Il Ginseng è una delle piante asiatiche più apprezzate sia per l’efficacia che per la tollerabilità. La radice di questa pianta presenta una singolare conformazione che ricorda la figura umana ed è per questo che viene anche detta “radice d’uomo”.
Il Ginseng è considerata la sostanza “adattogena” per eccellenza, in quanto ha una attività armonizzante sul sistema nervoso e endocrino. Numerosi studi di ricercatori russi e tedeschi hanno dimostrato che è in grado di aumentare le difese dell’organismo amplificando la risposta nei confronti dello stress fisico e mentale.
I componenti principali sono delle saponine, i ginsenoidi, che hanno una struttura ormono-simile. Alcuni di questi Ginsenoidi (Rg1) agiscono sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni, modulando il sistema che regola lo stress.In questo modo gli ormoni dello stress vengono stimolati con l’intensità giusta e al momento opportuno con un riequilibrio successivo delle loro concentrazioni nel sangue.
Il ginseng è anche un efficace antiastenico fisico e psichico, ha un’azione sull’abbassamento del colesterolo e dei trigliceridi, aumenta le difese immunitarie. È stata riscontrata anche un’azione rivitalizzante sull’epidermide, migliorando la microcircolazione cutanea. Alcuni fitosteroli presenti nella sua composizione gli conferiscono anche un’attività estrogeno-simile.
Il ginseng può essere utilizzato come antistress occasionale per qualche giorno oppure per un periodo di un mese. Va utilizzato l’estratto secco standardizzato in ginsenoidi al 10/15% con dosaggi che variano tra gli 160 e i 240 mg al giorno. Il ginseng è stato annoverato dal Ministero della salute americano (FDA) tra le piante medicinali considerate sicure.
Deve essere evitata l’assunzione in soggetti con ipertensione, nervosi e iper-reattivi. Non deve essere utilizzato da bambini al di sotto dei 12 anni e durante la gravidanza. È meglio non somministrarlo in corso di terapia con anticoagulanti (Warfarin) o antidepressivi. Non utilizzarlo se si è affetti da una malattia e in questo caso sarà meglio consigliarsi con il medico curante.
Il ginseng può essere utilizzato come antistress occasionale per qualche giorno oppure per un periodo di un mese. Va utilizzato l’estratto secco standardizzato in ginsenoidi al 10/15% con dosaggi che variano tra gli 160 e i 240 mg al giorno.
Il ginseng rosso coreano ha dimostrato di riattivare la fase anagen agendo sulla inibizione della 5 alfa reduttasi, ma le sue proprietà anticaduta non si fermano a questo meccanismo: i suoi principi attivi (Ginsenoide Rb1 e RGE) sono in grado di attivare il fattore p53, un marcatore collegato al controllo della proliferazione delle cellule progenitrici dei cheratinociti della matrice e della guaina periferica esterna.
In uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista scientifica International journal of dermatology da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Dermatologia (Facoltà di Medicina) dell’Università del Cairo (1), è stata dimostrata una correlazione tra i livelli sierici di zinco e l’alopecia areata.
L’alopecia areata (AA) è una malattia non cicatriziale autoimmune e infiammatoria. Lo zinco è un oligoelemento coinvolto nel metabolismo del follicolo pilifero
Lo scopo dello studio era quello di valutare i livelli sierici di zinco nei pazienti con nuove lesioni diagnosticate e resistenti di AA rispetto ai controlli sani corrispondenti all’età e al sesso.
Semi di Zucca
Lo studio ha incluso 100 soggetti:
50 pazienti con AA divisi in due sottogruppi equamente distribuiti (25 pazienti con AA di recente insorgenza [sottogruppo 1] e 25 pazienti con AA resistente [sottogruppo 2])
50 sani abbinati per età e sesso controlli. I livelli sierici di zinco sono stati valutati in tutte le materie. Il confronto tra i livelli sierici medi di zinco è stato effettuato tra tutti i pazienti e i controlli, tra i sottogruppi dei pazienti, nonché tra il sottogruppo e i controlli del paziente.
Correlazioni tra il livello sierico di zinco e l’estensione dell’AA e la sua durata sono state eseguite anche in tutti i pazienti e nel sottogruppo di ciascun paziente.
Risultati:
è stato riscontrato un livello sierico di zinco significativamente più basso nei pazienti con AA rispetto ai controlli ed era significativamente più basso nei pazienti con AA resistente rispetto ai pazienti con AA di nuova diagnosi. Esistevano correlazioni inverse significative tra il livello sierico di zinco, la gravità dell’AA e la durata della malattia in tutti i pazienti, nonché nei pazienti con AA resistente.
Conclusione: nei pazienti con AA esisteva un livello sierico di zinco inferiore correlato inversamente alla durata della malattia, alla gravità della AA e alla sua resistenza alle terapie.
Pertanto, la valutazione del livello sierico di zinco nei pazienti con AA appare utile come indicatore di gravità, durata della malattia e resistenza alle terapie. Di conseguenza, i supplementi di zinco possono fornire un beneficio terapeutico.
Lo Zinco è presente nella struttura del capello ed è componente della struttura delle proteine. È coinvolto in più di 60 reazioni enzimatiche ed è fondamentale anche per la superossidodismutasi, antiossidante che contrasta l’azione dei radicali liberi.
Carenze di zinco possono considerarsi frequenti e sono causate da una dieta povera di carne, ricca di cereali e da abuso di alcool. La carne, i funghi, il tuorlo d’uovo, il cacao, il lievito di birra e i semi di zucca sono alcune delle principali fonti naturali. Alcuni farmaci come i corticosteroidi e alcuni antidepressivi interferiscono con il suo assorbimento o escrezione.
Una elevata quantità di zinco può ridurre l’assorbimento di rame in quanto entrambi utilizzano la stesso trasportatore proteico.
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” Tecniche nuove edizioni-Fabrizio Fantini, tutti i diritti riservati
In questi ultimi decenni è stata oggetto di ampi studi sulla popolazione anche perchè spesso si è riscontrato una carenza generale a livello ematico delle sue concentrazioni, soprattutto nei periodi invernali o alle latitudini Nord dove l’irradiazione solare è minore.
La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo osseo regolando i livelli sierici di calcio e fosforo.
La vitamina D inattiva assunta con la dieta o grazie alla sintesi dei cheratinociti della epidermide con l’esposizione dei raggi ultravioletti del sole, viene successivamente convertita nel fegato e nei reni nella forma attiva. I passaggi principali della sua produzione sono questi
La provitamina D (7- deidrocolesterolo) viene convertita in Vitamina D3 dalle cellule cheratiniche della pelle a seguito dell’esposizione dei raggi ultravioletti (lunghezze d’onda tra 290 e 315 nm)
La vitamina D3 arriva al fegato tramite il circolo ematico e viene convertita in Vitamina D2
La vitamina D2 viene idrossilata nei reni in calcitriolo (1,25(OH)2 D3)
7-deidrocolesterolo: provitamina D
Colecalciferolo: Vitamina D3
ErgoCalciferolo: Vitamina D2
Calcitriolo: Vitamina D3 attiva
Il calcitriolo aumenta l’assorbimento del calcio nell’intestino favorendone i depositi nelle ossa, per quanto riguarda l’alimentazione la vitamina D è contenuta in discrete quantità negli oli e soprattutto nel pesce grasso (pesce azzurro).
Il metabolismo osseo viene controllato anche dal Paratormone che promuove l’escrezione renale di fosfato e attiva l’assorbimento di calcio in condizioni di ipocalcemia
In caso di ipercalcemia la calcitonina stimola l’escrezione di calcio e fosfato nelle urine e il deposito di calcio nelle ossa
Numerosi studi in questi ultimi decenni hanno correlato basse concentrazioni nel sangue di vitamina D al diabete di tipo I, all’obesità, alle malattie cardiovascolari , al Parkinson, alla depressione e alla distimia, alla sclerosi multipla e alle malattie autoimmuni
A livello muscolare la vitamina D è in grado di favorire la contrazione muscolare, attivando meccanismi di trasporto del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico e stimolando la sintesi di proteine muscolari.
In effetti la Vitamina D è capace di esplicare svariate funzioni e tramite i VDR recettori ubiquitari e specifici nelle cellule del nostro organismo è in grado di entrare nel nucleo e promuovere la produzione di proteine, oppure si lega a un recettore della membrana cellulare e attiva l’AMP ciclico, l’inositolo o il disailglicerolo, secondi messaggeri cellulari in grado di attivare le risposte della cellula a determinati stimoli.
I recettori VDR per la vitamina D sono presenti nei macrofagi, nel tessuto renale, negli osteoblasti, nei cheratinociti, a livello del Colon, della Mammella e della prostata. La presenza dell’enzima 1 alfa-idrossilasi in questi altri distretti corporei implica una produzione paracrina (locale) di vitamina D attiva la cui funzione esula dalla omeostasi del tessuto osseo.
In questi casi la funzione della vitamina D attiva è quella di contribuire a modulare la crescita cellulare e antiproliferativa (antitumorale)
la presenza dei recettori VDR nel tessuto renale e la correlazione tra il deficit di vitamina D e i bassi livelli di renina, indicano che potrebbe essere coinvolta nella regolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone e quindi della pressione arteriosa.
Il recettore VDR è presente anche nelle isole del Pancreas, la vitamina D è in grado di promuovere la sintesi dell’insulina.
La Vitamina D è importante anche per il sistema immunitario in quanto agisce sui linfociti T e B e sulle cellule della linea monocita-macrofagica
La fonte principale di vitamina D è il sole, quindi occorre esporsi ai raggi solari almeno 15-30 minuti al giorno, lasciando liberi viso, mani e braccia senza creme protettive.
I cibi che contengono vitamina D non sono tanti: per quanto riguarda le fonti animali (vitamina D3) il pesce azzurro (tonno,salmone, sardine, sgombro) tuorlo d’uovo e latticini ne hanno quantità apprezzabili, mentre le fonti vegetali sono poche(vitamina D2) soprattutto gli oli vegetali.
La vitamina D2 di origine vegetale è meno biodisponibile rispetto alla D3 di origine animale, in quanto la proteina che trasporta il gruppo delle pro-vitamine D nel sangue per raggiungere il fegato, la DPB (Vitamin D binding protein) è più affine alla D3, e quindi la vitamina D attiva deriva maggiormente da quest’ultima.
Vitamina D e Alopecia Areata
Individuare una carenza di vitamina D in una alopecia areata può essere un fattore in più da non trascurare per poter cercare di risolvere questa patologia, non dannosa per la salute, ma spesso problematica perchè può far perdere autostima a livello psicologico e sociale.
La vitamina D modula la crescita e la differenziazione dei cheratinociti attraverso il legame con il recettore nucleare della vitamina D (VDR). I cheratinociti del follicolo pilifero negli studi sulle cavie sono immunoreattivi per VDR, mostrando la loro più alta attività nella fase anagen
S. Lee et al. ha condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di studi osservazionali sulla prevalenza della carenza di vitamina D e / o dei livelli sierici di vitamina D e AA . Questi autori hanno analizzato un totale di 14 studi che hanno coinvolto 1255 pazienti con AA e 784 pazienti di controllo senza AA. (J Eur Acad Dermatol Venereol. 2018)
Il livello medio di 25-idrossivitamina D [25 (OH) D] nel siero nei pazienti con AA era significativamente inferiore rispetto a quello nel gruppo di controllo non-AA, di 8,52 ng / dL (intervallo di confidenza al 95% da 11,53 a – 5,50 ng / dL ). La carenza di vitamina D era anche molto diffusa nei pazienti con AA, portando gli autori a suggerire che il livello di vitamina D deve essere misurato in pazienti con AA.
Daroach M_e altri hanno pubblicato uno studio di confronto tra 30 pazienti con alopecia areata e altrettanti senza questa patologia, valutando le carenze di vitamina D. Entrambi i gruppi erano carenti della vitamina: il gruppo con AA il 96,7% aveva una carenza di vitamina D e la concentrazione di questa non era correlata con la gravità e la durata della alopecia. Anche nel gruppo di controllo la carenza era nel 73,3% dei casi. (Int J Dermatol. 2018)
In uno studio recente pubblicato su Dermatology and Therapy dall’Unità di Dermatologia del Dipartimento di Scienze cliniche e molecolari di Ancona (giugno del 2020) in 35 pazienti con Alopecia areata lieve e moderata, il calcipotriolo in cerotto allo 0,005% (un analogo della vitamina D) ha dimostrato di essere analogo rispetto al cortisosteroide clobetasolo allo 0,05% ma con dei vantaggi importanti come le minori recidive e la migliore tollerabilità
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L’olio essenziale di Chamaecyparis, anche detto cipresso giapponese (Hinoki) è una pianta della famiglia delle Cipressacee. l’Hinoki ha dimostrato di stimolare la crescita dei capelli attivando il VEGF, un importante fattore di crescita presente sia nella papilla dermica sia a livello dei cheratinociti della guaina follicolare esterna; è anche in grado di mantenere efficiente la vascolarizzazione perifollicolare.
Altri studi effettuati su preparati (shampoo) a base di olii essenziali di Chamaecyparis obtusahanno permesso di isolare i principi attivi che molto probabilmente sono gli attivatori del l’VEGF: l’eucarvone, il cuminolo e il calamenene, componenti presenti anche in altri olii essenziali estratti dal rosmarino, dal cumino e dall’eucalipto. Per questi motivi gli olii essenziali possono essere utili per contrastare la calvizie comune. se ne utilizzano poche gocce da diluire nello shampoo o nelle lozioni.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
Olio di Sandalo e ricrescita dei capelli, recettori olfattivi sul cuoio capelluto?
L’olio di sandalo, uno degli oli essenziali più conosciuti nel campo della Aromaterapia, è stato oggetto in questi ultimi anni di studi sulla ricrescita dei capelli. Numerosi dipartimenti di dermatologia e centri di ricerca a Munster in Germania , Manchester (GB) e Miami (Usa) hanno individuato dei recettori olfattivi nella pelle e nel cuoio capelluto.
In particolare è stato dimostrato che il recettore olfattivo OR2AT4, è in grado di stimolare la crescita dei cheratinociti della pelle. L’epitelio dei follicoli piliferi umani e in particolare nella guaina della radice esterna.
La stimolazione specifica dell’odore di Sandalo ha prolungato la crescita dei capelli umani (ex vivo) modulando l’apoptosi delle cellule (morte cellulare programmata) e aumentando la produzione di IGF-1, fattore di crescita in grado di prolungare la fase anagen.
il Sandalo, è un piccolo albero sempreverde originario dell’India e delle isole Indonesiane che si sviluppa in terreni assolati, aridi e sabbiosi. i suoi fiori sono piccoli e si riuniscono in piccoli gruppi a forma di pannocchia. Ne esistono numerose varietà tra le quali quella rossa, gialla e bianca.
Le principali proprietà dell’olio essenziale di sandalo lo annoverano tra le essenze più utilizzate per dare tono alla pelle, come astringente e antinfiammatorio nella medicina orientale veniva usato per contrastare l‘acne e l’eccesso del sebo. Ha anche un’azione antisettica polmonare e urinaria, antispastico, espettorante e afrodisiaco grazie al suo profumo sensuale. In occidente spesso è impiegato nella composizione di saponi, bagnoschiuma e profumi.
In attesa che ulteriori studi confermino la efficacia indiscussa dell’olio essenziale di Sandalo sulla ricrescita dei capelli ne possiamo utilizzare le indubbie proprietà benefiche sul sistema nervoso. Infatti il sandalo viene spesso usato nei massaggi proprio grazie al suo odore legnoso che migliora il rilassamento contrastando lo stress e gli stati d’ansia.
La mattina un massaggio tonificante insieme all’olio di mandorle
Per stimolare il tono generale e il ritorno venoso, si può preparare una miscela con olio di mandorle e 3 gocce di olio essenziale di Sandalo. Massaggiare delicatamente partendo dagli arti inferiori fino all’addome e proseguendo fino agli arti superiori
Nel vaporizzatore come antimicrobico e antisettico dell’ariainsieme all’incenso
Con un vaporizzatore per olii essenziali si possono vaporizzare 3-4 gocce di sandalo insieme a poche gocce di olio essenziale di incenso o limone. Riusciremo a sanare l’aria dal fumo, dallo smog e dagli agenti microbici.
Alla sera bagno rilassante antistress
Alla sera si possono diluire 8 gocce di olio di sandalo insieme a qualche goccia di olio essenziale di rosa per un bagno rilassante in grado di sciogliere le tensioni muscolari facilitando un sonno notturno tranquillo e sereno
Squalene ed acido lattico cosa sono? ma soprattutto, cosa hanno a che fare con i capelli?
Lo squalene è un idrocarburo e un triterpene presente nell’olio di fegato degli squali e in altri vegetali; tutti gli organismi superiori producono squalene, inclusi gli essere umani – l’acido lattico è un composto tossico prodotto dall’attività anaerobica dei muscoli
Le Guaine (epiteliale interna ed esterna nella fase Anagen) rappresentano un importante indice di salute del capello svolgendo funzioni fondamentali di ancoraggio, supporto metabolico nutritivo del capello, influenza sulla forma definitiva delle fibre cheratiniche; la loro integrità è minacciata dal danno ossidativo:
in seguito a forti stress ossidativi, a forti consumi energetici, o ad alterazioni del ritmo sonno-veglia, in condizioni di debito di ossigeno, l’Acido Piruvico prodotto dalla Glicolisi e l’Acetil Coe-A fondamentale nel metabolismo degli Acidi Grassi prendono la via anaerobia invece di alimentare il ciclo di Krebs, provocando l’accumulo in particolare di due sostanze chimiche: il lattato di ammonio e lo squalene;
Fig.1
Nella Fig.1 osserviamo degli Anagen fisiologicamente corretti con guaine interne ed esterne; nella fig.2 notiamo come le guaine dell’anagen siano quasi totalmente degradate, restano frammenti di guaine interne; nella fig.3 anagen totalmente privo delle guaine ormai corrose e l’acido lattico intacca e decortica il fusto; un recente studio condotto in collaborazione con l’Università di Camerino Facoltà di Chimica, ha permesso di affermare la presenza di entrambe queste sostanze, da prima solo ipotizzate!!
la tecnica analitica quantitativa HPLC associata ad un detector DAD ha permesso di quantificare nei soggetti analizzati una quantità di squalene compresa fra 73 e 763 ng/follicolo – la variabilità di squalene determinata tramite HPLC è ben correlata con il danneggiamento delle guaine osservato mediante microscopia ottica in luce polarizzata:
soggetti con basse quantità di squalene (<100ng/follicolo) presentano guaine integre e assenza di deposito liquido riconducibile a squalene mentre soggetti con quantità superiore (>200-500ng/follicolo)presentano danneggiamento parziale – soggetti con quantità elevata (>500ng/follicolo) mostrano una completa assenza di guaine.
Fig.3
Entro il prossimo anno avremo la determinazione analitica anche dell’Acido lattico; questo studio è un piccolo grande tassello nella codificazione del rapporto “stress e capelli”.
Sul Giornale italiano di Tricologia di questo mese è presente l’articolo completo della ricerca condotta in collaborazione con l’Università di Camerino (per iscrizioni alla Sitri: www.sitri.it)
Il minoxidil lozione topica è uno dei pochi preparati farmaceutici in grado di far ricrescere i capelli in una buona percentuale di pazienti, ma attenzione la lozione è un farmaco, avrebbe bisogno di un parere del medico e la sua azione comporta anche degli eventuali effetti collaterali che ho elencato in fondo alla pagina.
Il minoxidil è un farmaco vasodilatatore e antipertensivo e quindi va utilizzato sotto attento controllo medico, è usato da anni anche per l’alopecia androgenetica
Il farmaco ferma e talvolta inverte il processo di miniaturizzazione del capello, agisce sulla infiammazione
La sua azione sulla ricrescita non dipende solo dall’effetto vasodilatatore e non ha alcuna azione antiandrogena
La sua azione è limitata al solo periodo di trattamento; dopo sei mesi dalla sospensione la situazione ritorna più o meno quella iniziale
Va utilizzato al 2% in soluzione alcolica al 70% per almeno 9-12 mesi; si comincia a vedere un miglioramento dopo 4 mesi
E’ soprattutto efficace nella zona del vertice, poco a livello della attaccatura frontale
Alcuni studi confermano la maggior efficacia del minoxidil al 2% in associazione con l’acido retinoico
Il minoxidil al 5% è più efficace di quello al 2%, ma il rischio di effetti collaterali come l’ipertricosi è maggiore
Gli effetti collaterali più frequenti sono la dermatite allergica da contatto. Quando questa si verifica bisogna sospendere il trattamento
L’ipertricosi del volto, a volte presente nel sesso femminile, regredisce con la sospensione della terapia, essa è causata da un utilizzo improprio della lozione.
Il minoxidil è controindicato in gravidanza, in chi ha problemi cardiovascolari: coronaropatie, aritmie, scompenso cardiaco e valvulopatie
Esistono delle nuove formulazioni galeniche meno untuose e con maggior compliance preparate da alcune farmacie in Italia
l’utilizzo del laser può diventare un prezioso supporto alle strategie anticalvizie per garantirsi una buona salute del cuoio capelluto in maniera non invasiva e naturale. L’efficacia del laser si basa sull’emissione di una luce fredda laser a bassa frequenza in grado di favorire la vascolarizzazione del microcircolo intorno al follicolo pilifero, incrementare l’attività del’ATP, molecola portatrice di energia e di conseguenza in grado di aumentare il metabolismo cellulare.
Gli studi effettuati negli Usa hanno dimostrato un aumento della fase anagen e dello spessore dei capelli in un considerevole numero di soggetti. La maggior parte dei pazienti aveva ottenuto un miglioramento nello stato di salute dei capelli dopo sei mesi di trattamento 10 minuti 2-3 volte alla settimana. Tutto ciò ha permesso a questa tecnologia di essere approvata dal FDA americano e dalla Enea europea.
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“Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” disponibile in tutte le librerie 305 pagine a colori
I risultati indicano che un fascio di luce fredda a questa frequenza è in grado di ottimizzare il metabolismo delle cellule del follicolo pilifero, eliminando in maniera più efficiente le scorie dannose del suo metabolismo.
I vantaggi dell’utilizzo del Laser e della luce Led è che non presentano effetti collaterali, non esistono casi di dolore o aumento di calore in quanto la luce emessa è a bassa frequenza, anche la semplicità e la metodica non invasiva sono altri due fattori positivi da non trascurare. Esistono in commercio varie fonti laser di diverse dimensioni e numero di Led presenti.
Il pettine laser si applica su tutto il cuoio capelluto 2-3 volte alla settimana dai 5 ai 15 minuti a seconda del numero dei led, lasciando agire il laser sulla zona interessata per circa quattro secondi. Non applicare il fascio laser su capelli umidi o dopo aver dato gel o lozioni. Non direzionare il fascio di luce verso gli occhi. Il pettine laser si può usare anche a casa e la durata dei diodi è circa di 10 anni.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
Lo stress è nemico dei capelli in quanto provoca rilascio in eccesso di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo che sono in grado di provocare telogen effluvium e stress ossidativi (formazione di radicali liberi).
Per combattere lo stress bisogna cercare di pianificare e organizzare il proprio tempo.
Partecipare a un gruppo o a una attività sociale minimo una volta al mese
Fare una attività fisica moderata almeno mezz’ora al giorno insieme a degli esercizi con pesi leggeri e 15 minuti di allungamenti.
L’alimentazione e lo stile di vita possono modificare in parte i ritmi biologici del nostro organismo. Curare quindi alimentazione e stile di vita
Avere un hobby o una attività gratificanti
Praticare una forma di rilassamento profondo almeno tre volte alla settimana
Non abusare di fumo, alcool, caffeina e psicofarmaci.
Su consiglio dello specialista usa sostanze adattogene per brevi periodi (Ginseng, Eleuterococco, Rhodiola)
Perché lo stress fa perdere i capelli
Nella nostra “battaglia” per contrastare la calvizie comune bisogna affrontare e cercare di risolvere lo stress fisico e psichico. Nei capitoli precedenti si è visto come il più delle volte è possibile fermare la caduta dei capelli con l’utilizzo di finasteride, lozioni agli estrogeni per il sesso femminile e di alcune sostanze naturali per entrambi. Ma bloccare il DHT non è sufficiente, bisogna occuparsi anche di eventuali dermatite seborroica ed infiammazione, utilizzando farmaci antifungini e antinfiammatori (ad esempio ketoconazolo).
Con una dieta adeguata abbiamo controllato il delicato e complesso equilibrio ormonale del nostro corpo, evitando anche alcune condizioni fisiologiche che possono favorire la perdita dei capelli. Lo stress può provocare telogen effluvium sia acuto, sia cronico, fattori che mandano all’aria l’efficacia delle nostre strategie anticalvizie e compromettono tutti i nostri sforzi. Di solito lo stress è un fattore positivo che ci permette di affrontare le avversità in maniera efficiente e ci consente di reagire agli eventi quotidiani con equilibrio.
Mantiene vitali le nostre capacità d’apprendimento, di memoria, d’attenzione, permettendoci di risolvere i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana. Quando però gli stimoli stressori prendono il sopravvento e l’organismo non è più in grado di reagire in maniera positiva cominciano i problemi. Lo stress diventa una condizione fisica e psicologica di malessere, di stanchezza, che ci tiene spesso in tensione e che non ci permette di vivere in maniera serena e tranquilla. Hans Seyle uno dei pionieri dello studio sullo stress, definì la risposta dell’organismo ad una condizione avversa “sindrome da stress biologico”…continua
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli“ troverete il capitolo completo sullo stress, meditazione, attività fisica, sostanze adattogene e massaggio del cuoio capelluto da pagina 200 a 217
La tricopigmentazione del cuoio capelluto è una metodica che permette di “tatuare” le aree più rade della testa. La percezione è quella di avere più capelli in testa, le zone rade non si vedono più! L’operatore deve essere altamente esperto in questa procedura, altrimenti il risultato finale potrebbe essere insoddisfacente. Gli aghi sono diversi da quelli del tatuaggio classico e sono progettati appositamente per garantire un risultato naturale e soddisfacente. Il trattamento è riassorbibile entro due anni. È possibile che in alcuni soggetti l’effetto tenda a scemare leggermente dopo 6-8 mesi e l’operatore deve essere pronto a fare un richiamo della procedura.
Questo tipo di metodica sta avendo un grande successo, perché può considerarsi la più valida alternativa alle altre metodiche di camouflage ed è anche molto apprezzata dopo un autotrapianto di capelli, sempre se effettuata da operatori qualificati e non improvvisati. E’ molto utile per coprire sia le cicatrici sia le zone più rade dopo un intervento di autotrapianto.
Elisabetta Belfiore è una delle maggiori esperte di tricopigmentazionemedicale ed estetica a livello internazionale e abbiamo la fortuna che svolge la sua attività anche in Italia. Puoi farti un’idea vedendo in diretta i lavori della Belfiore durante la trasmissione Detto Fatto su Rai 2 Clicca qui video Rai oppure consulta il sito web