uomo con i capelli e quindi in questo caso non vale neanche il proverbio “sfortunati al gioco, fortunati in amore”!!
Oltre che contrastare la dermatite seborroica, forfora e infiammazione è fondamentale individuare e risolvere un eventuale telogen effluviumperdita temporanea di capelli che contribuisce a peggiorare la calvizie.
Spesso alla calvizie comune si associa il telogen effluvium. Ma che cos’è il telogen effluvium? Il telogen effluvium consiste in una caduta diffusa e copiosa di capelli nella fase di riposo (telogen). Un’anemia, l’azione di alcuni farmaci, lo stress, uno stato febbrile e alcune malattie interferiscono con l’attività mitotica delle cellule germinative della matrice. A causa di questi fattori dannosi, numerosi follicoli su tutto l’area del cuoio capelluto si “rifugiano” prematuramente nella fase di riposo (telogen) per poi cadere insieme dopo tre mesi. Il follicolo entra forzatamente nella fase di riposo superando l’insulto senza ulteriori danni…
in questo capitolo troverai anche lo screening per individuare la predisposizione genetica alla calvizie comune
“Un libro sui capelli e sulla calvizie dedicato agli utenti. Una capacità; di scrittura invidiabile. Un linguaggio semplice e di estrema chiarezza Una accurata ricerca sul campo fra veri esperti e venditori di promesse. Il libro del dr. Fantini offre al lettore una bussola con cui orientarsi e dirigersi, per navigare in quel mare di incertezze che è la tricologia“.
Prof. Andrea Marliani Endocrinologo e Dermatologo
Direttore scientifico della Società Italiana di Tricologia
“Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini
Il telogen effluvium consiste in una caduta di capelli copiosa e diffusa in tutta l’area delle testa. I capelli che ritroviamo nella spazzola o nel lavandino possono essere anche fino a 400-500 al giorno, di solito con lunghezza e spessore normali.
La prima cosa da fare è cercare di ricordarsi se 3-4 mesi prima dell’effluvium ci è accaduto un evento stressante psichico o fisico come un trasloco o un lutto (l’evento stressante può anche essere positivo come un matrimonio o un evento felice e importante per la propria vita), ci siamo sottoposti a un intervento chirurgico, o abbiamo assunto un farmaco che potrebbe aver innescato il problema. Leggi anche come contrastare lo stress con attività fisica e meditazione
Le cause principali sono una carenza di ferro nel sangue (ferritina e sideremia), l’ipotiroidismo anche sub clinico, alcune malattie sistemiche e stati carenziali, la malnutrizione (carenza dei principi nutritivi più importanti come le proteine, vitamine e Omega 3)
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
“Un libro sui capelli e sulla calvizie dedicato agli utenti. Una capacità; di scrittura invidiabile. Un linguaggio semplice e di estrema chiarezza Una accurata ricerca sul campo fra veri esperti e venditori di promesse. Il libro del dr. Fantini offre al lettore una bussola con cui orientarsi e dirigersi, per navigare in quel mare di incertezze che è la tricologia“.
Prof. Andrea Marliani Endocrinologo e Dermatologo
Direttore scientifico della Società Italiana di Tricologia
“Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini
Il resveratrolo è un polifenolo molto studiato in questi ultimi decenni grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, antivirali e antinvecchiamento.
Nella nostra lotta contro il diradamento dei capelli non può mancare una sostanza così ricca di proprietà benefiche per l’organismo, in grado di garantire il meraviglioso e complesso equilibrio metabolico del nostro corpo. Sappiamo bene che la prima regola per garantire la salute della pelle e dei capelli è quella di mantenere in perfetto equilibrio l’omeostasi del nostro organismo
Il resveratrolo è in grado di contrastare le dislipidemie, riducendo il colesterolo LDL e i triglicerdidi. Grazie alla sua azione “epigenetica” riduce la glicemia e in vitro ha dimostrato di contrastare la proliferazione delle cellule tumorali modulando l’apoptosi cellulare (morte programmata)
Il resveratrolo è in grado di ottimizzare il metabolismo energetico del mitocondrio, la centralina energetica delle nostre cellule di cui parleremo ampiamente più avanti.
Il Resveratrolo si trova nel vino rosso, nel cacao, nelle arachidi, nel mirtillo nelle radici del Poligonum cuspidatum. A parte quest’ultimo le quantità presenti in queste fonti alimentari sono minime (e in alcuni vini rossi non superano 2 mg/l) e sembrano non essere sufficienti per un effetto biologico, il vero problema è che il Resveratrolo è poco solubile in acqua, quindi scarsamente biodisponibile. la maggior parte degli studi sono stati effettuati in vitro, mentre le cose cambiano in vivo con dati contrastanti da soggetto a soggetto.
Eppure anni fa il così detto “paradosso francese” dimostrò che nelle popolazioni della valle dove veniva coltivato il Bordeaux la popolazione aveva un rischio minore di eventi cardiovascolari anche se consumava cibi ad alto contenuto di grassi saturi.
Sembrava che il beneficio ottenuto fosse dovuto al resveratrolo e agli altri componenti naturali che riuscivano a ad agire in sinergia tra loro. Ulteriori studi non hanno mai fatto chiarezza sulla reale efficacia del vino rosso, in ogni caso essendo una bevanda alcolica non bisogna berne più di due bicchieri al giorno.
Molti centri di ricerca hanno cercato di formulare delle preparazioni nutraceutiche a partire dal Poligonum Cuspidatum. La dispersione solida di resveratrolo supportata da particelle di idrossido di Magnesio ha dimostrato di aumentare la concentrazione totale di resveratrolo nel sangue rispetto a quei soggetti che avevano assunto la stessa quantità di resveratrolo puro. Gli studi sono stati effettuati da una equipe dell’Università di Perugia e pubblicati nel 2019 sul Journal Botechnology 2019, in Press. Il gruppo di ricerca ha dimostrato che con questa formulazione innovativa finalmente il resveratrolo estratto dal poligonum cuspidatum è attivo e riesce a espletare anche in vivo la sua azione benefica.
Il Resveratrolo ha dimostrato di inibire le prostaglandine PGD2, tra le maggior responsabili della calvizie insieme al Dht in quanto in grado di aumentare l’infiammazione a livello delle cellule staminali del Bulge, non sono comunque ancora stati effettuati studi specifici sul cuoio capelluto e sulla alopecia androgenetica
La prostaglandina PGD2 inibisce la neogenesi dei follicoli piliferi indotta da ferita tramite il recettore Gpr44. Journal of Investigative Dermatology. Aprile 2013. Autori: Nelson AM, Loy DE, Lawson JA, Katseff AS, Fitzgerald GA, LA Garza. Dipartimento di Dermatologia, Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, MD, USA.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
E’ vietata la riproduzione anche parziale degli articoli di questo sito e delle foto senza l’autorizzazione dell’autore e della casa editrice- tutti i diritti sono riservati Fabrizio Fantini-
Il nome Pantotenico deriva dal greco Pantos, che significa “tutto-ovunque”, infatti la vitamina B5 è presente un po in quasi tutti gli alimenti, anche se bisogna cercare di non disattivarla con eccessi di caffeina, fumo e alcool.
L’acido pantotenico è insieme alla cisteina e all’ATP il costituente del coenzima A, molecola fondamentale per il metabolismo degli acidi grassi, degli zuccheri, degli aminoacidi e dei composti steroidei.
La vitamina B 5, una delle vitamine dei capelli per antonomasia, ha avuto spesso la nomea di vitamina anticaduta e anticanutimento anche se questa azione è stata dimostrata solamente in studi sui ratti e non sull’uomo.
Permette un costante rinnovamento cellulare cutaneo e migliora lo stato dei capelli
È essenziale per il metabolismo di acidi grassi , proteine e zuccheri
Fabbisogno vitamina B 5
3-12 mg al giorno
Contribuisce a mantenere efficienti le ghiandole surrenali e i suoi ormoni come il cortisolo, l’adrenalina ecc.
Favorisce l’utilizzo del Paba (acido aminoparabenzoico)
L’acido Pantotenico, come accennato all’inizio, è presente un po’ in tutti gli alimenti e quindi non avremo problemi nell’assunzione della giusta quantità: carne, cereali integrali, verdure e ortaggi, lievito di birra, noci e uova.
Carenze e iperdosaggi sono rari e bisogna solo stare attenti a non depauperare il nostro organismo di sostanze vitaminiche con abuso di caffè, alcool, fumo e antibiotici.
Sostanze favorevoli Vitamina del gruppo B Vitamina C
Sostanze dannose fumo caffè, alcool, estrogeni, e sulfamidici.
Sintomi da carenza Caduta dei capelli, disturbi digestivi, ipoglicemia e ulcera duodenale.
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” copyright Fabrizio Fantini
Esiste davvero l’alopecia androgenetica femminile, cioè l’alopecia da carente attività dell’estrone follicolare? Due sono gli ormoni intra-follicolari essenziali alla regolazione del ciclo del capello: diidrotestosterone ed estrone. Il diidrotestosterone riduce l’attività dell’adenilciclasi fino portare il follicolo in catagen il capello in telogen.
L’estrone incrementa l’attività dell’adenilciclasi, mantenendo così le mitosi della matrice, la durata dell’anagen ed attivando le cellule staminali all’inizio dell’anagen stesso.
È ormai comunemente accettato che l’alopecia androgenetica maschile sia associata a un incremento dell’attività della 5 alfa riduttasi che porta, su base genetica, a un incremento locale della produzione di diidrotestosterone.
Questo però è stato dimostrato principalmente, se non esclusivamente, nei maschi e poi, a mio parere impropriamente, esteso alle donne, parlando di alopecia androgenetica femminile. Ma per poter parlare di androgenetica occorre che vi siano due condizioni sine qua non:
1. una situazione di familiarità, se non di ereditarietà;
2. la presenza di androgeni in quantità significativa.
Di fatto, perché una donna sia ereditariamente calva occorre che la madre sia calva e lo sia non per alopecia areata o telogen effluvio. Inoltre, i livelli ormonali degli androgeni nella donna sana sono sem- pre molto più bassi di quelli presenti nel maschio.
Anche il maschio in terapia con finasteride o dutasteride ha livelli di DHT circa dieci volte superiori a quelli di una donna sana con alopecia, il che difficilmente permette di definire l’alopecia femminile come “androgenetica”.
Così, per spiegare l’insorgenza di una alopecia (androgenetica?) in donne peraltro sane e con bassi livelli di ormoni androgeni circolanti si è teorizzato, fra gli anni Settanta e Ottanta, “un incremento di utilizzo metabolico del testosterone (T) e della sua conversione a livello cutaneo in diidrotestosterone (DHT)” (Walter P. Ungher).
Si è poi teorizzato che queste donne avessero “una più spiccata sensibilità follicolare (?) all’azione degli androgeni circolanti” (Thomsen 1979; Mahoudeau; Bardin; Kirschner 1971 – 79).
Infine, si è pensato che queste donne avessero bassi livelli di Sex Hormone Binding Globulin (Anderson 1974).
Se si considera il processo di calvizie come androgeno-dipendente, l’alopecia androgenetica dovrebbe essere limitata alle sole aree recettrici degli androgeni. Nel cuoio capelluto, questi recettori sono stati individuati solo nell’area frontale e nel vertice, non nell’area temporale e occipitale; in effetti, negli uomini l’alopecia androgenetica si presenta solo in queste zone caratteristiche.
L’alopecia femminile appare diversa da quella maschile anche clinicamente:
1. il pattern è centrifugo, di solito a tipo Ludwig;
2. nelle donne l’alopecia è generalmente diffusa anche alle zone non androgeno-dipendenti e il diradamento colpisce anche zone, come la nuca, che nel maschio vengono risparmiate;
3. la miniaturizzazione follicolare è diversa; non vi è, almeno all’inizio, una grande perdita di profondità, ma piuttosto di spessore, e i capelli diventano sottili ma rimangono lunghi;
4. non si arriva quasi mai a una vera calvizie: spesso si tratta di condizioni di ipotrichia;
5. gli inibitori della 5 alfa riduttasi appaiono pressoché inefficaci o poco efficaci nelle donne.
Dal punto di vista terapeutico, dosi farmacologiche di estrogeni (gravidanza, contraccezione) hanno spesso un effetto benefico su molti casi di alopecia femminile. Essi, di solito associati ad antiandrogeni simili al progesterone, sono stati usati estensivamente e con buoni risultati, tuttavia mai dimostrati in sede di trial clinici.
Fatta eccezione per qualche raro caso di anomala produzione ormonale surrenalica o ovarica per difetto enzimatico o per tumore secernente, nelle donne l’alopecia appare molto diversa da quella maschile e presumibilmente dovuta a situazioni endocrino-metaboliche diverse.
L’alopecia femminile tipo Ludwig è, a mio parere, quasi sempre la conseguenza di un telogen effluvium oppure è una alopecia da carente attività dell’estrone follicolare!
Alcune ragazze presentano capelli fini e diradati su tutto il cuoio capelluto (ma più sul vertice e nella zona frontale). La madre è (spesso) nelle stesse condizioni. Queste ragazze hanno tuttavia mestruo e fertilità normale, senza ec- cesso di androgeni circolanti, per cui non è possibile reperire chiari elementi che ci facciano deporre per un telogen effluvium. Questo ci fa pensare a casi di resistenza periferica familiare o di deficit di produzione intrafollicolare di estrone (deficit di 17 steroido ossidori- duttasi, aromatasi, 3 alfa riduttasi). Sono cioè ipotrichie o alopecie carenziali.
Il tutto non è solo accademia, ma ha risvolti terapeutici fondamentali. Gli inibitori della 5alfa riduttasi sono inefficaci nelle donne perché sbagliano il bersaglio, cercando di inibire il metabolismo di un ormone che quasi non c’è. Invece, una terapia topica con estrone o con 17 alfa estradiolo può dimostrarsi efficace in molti casi e i risultati a un anno sono documentabili se il medico o la paziente hanno fatto una fotografia.
Quando invece l’alopecia della donna interessa realmente e solo il vertice con la “chierica” ed ancor più la zona frontoparietale con la “stempiatura”, si parla di alopecia a pattern maschile e si dovrà sospettare una fonte di androgeni.
Non basta la presenza di un comune “ovaio micropolicistico” (che non è una malattia!) a provocare un’androgenetica femminile a tipo AGA, ma occorre qualcosa di più importante, come un ovaio polici- stico vero, un tumore ovarico o surrenalico secernente androgeni, un deficit enzimatico surrenalico come il deficit di 21 idrossilasi.
Si può così teorizzare un’alopecia androgenetica vera, frequente nel maschio e rara nella donna, da conversione del testosterone in diidrotestosterone e un’alopecia carenziale da deficit di azione dell’estrone, frequente nella donna e più rara ma possibile anche nel maschio
Autore dell’articolo
Prof. Andrea Marliani Fondatore della Società italiana di tricologia Dermatologo ed endocrinologo
La calvizie comune ha la particolarità di essere spesso un processo lungo e graduale, peggiorando a causa di infiammazione, telogen effluvium, dermatite seborroica, alimentazione e stile di vita inadeguati. Numerosi studi hanno dimostrato che alcuni estratti di piante medicinali sono in grado di avere una azione antinfiammatoria, antimicrobica e anche di contrastare la 5 alfa reduttasi enzima responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), ormone che come sappiamo è il maggior responsabile della calvizie comune e del conseguente diradamento dei capelli.
Urtica Dioica
Il Tè verde, i fitosteroli derivati da alcune piante come la serenoa repens (palma nana seghettata), il pygeum africanum, l’ortica e la soia contrastano l’azione del DHT. Altre sostanze come la vitamina B6, lo zinco e l’acido azelaico bloccano la 5 alfa reduttasi a livello topico. Gli estratti del seme dell’uva, gli estratti dell’orzo, hanno la capacità di agire sulla riepitelizzazione e sull’induzione della fase di crescita del capello. Il germe di grano e il lievito di birra possono costituire una valida integrazione di aminoacidi, vitamine, oligoelementi e sostanze antiossidanti. La carnitina è in grado di contrastare lo stress ossidativo e riequilibrare il ciclo del capello. Il Ginseng invece ci può aiutare nei momenti di forte stress fisico e mentale. Alcuni autori ipotizzano che i fitosteroli estratti da alcuni vegetali, di cui si è dimostrata l’efficacia nel trattare l’ipertrofia prostatica, potrebbero essere utili anche per la calvizie comune anche se sarebbe fondamentale prima di tutto avere certezze sulle modalità di estrazione dei principi attivi
Carnitina
La carnitina è fondamentale per la produzione di energia, regolando il metabolismo delle cellule viventi non solo trasportando acidi grassi nel mitocondrio ma svolgendo una infinità di compiti nell’ambito dei processi fisiologici degli organismi viventi. Nell’ambito tricologico i primi studi effettuati sul metabolismo del follicolo pilifero confermano che la carnitina è in grado di diminuire l’infiammazione e i radicali liberi, che come sappiamo, accelerano il decorso della alopecia androgenetica. Modulando l’apoptosi delle cellule cheratiniche del follicolo pilifero, è in grado di mantenere efficiente la così delicata fase catagen del ciclo del capello. Avere a disposizione un nutriente privo di effetti collaterali e sovradosaggi in grado di essere benefico per l’equilibrio metabolico dell’organismo e del ciclo del capello potrà diventare in futuro un nuovo strumento per prevenire le affezioni del cuoio capelluto.
Gli studi specifici sulla Carnitina e la calvizie sono stati effettuati dal dipartimento di dermatologia dell’Università di Amburgo (Foitzik K. 2007)e dall’ Advanced Restoration Technologies di Phoenix (USA, 2009).
Serenoa Repens La Serenoa Repens è un fitocomplesso presente in commercio, sia come specialità medicinale, che come preparato erboristico con differenze nella percentuale dei principi attivi. Gli studi clinici sull’ipertrofia prostatica che confermano anche la buona tollerabilità sono stati effettuati con dosaggi che variavano da 160 a 320 mg (estratto secco titolato con acidi grassi e fitosteroli superiori all’85%) •Ha dimostrato di inibire la 5 alfa reduttasi di tipo 1 e 2 e quindi può essere utile per contrastare la calvizie comune. Sottoforma di capsule la Serenoa va utilizzata a dosaggi che variano tra i 90 e i 320 mg al giorno. Urtica Dioica •L’ortica svolge un’azione rivitalizzante sul cuoio capelluto ed è usata spesso in shampo e lozioni tonificanti per i capelli. Le radici hanno proprietà antiforfora e antiseborroica. Se ne utilizzano anche le capsule o le compresse con dosaggi dai 50 ai 100 mg solitamente in associazione con il Pygeum. Non ci sono studi specifici sui capelli anche se la betasitosterina ha dimostrato di ridurre l’attività del DHT. L’ortica, fin dai tempi più antichi, è stata la pianta più utilizzata per preparare decotti, infusi, impacchi per la cura dei capelli.
Mela annurca
The verde
Il tè verde inibisce selettivamente l’isoenzima di tipo 1 della 5 alfa reduttasi con un meccanismo di tipo non steroideo e quindi contrasta l’azione del DHT a livello della ghiandola sebacea. È una bevanda ricca di sostanze e vitamine antiossidanti che dovrebbe essere sempre presente in una dieta ideale anche per il suo minor contenuto di caffeina (8-36 mg) sia rispetto al tè normale (12-50 mg), che al caffè (100-150 mg). Studi di laboratorio hanno dimostrato che il tè verde è un inibitore della crescita delle cellule tumorali. Altri studi fanno ipotizzare un’azione antinfiammatoria, antimicrobica, e di riduzione del colesterolo e degli eventi cardiovascolari.
Acidi Grassi Polinsaturi Omega 3
Gli effetti biologici benefici degli omega 3 sono stati scoperti studiando il rischio cardiovascolare di popolazioni eschimesi della Groenlandia che mangiavano ingenti quantità di pesce “grasso” come il pesce azzurro, salmoni e merluzzi. Le stesse popolazioni, emigrate nei paesi industrializzati come la Danimarca che avevano abbandonato le abitudini alimentari abituali presentavano un maggior rischio cardiovascolare e una incidenza più elevata di dermatite atopica e psoriasi, malattie cutanee rare nella popolazione esquimese.
Abbiamo visto nel capitolo sull’alimentazione come gli acidi grassi omega 3 siano fondamentali per ottimizzare i messaggi ormonali del nostro corpo, in quanto precursori degli eicosanoidi “buoni” meno infiammatori e vasodilatatori.
Gli acidi grassi polinsaturi sono sostanze così dette “essenziali”, perché l’organismo non è in grado di produrle e occorre introdurle con l’alimentazione.
Mela Annurca
L’estratto di mela Annurca annovera tra i suoi componenti proantociani di tipo B2. In uno studio recente effettuato al dipeartimento di farmacia dell’Università di Napoli e pubblicato a gennaio 2018 sul Journal medicin Food l’estratto polifenolico di questa conosciuta varietà di mela del sud Italia, ha diostrato di essere un componente sicuro e efficace nel promuovere la ricrescita dei capelli sia in vitro che sull’uomo tramite una lozione topica. Lo studio ha anche in parte dimostrato che questa miscela di procianidine ha aumentato la produzione della cheratina in vitro e un miglioramento della densità e della crescita dei capelli nell’uomo.
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Mi presento nell’ambulatorio del dott. Balsamo alle ore 12,30, a intervento già iniziato (inizio operazione 11,40). Dopo avermi fornito di camice bianco, mascherina e dotato anche di guanti di lattice, il professore mi spiega che ha appena terminato la fase di suturazione della ferita nella zona del prelievo (una losanga di cute circa 12-14 cm per 1 cm).
Il paziente ha un bendaggio nella zona nucale per proteggere i punti di sutura. Sono passati pochi minuti dal prelievo e la prima cosa che attira la mia attenzione è che il paziente non è per niente agitato né dolorante, anzi mi saluta cordialmente seduto sulla poltrona chirurgica dove continuerà l’intervento.
Prima dell’intervento
Dopo un anno dall’ Intervento
Per gentile concessione del prof. Balsamo
In seguito il dottore e le infermiere cominciano a dividere la losanga di pelle appena prelevata, fino a frazionarla in micro e minigraft.
Il lavoro richiede tempo e molta precisione, oltre che una perfetta conoscenza della tecnica di divisione della losanga. Verso le 13,10 il chirurgo prepara la zona ricevente iniettando un anestetico, la xilocaina, lungo la linea frontale. L’anestesia dura circa un minuto e mezzo; le iniezioni vengono effettuate distanziate di circa 5 cm, in modo da effettuare meno fori possibili (circa 7-8). Questa è forse la fase più fastidiosa e dolorosa per il paziente, che però dopo pochi secondi dalla fine delle iniezioni torna completamente tranquillo e rilassato.
Per non far sanguinare eccessivamente la cute, il dottore inietta la xilocaina in associazione con adrenalina, che determina una vasocostrizione della zona ricevente. Poi il chirurgo prosegue praticando microincisioni nella cute, che serviranno per accogliere i follicoli prelevati precedentemente.
Il dottore mi spiega come sia importante l’angolo d’incisione del bisturi, per rispettare il più possibile l’inclinazione naturale dei capelli e avere così il miglior risultato estetico possibile. Le incisioni vengono effettuate a distanza di pochi mm l’una dall’altra, partendo dall’attaccatura fino alla parte sopra la testa. Il paziente non sente dolore e per gran parte dell’operazione dorme un sonno tranquillo!
La fase d’incisione dura circa un’ora ed è fondamentale per la buona riuscita finale. Si intuisce quanto il prof. Balsamo ci tenga al paziente nel realizzare un buon intervento.
Comincio a capire come questo tipo di operazione richieda una miscela di competenza, concentrazione, precisione certosina ed esperienza. Ogni “foro” viene effettuato singolarmente e a distanze regolari; la maggior attenzione viene riservata all’attaccatura della fronte.
Nella fase successiva i follicoli, disposti all’interno di quattro vaschette, vengono introdotti uno per uno nelle incisioni appena preparate. L’infermiera regge la vaschetta con i follicoli tenendola circa all’altezza del capo del paziente, mentre il chirurgo con fare deciso e sicuro, “pesca” il follicolo e lo spinge con un movimento veloce dentro l’incisione. Ogni incisione viene suggerita dall’infermiera, in modo tale che il chirurgo non debba preoccuparsi troppo di scegliere il punto giusto.
Ore 18 fine dell’intervento
Senza queste capacità e competenze, l’intervento tecnicamente potrebbe comunque riuscire, senza però raggiungere il risultato estetico desiderato dal medico e dal paziente
Considerazioni
L’autotrapianto è un lavoro di equipe ed è fondamentale la perfetta sincronizzazione degli automatismi tra anestesista, chirurgo, infermieri. Probabilmente è per questo che è così difficile effettuare un trapianto perfetto. Ad esempio l’ultima fase, che dura ben due ore ed apparente- mente così semplice da vedere, richiede invece capacità tecniche notevoli e doti di determinazione e pazienza nel mantenere la concentrazione costante fino alla fine dell’operazione.
Prima, per gent.le concessione del prof. Marco Toscani
Uno dei fattori che fa veramente la differenza e permette al chirurgo di ottenere il risultato tanto agognato è la passione. Parlando e avendo spesso contatti diretti con i prof. Toscani, Tesauro, Gambino e altri specialisti della Società italiana di Tricologia, si percepisce nei loro occhi quanto il loro lavoro sia mosso da una grande passione oltre che professionalità e disponibilità. L’obiettivo primario è soddisfare il paziente con realismo e franchezza. Qui sotto potete anche vedere la situazione il giorno dopo grazie alle foto del Pro. M.Toscani per farvi un’idea precisa di uno degli aspetti più richiesti dai miei lettori e che tratterò negli articoli futuri : Il giorno dopo il trapianto
Dopo un giorno, per gent.le concessione prof. Marco Toscani
Dopo sei mesi vietata la riproduzione (Marco Toscani)
In sintesi
1Dopo la rasatura si effettua un’iniezione di anestetico nella zona posteriore ore 11.40
2Asportazione della losanga di pelle e suturazione della zona donatrice
3Gli infermieri sezionano al microscopio la losanga di pelle in micro e minigraft
4Il chirurgo effettua varie anestesie nella zona calva aggiungendo adrenalina per impedire l’eccessivo sanguinamento
5Dopo pochi minuti il chirurgo effettua centinaia di incisioni sulla zona calva dove saranno impiantati i follicoli
6Il chirurgo innesta uno per uno i follicoli all’interno delle incisioniOre 18 fine intervento
la calvizie più frequente e che colpisce quasi il 50% degli uomini tra i 30 e i 50 anni è definita più correttamente alopecia androgenetica; i termini andro e genetica stanno a significare che occorrono due condizioni perché la calvizie possa insorgere, gli ormoni maschili (androgeni) e la predisposizione ereditaria.
Il testosterone è fondamentale per la maturazione sessuale, responsabile dell’aumento della massa muscolare, del desiderio sessuale e dello sviluppo dei caratteri secondari maschili.
il Diidrotestosterone è un ormone fino a 20 anni fa meno famoso del testosterone e che in questi ultimi tempi tutti cercano di bloccare! Durante lo sviluppo sessuale il DHT va di pari passo con il testosterone agendo sulla crescita di vari organi androgeno dipendenti, come ad esempio la prostata e facendo crescere i peli della barba, del pube, delle orecchie e delle narici.
Testosterone
Diidrotestosterone (DHT)
Sviluppo organi sessuali maschili
Comparsa peli della barba, delle orecchie e delle narici.
Spermatogenesi
Ipertrofia prostatica benigna
Aumento massa muscolare e modificazione della voce
Acne
Sviluppo peli ascellari e pubici
Calvizie comune (nei soggetti predisposti geneticamente)
Desiderio e attività sessuale
Ingrossamento della prostata dopo i cinquant’anni (Ipertrofia prostatica benigna) nei soggetti predisposti geneticamente
Tabella 1.1 (tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli“)
Il DHT deriva dal testosterone grazie a un enzima, la 5-alfa-reduttasi che con le sue due forme (isoenzima II e isoenzima I) catalizza la trasformazione del testosterone in vari organi del corpo.
La 5-alfa-reduttasi di tipo I “promuove” la reazione a livello della ghiandola sebacea, mentre quella di tipo II agisce a livello della prostata e del follicolo pilifero trasformando Dottor Jekill, il testosterone, in DHT, il nostro Mister Hide!
Il DHT ha una affinità per questi recettori 5 volte superiore a quella del testosterone e il complesso DHT-recettore è molto più stabile. Quindi il DHT, grazie a questo recettore entra nel nucleo delle cellule della matrice del follicolo pilifero e interagendo con il Dna manda il messaggio di produrre meno proteine per la formazione del capello.
In poche parole nei soggetti predisposti geneticamente, l’ormone DHT permette di attivare il messaggio genetico per la calvizie (A. Marliani).
La calvizie comune è una malattia multifattoriale in cui entrano in gioco un gruppo di geni differenti e con espressività diversa in ogni individuo.
Un complesso e delicato insieme di messaggi ormonali e reazioni metaboliche permette al follicolo pilifero di compiere il suo ciclo correttamente. Le cellule della matrice, deputate alla produzione del capello, utilizzano il glucosio come fonte di energia.
Per poter produrre questa energia a partire dal glucosio occorre l’AMP ciclico, una specie di “sergente maggiore” molecolare che all’interno della cellula riceve gli ordini dai propri superiori (il messaggio ormonale) e li trasmette costantemente (L’AMP ciclico è un secondo messaggero).
Qualsiasi fattore che disturbi il messaggio ormonale in prossimità delle cellule o la produzione di AMP ciclico porterà a una alterazione nella produzione di cheratina. Nel trascorrere degli anni lo stress e una alimentazione inadeguata possono influire in maniera negativa sul equilibrio ormonale dell’organismo e anche sulla vita e la salute del capello.
Una alimentazione e uno di stile di vita corretti possono mantenere in perfetto equilibrio anche la produzione di prostaglandine, tra cui la PGD2, la prostaglandina coinvolta nei processi infiammatori del follicolo pilifero in grado di peggiorare la Calvizie comune.
Non è possibile sapere in che misura questi fattori incidano sul peggioramento della calvizie e sul processo di diradamento, in quanto ognuno di noi possiede un profilo metabolico e ormonale personale, ma una cosa è certa uno stile di vita e una alimentazione corretta sono le basi per poter rendere efficaci le strategie anticalvizie che prenderemo in considerazione in questa pubblicazione.
Tratto da “Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.