La carenza di ferro è una delle cause più frequenti di Telogen Effluvium. A volte anche solo una lieve carenza di ferro può provocare telogen effluvium, senza che ci sia una anemia vera e propria. I valori normali del ferro nel sangue (sideremia) variano tra 0,4 e 1,5 mg/ml e l’ideale sarebbe che fossero al di sopra dei 0,6 mg/ml. La ferritinemia che corrisponde ai depositi del nostro organismo varia normalmente tra i 12 e 200 ng/ml, per la perfetta salute dei capelli sarebbe meglio che i valori fossero al di sopra dei 40 ng/ml
Cause frequenti di carenza di ferro
Diete dimagranti inadeguate Infezioni Post emorragie Abuso di caffeina Mestruazioni irregolari e abbondanti
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” Tecniche nuove edizioni: leggi di più
Lattoferrina
La lattoferrina è una glicoproteina deputata al trasporto del ferro. Si trova ad ampi dosaggi nel latte materno e ad alte concentrazioni nel colostro, la secrezione di latte materno nelle prime 24-48 ore dal parto. La lattoferrina può essere considerata un valido supporto non solo per contrastare la carenza di ferro e riequilibrare l’omeostasi del ferro, ma è stato dimostrato che presenta un’azione antiossidante, antibatterica e antimicotica, chelando lo ione ferrico e impedendo lo sviluppo di microrganismi dannosi per la salute come la candida albicans e lo Staphilococcus aureus
La Salvia, fin dall’antichità, era considerata la panacea per tanti disturbi e affezioni. L’olio essenziale può essere un utile rimedio per contrastare seborrea e capelli grassi. E’ usata proprio per le sue proprietà dermopurificanti, antisettiche e stimolanti.
-0,8-0,25% olio essenziale: alfa e beta pinene, beta Myrcene, alfa terpinene, , limonene, cineolo, gamma terpinene, paracymene, alfa e beta-turione (50%), canfora, linalolo, acetato di bornile, cariofillene, umulene, ossido di cariofillene (Pellecuer 1990)
-Acidi fenoli, triterpeni, beta sitosterolo e stigmaterolo, mucillagini, resine
l’olio essenziale puro e gli estratti alcolici vanno usati per uso esterno, e sono controindicati in gravidanza, nei bambini e durante l’allattamento
Come si usa:
Si può aggiungere una goccia di olio essenziale di Salvia nello shampoo di tutti i giorni, l’importante che lo shampoo sia delicato e senza tensioattivi irritanti.
Insieme all’aloe vera e ancora meglio aloe arborescens si può creare una maschera per capelli per capelli grassi e seborroici: bisogna massaggiare con molta delicatezza il cuoio capelluto . L’olio essenziale deve essere diluito in un balsamo non grasso, bastano una o due gocce. Dopo lo shampoo applicare il balsamo con due gocce di salvia e poi risciacquare
Curiosità:
Gli antichi greci ne proibivano l’utilizzo durante le olimpiadi perchè grazie alle proprietà energizzanti e eccitanti sembravano “dopare i concorrenti”
Nel sud della Francia esiste ancora questo detto: “Qui a de la sauge dan son jardin, n’a pas besoin de medicin” (Chi coltiva la salvia nel suo giardino non ha bisogno del medico)
L’olio essenziale di Melaleuca alternifoglia, è uno degli oli essenziali più conosciuti nell’ambito della Aromaterapia. Grazie alle sue proprietà germicide e antisettiche lo si utilizza per preparare creme topiche neutre per contrastare acne, brufoli e seborrea.
I marinai del Capitano Cook usarono le foglie di questo albero come tisana rinfrescante quando colonizzarono le coste meridionali dell’Australia, per questo motivo l’olio essenziale di melaleuca è chiamato Tea tree, anche se non c’entra niente con il the.
Il primo uso riferito della pianta M. alternifolia che presumibilmente sfruttò le proprietà antisettiche fu l’uso tradizionale degli aborigeni Bundjalung nel nord del New South Wales. Le foglie schiacciate degli “alberi del tea tree” venivano inalate per curare la tosse e il raffreddore o erano usate sulle ferite, dopo di che veniva applicato un cataplasma
Inoltre, le foglie dell’albero della Melaleuca erano utilizzate per preparare un infuso per curare il mal di gola o i disturbi della pelle
Impiegato in gran parte per le sue proprietà antimicrobiche, l’olio essenziale è aggiunto come ingrediente attivo in molte formulazioni topiche usate per trattare le infezioni cutanee. È ampiamente disponibile al banco in Australia, Europa e Nord America ed è commercializzato come rimedio per vari disturbi.
Componenti: l’olio di Melaleuca è composto principalmente da idrocarburi terpenici, principalmente monoterpeni, sesquiterpeni e alcoli associati. I terpeni sono idrocarburi volatili, aromatici e possono essere considerati polimeri di isoprene, che ha la formula C 5 H 8 .
Come si usa: lo shampoo con olio essenziale di Melaleuca al 5% ha dimostrato miglioramenti statisticamente significativi per quanto riguarda la comparsa di forfora, seborrea e prurito rispetto al controllo.
Si possono aggiungere due-tre gocce di olio essenziale di Melaleuca nello shampoo per contrastare la Malassezia furfur e la seborrea.
Complessivamente, l’olio essenziale di Melaleuca al 5% è ben tollerato e sembra essere efficace nel trattamento della forfora da lieve a moderata.
“Treatment of dandruff with 5% tea tree oil shampoo” Andrew C Satchell 1, Anne Saurajen, Craig Bell, Ross StC Barnetson.J Am Acad Dermatol 2002 Dec;
Antimicrobial effects of tea-tree oil and its major components on Staphylococcus aureus, Staph. epidermidis and Propionibacterium acnes” A Raman 1, U Weir, S F Bloomfield. Lett Appl Microbiol 1995 Oct;
“Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
La dieta per mantenere sani i capelli consiglia porzioni da 90 g di pasta cotta al dente con poco condimento, circa una volta al giorno. Il pranzo è costituito da 120-150 g di pesce azzurro, oppure petto di pollo o tacchino, con 200 o 300 g di verdure come carote, peperoni, zucchine, un frutto e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva.
Non si deve trascurare l’utilizzo di un po’ di peperoncino, ricco di capsaicina e la curcumina presente ad esempio nel curry, sostanze benefiche per i capelli. Il pane integrale è da preferire e va dosato secondo la quantità di pasta introdotta: più si mangia pasta, meno si mangerà il pane.
I derivati della soia contribuiscono a mantenere sani i capelli, sia grazie al contenuto di aminoacidi essenziali, sia per la presenza di fitoestrogeni naturali. La soia, insieme a una dieta ricca di omega 3, povera di grassi saturi e ricca di cibi a basso indice glicemico, ha dimostrato di ridurre gli eccessi di ormoni androgeni nel sangue e quindi può essere considerata un’utile risorsa anche per la salute dei capelli
Attenzione alla soia transgenica, che è largamente coltivata nei paesi extraeuropei, mentre in Europa è obbligatorio che la derivazione transgenica sia evidenziata sull’etichetta.
Carote, pomodori, peperoni e cipolle sono tra gli alimenti con maggiori quantità di sostanze antiossidanti. Le bevande consigliate sono il vino rosso, massimo 1-2 bicchieri, acqua naturale o effervescente naturale. No ai superalcolici. Limitare Coca-Cola e bibite gasate. Dopo il pranzo si può bere un caffè o in alternativa una tazza di tè verde o di caffè d’orzo.
Mangia di più a pranzo e colazione
Esempio:
Piatto base con pasta integrale cotta al dente e con sugo al pomodoro, ad esempio con olive, capperi e germogli di soia
Una porzione piccola di petto di pollo con insalata e verdure cotte
Olio extravergine d’oliva
Erbe aromatiche, rosmarino
Un bicchiere di vino rosso di qualità, acqua naturale
Un frutto o fragole con limone
Piatto base con petto di pollo ai germogli di soia, tacchino o pesce azzurro a volontà
Una porzione di verdure alla griglia o cotte
Olio extravergine d’oliva
Erbe aromatiche
Due fette di pane integrale
Vino rosso o bianco e acqua naturale o effervescente naturale
E’ importante svegliarsi con calma e non troppo bruscamente. La sveglia dovrebbe avere una suoneria piacevole che non innervosisca. Stirarsi bene sul letto per poi alzarsi gradualmente.
Dopo la colazione andare in bagno per il lavaggio dei denti,massaggiare delicatamente le gengive con i polpastrelli. Applicare per cinque minuti il laser sulla zona frontale del cuoio capelluto e sulle aree più diradate
Risciacquare con acqua fresca il viso e fare una doccia con acqua non troppo calda. Il lavaggio dei capelli deve essere effettuato con una sola applicazione di shampoo. Cercare di sciacquare bene senza usare acqua troppo calda e alternando acqua calda e fredda.
Per chi ha i capelli secchi o sfibrati, usare un balsamo a base di olio di macadamia. Per chi ha i capelli grassi e li lava spesso o tutti i giorni applicare 2 volte alla settimana balsamo ai semi di lino.
Asciugare con asciugamano pulito e con un phon ad aria tiepida e lontana dalla capigliatura di circa 25 cm. Pettinare con un pettine personale e precedentemente pulito con acqua e sapone.
Colazione
Prima di cominciare la colazione è importante prendere l’abitudine di bere un bicchiere di acqua calda con un cucchiaino di succo di limone biologico.
Il limone è in grado di depurare l’organismo dalle scorie, eliminando le tossine attraverso la diuresi. Il limone deve essere biologico e spremuto sul momento, non bisogna esagerare comn le quantità e basta consumarlo due tre volte alla settimana
Dopo aver bevuto acqua o acqua calda con poco succo di limone biologico è consigliabile fare colazione con fette biscottate integrali e marmellata ai frutti di bosco, lamponi, mirtilli, prugne, fragole o albicocche. Oppure consumare pane tostato con prosciutto crudo privato della parte grassa. In alternativa, biscotti alla soia e cioccolato.
Per chi ama la frutta, si può iniziare la giornata con un’insalata di frutta: kiwi, mele, pere e pinoli, che apportano vitamine, zuccheri e acidi grassi polinsaturi, più un caffè o un tè verde.
Le bevande da preferire sono tè verde anche con limone, latte di soia al cioccolato, caffè d’orzo, tisane e infusi ai frutti di bosco.
Chi ama il caffè può consumarne due, massimo tre tazzine al giorno. Bisognerà non eccedere con lo zucchero raffinato, dando priorità allo zucchero di canna grezzo.
Nella prima parte della giornata è meglio consumare maggiori quantità di carboidrati, sia perché si necessita di maggior energia sia perché al mattino il nostro organismo produce maggiori quantità di cortisolo, che permette di contrastare l’accumulo di grasso dovuto al rilascio di insulina.
Non bisogna eccedere con il cappuccino, in quanto la miscela di latte e caffè provoca un miscuglio poco digeribile. Un’alternativa al caffelatte o al tè è il tè verde, bevanda ricca di sostanze antiossidanti, antinfiammatorie con meno caffeina rispetto al caffè e al tè nero. Alcuni tannini isolati nel tè verde ed esattamente l’epigallocatechina 3 gallato hanno dimostrato di inibire la 5 alfa reduttasi di tipo 1, che converte maggiori quantità di DHT a livello della ghiandola sebacea.
Quindi il tè verde può essere considerato una bevanda utile per la salute e per i nostri capelli. Naturalmente non bisogna eccedere con le quantità: due o tre tazze al giorno sono sufficienti. Anche il caffè d’orzo, ricco di sostanze antiossidanti può essere una buona alternativa.
Scegli le opzioni per la colazione
Esempio:
1. Fette biscottate o pane tostato integrali con marmellata ai frutti di bosco, marmellata alle prugne, alle albicocche. Tè verde alla menta, latte di soia al cioccolato, caffè
2. Biscotti di soia al cioccolato con tè verde o caffè d’orzo
3. Pane tostato integrale ai cereali con prosciutto crudo sgrassato, più un bicchiere di tè verde al limone o un caffè
4. insalata di mele, Kiwi, pere e pinoli, un goccio di limone più tè verde o un bicchiere di succo ai mirtilli
5. Yogurt magro con frutti di bosco
Meglio evitare di:
1. Consumare merende confezionate ricche di zuccheri raffinati in grado di depauperare l’organismo delle vitamine e dei nutrienti essenzaili. Le paste del bar vanno evitate, sia perché spesso sono riscaldate al mattino al microonde, sia perchè ricche di acidi grassi trans, dannosi per il nostro organismo. Il burro e i conservanti servono per renderle più soffici e meno deteriorabili, ma spesso rimangono nel bancone dalla sera prima, accumulando batteri e microrganismi.
2. Mangiare subito prima di lavarsi
3. Lavare i capelli con acqua troppo calda e fare due applicazioni di shampoo 4. Asciugare i capelli con aria troppo calda
Da qualche anno è disponibile in commercio un test per individuare la predisposizione alla calvizie ereditaria sia nel sesso maschile che femminile.
Sappiamo bene che l’alopecia androgenetica (Clicca qui per saperne di più) ha bisogno di due fattori perché possa manifestarsi: gli ormoni androgeni e la predisposizione ereditaria. Alcuni studi hanno individuato il gene AR per i recettori degli androgeni sul cromosoma X come uno dei maggiori responsabili della calvizie precoce nel sesso maschile e coinvolto anche nella calvizie
Nella calvizie comune sono coinvolti numerosi fattori esogeni ed endogeni. La componente ereditaria è poligenica e questo giustifica la diversa espressività e le diverse forme di alopecia che si manifestano nella popolazione.
Le varianti del recettore degli androgeni possiedono una diversa capacità nella risposta degli androgeni e del DHT a livello del follicolo pilifero. Una maggior sensibilità alla recezione del DHT provoca una maggior miniaturizzazione del follicolo e una riduzione della durata di crescita del capello, con conseguente diradamento. Il test genetico individua le varianti del gene AR nel sesso maschile
Nel sesso maschile il test può essere utile per individuare un’alopecia androgenetica precoce e differenziarla da un telogen effluvium.
Nel sesso femminile il test individua il numero delle ripetizioni della sequenza CAG (citosina, adenina, guanina) nel gene per il recettore degli androgeni.
Nel sesso femminile questo test può essere utile per capire se la perdita dei capelli è dovuta a un’alopecia androgenetica o ad altri fattori come la carenza di ferro o di estrogeni.
Puoi trovare l’intero capitolo SUL TEST GENETICO nella Nuova Pubblicazione di Fabrizio Fantini:
Il Ginseng è una delle piante asiatiche più apprezzate sia per l’efficacia che per la tollerabilità. La radice di questa pianta presenta una singolare conformazione che ricorda la figura umana ed è per questo che viene anche detta “radice d’uomo”.
Il Ginseng è considerata la sostanza “adattogena” per eccellenza, in quanto ha una attività armonizzante sul sistema nervoso e endocrino. Numerosi studi di ricercatori russi e tedeschi hanno dimostrato che è in grado di aumentare le difese dell’organismo amplificando la risposta nei confronti dello stress fisico e mentale.
I componenti principali sono delle saponine, i ginsenoidi, che hanno una struttura ormono-simile. Alcuni di questi Ginsenoidi (Rg1) agiscono sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni, modulando il sistema che regola lo stress.In questo modo gli ormoni dello stress vengono stimolati con l’intensità giusta e al momento opportuno con un riequilibrio successivo delle loro concentrazioni nel sangue.
Il ginseng è anche un efficace antiastenico fisico e psichico, ha un’azione sull’abbassamento del colesterolo e dei trigliceridi, aumenta le difese immunitarie. È stata riscontrata anche un’azione rivitalizzante sull’epidermide, migliorando la microcircolazione cutanea. Alcuni fitosteroli presenti nella sua composizione gli conferiscono anche un’attività estrogeno-simile.
Il ginseng può essere utilizzato come antistress occasionale per qualche giorno oppure per un periodo di un mese. Va utilizzato l’estratto secco standardizzato in ginsenoidi al 10/15% con dosaggi che variano tra gli 160 e i 240 mg al giorno. Il ginseng è stato annoverato dal Ministero della salute americano (FDA) tra le piante medicinali considerate sicure.
Deve essere evitata l’assunzione in soggetti con ipertensione, nervosi e iper-reattivi. Non deve essere utilizzato da bambini al di sotto dei 12 anni e durante la gravidanza. È meglio non somministrarlo in corso di terapia con anticoagulanti (Warfarin) o antidepressivi. Non utilizzarlo se si è affetti da una malattia e in questo caso sarà meglio consigliarsi con il medico curante.
Il ginseng può essere utilizzato come antistress occasionale per qualche giorno oppure per un periodo di un mese. Va utilizzato l’estratto secco standardizzato in ginsenoidi al 10/15% con dosaggi che variano tra gli 160 e i 240 mg al giorno.
Il ginseng rosso coreano ha dimostrato di riattivare la fase anagen agendo sulla inibizione della 5 alfa reduttasi, ma le sue proprietà anticaduta non si fermano a questo meccanismo: i suoi principi attivi (Ginsenoide Rb1 e RGE) sono in grado di attivare il fattore p53, un marcatore collegato al controllo della proliferazione delle cellule progenitrici dei cheratinociti della matrice e della guaina periferica esterna.
In uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista scientifica International journal of dermatology da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Dermatologia (Facoltà di Medicina) dell’Università del Cairo (1), è stata dimostrata una correlazione tra i livelli sierici di zinco e l’alopecia areata.
L’alopecia areata (AA) è una malattia non cicatriziale autoimmune e infiammatoria. Lo zinco è un oligoelemento coinvolto nel metabolismo del follicolo pilifero
Lo scopo dello studio era quello di valutare i livelli sierici di zinco nei pazienti con nuove lesioni diagnosticate e resistenti di AA rispetto ai controlli sani corrispondenti all’età e al sesso.
Semi di Zucca
Lo studio ha incluso 100 soggetti:
50 pazienti con AA divisi in due sottogruppi equamente distribuiti (25 pazienti con AA di recente insorgenza [sottogruppo 1] e 25 pazienti con AA resistente [sottogruppo 2])
50 sani abbinati per età e sesso controlli. I livelli sierici di zinco sono stati valutati in tutte le materie. Il confronto tra i livelli sierici medi di zinco è stato effettuato tra tutti i pazienti e i controlli, tra i sottogruppi dei pazienti, nonché tra il sottogruppo e i controlli del paziente.
Correlazioni tra il livello sierico di zinco e l’estensione dell’AA e la sua durata sono state eseguite anche in tutti i pazienti e nel sottogruppo di ciascun paziente.
Risultati:
è stato riscontrato un livello sierico di zinco significativamente più basso nei pazienti con AA rispetto ai controlli ed era significativamente più basso nei pazienti con AA resistente rispetto ai pazienti con AA di nuova diagnosi. Esistevano correlazioni inverse significative tra il livello sierico di zinco, la gravità dell’AA e la durata della malattia in tutti i pazienti, nonché nei pazienti con AA resistente.
Conclusione: nei pazienti con AA esisteva un livello sierico di zinco inferiore correlato inversamente alla durata della malattia, alla gravità della AA e alla sua resistenza alle terapie.
Pertanto, la valutazione del livello sierico di zinco nei pazienti con AA appare utile come indicatore di gravità, durata della malattia e resistenza alle terapie. Di conseguenza, i supplementi di zinco possono fornire un beneficio terapeutico.
Lo Zinco è presente nella struttura del capello ed è componente della struttura delle proteine. È coinvolto in più di 60 reazioni enzimatiche ed è fondamentale anche per la superossidodismutasi, antiossidante che contrasta l’azione dei radicali liberi.
Carenze di zinco possono considerarsi frequenti e sono causate da una dieta povera di carne, ricca di cereali e da abuso di alcool. La carne, i funghi, il tuorlo d’uovo, il cacao, il lievito di birra e i semi di zucca sono alcune delle principali fonti naturali. Alcuni farmaci come i corticosteroidi e alcuni antidepressivi interferiscono con il suo assorbimento o escrezione.
Una elevata quantità di zinco può ridurre l’assorbimento di rame in quanto entrambi utilizzano la stesso trasportatore proteico.
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” Tecniche nuove edizioni-Fabrizio Fantini, tutti i diritti riservati
In questi ultimi decenni è stata oggetto di ampi studi sulla popolazione anche perchè spesso si è riscontrato una carenza generale a livello ematico delle sue concentrazioni, soprattutto nei periodi invernali o alle latitudini Nord dove l’irradiazione solare è minore.
La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo osseo regolando i livelli sierici di calcio e fosforo.
La vitamina D inattiva assunta con la dieta o grazie alla sintesi dei cheratinociti della epidermide con l’esposizione dei raggi ultravioletti del sole, viene successivamente convertita nel fegato e nei reni nella forma attiva. I passaggi principali della sua produzione sono questi
La provitamina D (7- deidrocolesterolo) viene convertita in Vitamina D3 dalle cellule cheratiniche della pelle a seguito dell’esposizione dei raggi ultravioletti (lunghezze d’onda tra 290 e 315 nm)
La vitamina D3 arriva al fegato tramite il circolo ematico e viene convertita in Vitamina D2
La vitamina D2 viene idrossilata nei reni in calcitriolo (1,25(OH)2 D3)
7-deidrocolesterolo: provitamina D
Colecalciferolo: Vitamina D3
ErgoCalciferolo: Vitamina D2
Calcitriolo: Vitamina D3 attiva
Il calcitriolo aumenta l’assorbimento del calcio nell’intestino favorendone i depositi nelle ossa, per quanto riguarda l’alimentazione la vitamina D è contenuta in discrete quantità negli oli e soprattutto nel pesce grasso (pesce azzurro).
Il metabolismo osseo viene controllato anche dal Paratormone che promuove l’escrezione renale di fosfato e attiva l’assorbimento di calcio in condizioni di ipocalcemia
In caso di ipercalcemia la calcitonina stimola l’escrezione di calcio e fosfato nelle urine e il deposito di calcio nelle ossa
Numerosi studi in questi ultimi decenni hanno correlato basse concentrazioni nel sangue di vitamina D al diabete di tipo I, all’obesità, alle malattie cardiovascolari , al Parkinson, alla depressione e alla distimia, alla sclerosi multipla e alle malattie autoimmuni
A livello muscolare la vitamina D è in grado di favorire la contrazione muscolare, attivando meccanismi di trasporto del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico e stimolando la sintesi di proteine muscolari.
In effetti la Vitamina D è capace di esplicare svariate funzioni e tramite i VDR recettori ubiquitari e specifici nelle cellule del nostro organismo è in grado di entrare nel nucleo e promuovere la produzione di proteine, oppure si lega a un recettore della membrana cellulare e attiva l’AMP ciclico, l’inositolo o il disailglicerolo, secondi messaggeri cellulari in grado di attivare le risposte della cellula a determinati stimoli.
I recettori VDR per la vitamina D sono presenti nei macrofagi, nel tessuto renale, negli osteoblasti, nei cheratinociti, a livello del Colon, della Mammella e della prostata. La presenza dell’enzima 1 alfa-idrossilasi in questi altri distretti corporei implica una produzione paracrina (locale) di vitamina D attiva la cui funzione esula dalla omeostasi del tessuto osseo.
In questi casi la funzione della vitamina D attiva è quella di contribuire a modulare la crescita cellulare e antiproliferativa (antitumorale)
la presenza dei recettori VDR nel tessuto renale e la correlazione tra il deficit di vitamina D e i bassi livelli di renina, indicano che potrebbe essere coinvolta nella regolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone e quindi della pressione arteriosa.
Il recettore VDR è presente anche nelle isole del Pancreas, la vitamina D è in grado di promuovere la sintesi dell’insulina.
La Vitamina D è importante anche per il sistema immunitario in quanto agisce sui linfociti T e B e sulle cellule della linea monocita-macrofagica
La fonte principale di vitamina D è il sole, quindi occorre esporsi ai raggi solari almeno 15-30 minuti al giorno, lasciando liberi viso, mani e braccia senza creme protettive.
I cibi che contengono vitamina D non sono tanti: per quanto riguarda le fonti animali (vitamina D3) il pesce azzurro (tonno,salmone, sardine, sgombro) tuorlo d’uovo e latticini ne hanno quantità apprezzabili, mentre le fonti vegetali sono poche(vitamina D2) soprattutto gli oli vegetali.
La vitamina D2 di origine vegetale è meno biodisponibile rispetto alla D3 di origine animale, in quanto la proteina che trasporta il gruppo delle pro-vitamine D nel sangue per raggiungere il fegato, la DPB (Vitamin D binding protein) è più affine alla D3, e quindi la vitamina D attiva deriva maggiormente da quest’ultima.
Vitamina D e Alopecia Areata
Individuare una carenza di vitamina D in una alopecia areata può essere un fattore in più da non trascurare per poter cercare di risolvere questa patologia, non dannosa per la salute, ma spesso problematica perchè può far perdere autostima a livello psicologico e sociale.
La vitamina D modula la crescita e la differenziazione dei cheratinociti attraverso il legame con il recettore nucleare della vitamina D (VDR). I cheratinociti del follicolo pilifero negli studi sulle cavie sono immunoreattivi per VDR, mostrando la loro più alta attività nella fase anagen
S. Lee et al. ha condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di studi osservazionali sulla prevalenza della carenza di vitamina D e / o dei livelli sierici di vitamina D e AA . Questi autori hanno analizzato un totale di 14 studi che hanno coinvolto 1255 pazienti con AA e 784 pazienti di controllo senza AA. (J Eur Acad Dermatol Venereol. 2018)
Il livello medio di 25-idrossivitamina D [25 (OH) D] nel siero nei pazienti con AA era significativamente inferiore rispetto a quello nel gruppo di controllo non-AA, di 8,52 ng / dL (intervallo di confidenza al 95% da 11,53 a – 5,50 ng / dL ). La carenza di vitamina D era anche molto diffusa nei pazienti con AA, portando gli autori a suggerire che il livello di vitamina D deve essere misurato in pazienti con AA.
Daroach M_e altri hanno pubblicato uno studio di confronto tra 30 pazienti con alopecia areata e altrettanti senza questa patologia, valutando le carenze di vitamina D. Entrambi i gruppi erano carenti della vitamina: il gruppo con AA il 96,7% aveva una carenza di vitamina D e la concentrazione di questa non era correlata con la gravità e la durata della alopecia. Anche nel gruppo di controllo la carenza era nel 73,3% dei casi. (Int J Dermatol. 2018)
In uno studio recente pubblicato su Dermatology and Therapy dall’Unità di Dermatologia del Dipartimento di Scienze cliniche e molecolari di Ancona (giugno del 2020) in 35 pazienti con Alopecia areata lieve e moderata, il calcipotriolo in cerotto allo 0,005% (un analogo della vitamina D) ha dimostrato di essere analogo rispetto al cortisosteroide clobetasolo allo 0,05% ma con dei vantaggi importanti come le minori recidive e la migliore tollerabilità
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L’olio essenziale di Chamaecyparis, anche detto cipresso giapponese (Hinoki) è una pianta della famiglia delle Cipressacee. l’Hinoki ha dimostrato di stimolare la crescita dei capelli attivando il VEGF, un importante fattore di crescita presente sia nella papilla dermica sia a livello dei cheratinociti della guaina follicolare esterna; è anche in grado di mantenere efficiente la vascolarizzazione perifollicolare.
Altri studi effettuati su preparati (shampoo) a base di olii essenziali di Chamaecyparis obtusahanno permesso di isolare i principi attivi che molto probabilmente sono gli attivatori del l’VEGF: l’eucarvone, il cuminolo e il calamenene, componenti presenti anche in altri olii essenziali estratti dal rosmarino, dal cumino e dall’eucalipto. Per questi motivi gli olii essenziali possono essere utili per contrastare la calvizie comune. se ne utilizzano poche gocce da diluire nello shampoo o nelle lozioni.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.