Il Ginseng è una delle piante asiatiche più apprezzate sia per l’efficacia che per la tollerabilità. La radice di questa pianta presenta una singolare conformazione che ricorda la figura umana ed è per questo che viene anche detta “radice d’uomo”.
Il Ginseng è considerata la sostanza “adattogena” per eccellenza, in quanto ha una attività armonizzante sul sistema nervoso e endocrino. Numerosi studi di ricercatori russi e tedeschi hanno dimostrato che è in grado di aumentare le difese dell’organismo amplificando la risposta nei confronti dello stress fisico e mentale.
I componenti principali sono delle saponine, i ginsenoidi, che hanno una struttura ormono-simile. Alcuni di questi Ginsenoidi (Rg1) agiscono sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni, modulando il sistema che regola lo stress.In questo modo gli ormoni dello stress vengono stimolati con l’intensità giusta e al momento opportuno con un riequilibrio successivo delle loro concentrazioni nel sangue.
Il ginseng è anche un efficace antiastenico fisico e psichico, ha un’azione sull’abbassamento del colesterolo e dei trigliceridi, aumenta le difese immunitarie. È stata riscontrata anche un’azione rivitalizzante sull’epidermide, migliorando la microcircolazione cutanea. Alcuni fitosteroli presenti nella sua composizione gli conferiscono anche un’attività estrogeno-simile.
Il ginseng può essere utilizzato come antistress occasionale per qualche giorno oppure per un periodo di un mese. Va utilizzato l’estratto secco standardizzato in ginsenoidi al 10/15% con dosaggi che variano tra gli 160 e i 240 mg al giorno. Il ginseng è stato annoverato dal Ministero della salute americano (FDA) tra le piante medicinali considerate sicure.
Deve essere evitata l’assunzione in soggetti con ipertensione, nervosi e iper-reattivi. Non deve essere utilizzato da bambini al di sotto dei 12 anni e durante la gravidanza. È meglio non somministrarlo in corso di terapia con anticoagulanti (Warfarin) o antidepressivi. Non utilizzarlo se si è affetti da una malattia e in questo caso sarà meglio consigliarsi con il medico curante.
Il ginseng può essere utilizzato come antistress occasionale per qualche giorno oppure per un periodo di un mese. Va utilizzato l’estratto secco standardizzato in ginsenoidi al 10/15% con dosaggi che variano tra gli 160 e i 240 mg al giorno.
Il ginseng rosso coreano ha dimostrato di riattivare la fase anagen agendo sulla inibizione della 5 alfa reduttasi, ma le sue proprietà anticaduta non si fermano a questo meccanismo: i suoi principi attivi (Ginsenoide Rb1 e RGE) sono in grado di attivare il fattore p53, un marcatore collegato al controllo della proliferazione delle cellule progenitrici dei cheratinociti della matrice e della guaina periferica esterna.
In uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista scientifica International journal of dermatology da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Dermatologia (Facoltà di Medicina) dell’Università del Cairo (1), è stata dimostrata una correlazione tra i livelli sierici di zinco e l’alopecia areata.
L’alopecia areata (AA) è una malattia non cicatriziale autoimmune e infiammatoria. Lo zinco è un oligoelemento coinvolto nel metabolismo del follicolo pilifero
Lo scopo dello studio era quello di valutare i livelli sierici di zinco nei pazienti con nuove lesioni diagnosticate e resistenti di AA rispetto ai controlli sani corrispondenti all’età e al sesso.
Semi di Zucca
Lo studio ha incluso 100 soggetti:
50 pazienti con AA divisi in due sottogruppi equamente distribuiti (25 pazienti con AA di recente insorgenza [sottogruppo 1] e 25 pazienti con AA resistente [sottogruppo 2])
50 sani abbinati per età e sesso controlli. I livelli sierici di zinco sono stati valutati in tutte le materie. Il confronto tra i livelli sierici medi di zinco è stato effettuato tra tutti i pazienti e i controlli, tra i sottogruppi dei pazienti, nonché tra il sottogruppo e i controlli del paziente.
Correlazioni tra il livello sierico di zinco e l’estensione dell’AA e la sua durata sono state eseguite anche in tutti i pazienti e nel sottogruppo di ciascun paziente.
Risultati:
è stato riscontrato un livello sierico di zinco significativamente più basso nei pazienti con AA rispetto ai controlli ed era significativamente più basso nei pazienti con AA resistente rispetto ai pazienti con AA di nuova diagnosi. Esistevano correlazioni inverse significative tra il livello sierico di zinco, la gravità dell’AA e la durata della malattia in tutti i pazienti, nonché nei pazienti con AA resistente.
Conclusione: nei pazienti con AA esisteva un livello sierico di zinco inferiore correlato inversamente alla durata della malattia, alla gravità della AA e alla sua resistenza alle terapie.
Pertanto, la valutazione del livello sierico di zinco nei pazienti con AA appare utile come indicatore di gravità, durata della malattia e resistenza alle terapie. Di conseguenza, i supplementi di zinco possono fornire un beneficio terapeutico.
Lo Zinco è presente nella struttura del capello ed è componente della struttura delle proteine. È coinvolto in più di 60 reazioni enzimatiche ed è fondamentale anche per la superossidodismutasi, antiossidante che contrasta l’azione dei radicali liberi.
Carenze di zinco possono considerarsi frequenti e sono causate da una dieta povera di carne, ricca di cereali e da abuso di alcool. La carne, i funghi, il tuorlo d’uovo, il cacao, il lievito di birra e i semi di zucca sono alcune delle principali fonti naturali. Alcuni farmaci come i corticosteroidi e alcuni antidepressivi interferiscono con il suo assorbimento o escrezione.
Una elevata quantità di zinco può ridurre l’assorbimento di rame in quanto entrambi utilizzano la stesso trasportatore proteico.
Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” Tecniche nuove edizioni-Fabrizio Fantini, tutti i diritti riservati
Il primo “farmaco” che introduciamo nel nostro corpo costantemente tutti i giorni è il cibo.La quantità e la qualità dell’alimentazione influiscono più di ogni altra cosa sulla nostra salute generale e anche sull’integrità dei nostri capelli. Uno dei modi in cui il cibo agisce sulla nostra salute è il controllo che ha sui livelli ormonali del nostro organismo.
Gli ormoni sono delle sostanze prodotte dalle ghiandole endocrine in grado di modulare le informazioni e mandare i messaggi ai vari distretti corporei attraverso il circolo sanguigno . Gli ormoni permettono che la fitta rete di informazioni che scorre tra i vari organi funzioni perfettamente.
Ad esempio dopo aver mangiato un piatto di pasta il glucosio nel sangue “avverte” le cellule beta del Pancreas di produrre un ormone fondamentale per il metabolismo energetico: l’insulina.
L’insulina manda il messaggio di “abbondanza di sostanze nutrienti” e stimola i vari organi bersaglio di immagazzinare energia, ad esempio le cellule adipose saranno spinte ad aumentare le riserve di glucosio al loro interno.
Uno stato di digiuno o l’assunzione di proteine stimola le cellule alfa del pancreas a produrre un altro ormone, il glucagone che manderà il messaggio al fegato di stoccare glucosio per i bisogni energetici dell’organismo.
In questi ultimi anni il concetto di ormone si è modificato e ampliato. Un ormone può svolgere anche una azione “locale” sullo stesso insieme di cellule che l’ha prodotto o sulle cellule vicine. Ad esempio gli eicosanoidi sono degli ormoni locali che derivano esclusivamente dagli acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6, quindi con la dieta sarà possibile modificare la qualità di questi ormoni.
Vedremo come l’alimentazione può influire in parte sugli ormoni e sulla loro attività. Il cibo può influire anche sulla concentrazione degli ormoni sessuali come il testosterone e il “famigerato” DHT.
Gli ormoni controllano inoltre la temperatura del corpo, la fame, la sete, gli istinti sessuali, così come il metabolismo, la funzione immunitaria, la risposta allo stress, lo sviluppo dei caratteri sessuali maschili e femminili ecc.
Il sistema nervoso e le ghiandole endocrine integrano e regolano le innumerevoli funzioni del nostro corpo.
Il sistema nervoso modula le informazioni che arrivano dall’apparato sensoriale e trasmette risposte adeguate ai vari organi che daranno la risposta in maniera coordinata e immediata. Il sistema nervoso permette all’uomo di adattarsi alle condizioni più disparate in maniera ottimale: riceve gli impulsi esterni e da una risposta motoria, immagazzina le esperienze con capacità di ragionamento e astrazione, modula tutto quello che contraddistingue nell’essere umano le “funzioni superiori”.
L’altro sistema è quello delle ghiandole endocrine, che regolano il metabolismo tramite il rilascio nel sangue di sostanze, gli ormoni, che hanno il compito di inviare il messaggio e modulare le informazioni.
La complessa rete d’informazioni è regolata dall’ipotalamo, una specie di centralina collocata nella parte mediana del cervello che riceve dai sensori del sistema nervoso centrale segnali sullo stato fisiologico del nostro organismo. L’ipotalamo manda poi dei fattori di rilascio specifici, che stimolano la vicina ipofisi ad inviare nel sangue una decina d’ormoni che regolano le altre ghiandole endocrine e numerosi organi bersaglio.
Ghiandole endocrine
Ipofisi
Produce numerosi ormoni che regolano le altre ghiandole endocrine (GH, TSH, ACTH, FSH, LH, ecc.)
Epifisi
Regola il ciclo sonno-veglia
Paratiroidi
Controllano la regolazione del calcio con la produzione del paratormone
Tiroide
Controlla il metabolismo e produce tiroxina e triiodotironina
Timo
Controlla la funzione immunitaria
Surreni
Producono cortisolo, adrenalina e noradrenalina, fondamentali per la risposta allo stress. In parte producono anche testosterone soprattutto nel sesso femminile
Pancreas
Produce insulina e glucagone per il controllo dei livelli del glucosio nel sangue.
Ovaie
Producono estrogeni e progesterone nelle donne per lo sviluppo sessuale e la formazione delle cellule uovo
Testicoli
Producono testosterone, e altri ormoni androgeni per lo sviluppo sessuale e la formazione di spermatozoi nell’uomo.
Il sistema delle ghiandole endocrine è quindi una raffinata rete di controllo del nostro organismo che permette un equilibrio del metabolismo e delle funzioni fisiologiche basilari, come il dormire, il mangiare, la riproduzione e gli stimoli sessuali.
I testicoli e in parte le ghiandole surrenali producono il testosterone che è responsabile dello sviluppo sessuale e delle funzioni riproduttive. In particolare permette lo sviluppo degli organi sessuali maschili e dei caratteri secondari come la crescita dei peli del corpo, del cambiamento della voce, dello sviluppo della massa muscolare.
In precedenza abbiamo fatto l’esempio dell’insulina e del glucagone due ormoni prodotti dal pancreas che permettono all’organismo di regolare il glucosio nel sangue.
Quando questi due ormoni con un’azione antagonista agiscono in equilibrio, i livelli di glucosio nel sangue sono ottimali e il nostro organismo è in una situazione ideale ma se ad esempio mangiamo un pasto troppo ricco di carboidrati (zuccheri raffinati, pane, ecc) e con poche proteine, si produce troppa insulina. La troppa insulina provoca un brusco calo della glicemia e il pancreas non riesce a produrre abbastanza glucagone per riportare i tassi di glucosio a livello normale poichè sono le proteine a stimolare la sua produzione.
Viceversa una dieta troppo proteica e con insufficienti carboidrati porta il glucagone a maggiori livelli, con diminuzione d’insulina e portando il nostro cervello che si nutre di glucosio, ad affaticamento, irritabilità, sonnolenza. I due ormoni devono quindi agire in un perfetto equilibrio per controllare i i giusti livelli del glucosio nel sangue.
Un eccessivo consumo di calorie altera questo equilibrio e manda in tilt il sistema ormonale che regola il glucosio. Questo fatto può provocare resistenza all’insulina, e minor tolleranza al glucosio.
Abbiamo visto più volte come il Diidrotestosterone (DHT) viene prodotto a livello del follicolo pilifero a partire dal testosterone grazie all’enzima 5 alfa reduttasi II. Il DHT agisce sul follicolo pilifero mandando il messaggio ereditario per la calvizie nel sesso maschile
Una delle caratteristiche del sistema endocrino è quello di modulare le informazioni tra le varie ghiandole, aumentando o diminuendo la produzione degli ormoni secondo le necessità dell’organismo, e questo succede indirettamente anche per il testosterone e il DHT.
Alcuni autori hanno cercato in questi anni di capire se l’alimentazione poteva influire sui valori di SHBG, la proteina che trasporta nel sangue il testosterone e lo rende inutilizzabile. Siccome solo un 2% del testosterone non è legato a questa proteina, aumentare i livelli di SHBG significa quindi diminuire di fatto il testosterone libero convertibile in DHT a livello della prostata e del follicolo pilifero.
Il Dipartimento di Fisiologia dell’Università di Los Angeles ha condotto uno studio per individuare una dieta in grado di ridurre gli eccessi di insulina, i parametri lipidici e aumentare l’SHBG in un gruppo di uomini obesi. Le conclusioni sono che una attività fisica moderata condotta tre volte alla settimana con una alimentazione ricca di fibre e povera di grassi ha ridotto i livelli di insulina, i parametri lipidici e aumentato l’SHBG, dimostrando di ridurre alcuni fattori di rischio per il cancro alla prostata.
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Bethesda (USA) ha effettuato un altro studio su alimentazione e profilo ormonale. Una dieta ricca di fibre, povera di grassi saturi e con maggiori quantità di acidi grassi polinsaturi ha dimostrato di aver aumentato i livelli di SHBG nel sangue rispetto ad un gruppo di uomini che seguivano una dieta povera di fibre e ricca di grassi saturi.
Un altro studio effettuato dalla Scuola di Scienze Biomediche dell’Università di Tasmania, Australia ha confermato come una alimentazione con carne magra (povera di grassi saturi) con aggiunta di soia (Tofu) provochi una riduzione degli ormoni androgeni e del testosterone con aumento della SHBG rispetto al gruppo di uomini che si alimentava di carne grassa o olio di semi di girasole.
Riassumendo:
Alcuni studi hanno dimostrato come l’assunzione di grassi moduli la produzione di testosterone da parte dei testicoli. Una alimentazione con troppi grassi saturi e povera di acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) aumenta i tassi ematici di testosterone
Al contrario la presenza di acidi grassi polinsaturi nella dieta può influire sui livelli di testosterone convertibile in DHT.
Altri studi hanno suggerito come i livelli di insulina possano regolare in parte l’SHBG.
Troppa insulina provoca un aumento considerevole di radicali liberi nel nostro corpo e anche a livello del follicolo pilifero sono stati riscontrati alti livelli del radicale super ossido, un radicale libero dannoso per l’organismo e per il ciclo del capello.
Troppa insulina riduce i livelli di AMP ciclico, molecola fondamentale perché manda il messaggio all’interno delle cellule della matrice del follicolo per attivare il metabolismo energetico del capello.
Una dieta ricca di grassi di origine animale e di cibi con alto indice glicemico aumenta l’insulina e provoca un aumento di testosterone libero maggiormente convertibile in DHT. Nel sesso femminile questo aumento comporta una fattore di rischio per il cancro alla mammella.
Una volta bloccato almeno in parte il Diidrotestosterone e contrastato il progredire del diradamento, il nostro percorso non è finito qui. Questo è solo il primo pilastro su cui basare le strategie anticalvizie. Lo sappiamo bene, la calvizie è un nemico subdolo che peggiora facilmente a causa di dermatite seborroica, infiammazione, Telogen effluvium, stress, stile di vita e alimentazione non corretti, tutte facce della stessa medaglia. Come raggiungere il miglior stato di benessere per i capelli? Bisogna eliminare il problema della forfora e della seborrea, se presenti potrebbero inattivare i nostri sforzi, vediamo come:
2 pilastro Contrastare dermatite seborroica, forfora e capelli grassi
In questa sezione prendiamo in considerazione il problema della dermatite, della forfora e dell’infiammazione, spesso associate tra loro e che contribuiscono ad aggravare il diradamento nei soggetti predisposti che hanno questo problema.
L’utilizzo di shampoo specifici (clicca qui), formulati con sostanze antimicotiche, antiseborroiche e anti batteriche, consentirà di contrastare anche questa affezione, cercando di eliminare un altro fattore fastidioso e negativo per la salute dei capelli
Dermatite seborroica, forfora e capelli grassi, nemici di una chioma splendente
Dermatite seborroica
La dermatite seborroica è un’affezione che si sviluppa, nei soggetti predisposti geneticamente, in concomitanza con lo stress, il clima umido, l’alcolismo e l’assunzione di cibi ricchi di grassi saturi. Contrariamente a quanto spesso si legge, però, non è che mangiando grassi questi si depositino sul cuoio capelluto rendendolo untuoso! I grassi sono precursori di ormoni locali (eicosanoidi) che stimolano, diciamo così, l’infiammazione, la vasodilatazione o la vasocostrizione, e quindi anche il buon funzionamento della ghiandola sebacea. Più frequente nel sesso maschile, la dermatite seborroica provoca untuosità, capelli e cute grassa, a volte con forfora e piccole lesioni eritematose.
Il grasso e l’untuosità del cuoio capelluto diventano terreno fertile per la proliferazione di microrganismi a loro volta mediatori dell’infiammazione. È per questo motivo che la dermatite seborroica può peggiorare la calvizie, anche se i due fenomeni non sono per forza associati.
La dermatite seborroica si cura con degli shampoo medicati antifungini, su indicazione del dermatologo.
Forfora e capelli grassi
La seborrea e i capelli grassi si differenziano dalla vera e propria dermatite seborroica perché in questo caso non si manifesta eritema e infiammazione. I capelli e il cuoio capelluto si presentano untuosi e difficili da pettinare. Negli ultimi anni la presenza di shampoo per lavaggi frequenti con tensioattivi meno aggressivi ha permesso di affrontare e risolvere più facilmente questo problema.
La forfora consiste in una desquamazione eccessiva delle cellule della cute, con aumento del turnover riproduttivo, il che provoca un eccesso di strati cutanei con formazione delle classiche squame biancastre, le quali possono essere grasse o secche e in parte adese alla cute.
Utilizzo dello shampoo con antifungini (su consiglio del dermatologo)
• Lo shampoo (ad esempio con ketoconazolo) va utilizzato 1-2 volte alla settimana per un mese e poi 1 volta ogni quindici giorni.
• Lasciare in posa circa3 minuti (una sola applicazione)e risciacquare abbondantemente.
• Alternare con shampoo per lavaggi frequenti.
Il grasso e l’untuosità del cuoio capelluto diventano terreno fertile per la proliferazione di microrganismi a loro volta mediatori dell’infiammazione. È per questo motivo che la dermatite seborroica può peggiorare la calvizie, anche se i due fenomeni non sono per forza associati.
6*Autotrapianto e risoluzione chirurgica (se le strategie anticalvizie non hanno ottenuto il risultato sperato esiste l’opzione chirurgica, in questo caso sarà fondamentale scegliere un chirurgo esperto nella chirurgia della calvizie e conosciuto dalla comunità scientifica, chiedi consiglio al prof. Marco Toscani)
In questi ultimi decenni è stata oggetto di ampi studi sulla popolazione anche perchè spesso si è riscontrato una carenza generale a livello ematico delle sue concentrazioni, soprattutto nei periodi invernali o alle latitudini Nord dove l’irradiazione solare è minore.
La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo osseo regolando i livelli sierici di calcio e fosforo.
La vitamina D inattiva assunta con la dieta o grazie alla sintesi dei cheratinociti della epidermide con l’esposizione dei raggi ultravioletti del sole, viene successivamente convertita nel fegato e nei reni nella forma attiva. I passaggi principali della sua produzione sono questi
La provitamina D (7- deidrocolesterolo) viene convertita in Vitamina D3 dalle cellule cheratiniche della pelle a seguito dell’esposizione dei raggi ultravioletti (lunghezze d’onda tra 290 e 315 nm)
La vitamina D3 arriva al fegato tramite il circolo ematico e viene convertita in Vitamina D2
La vitamina D2 viene idrossilata nei reni in calcitriolo (1,25(OH)2 D3)
7-deidrocolesterolo: provitamina D
Colecalciferolo: Vitamina D3
ErgoCalciferolo: Vitamina D2
Calcitriolo: Vitamina D3 attiva
Il calcitriolo aumenta l’assorbimento del calcio nell’intestino favorendone i depositi nelle ossa, per quanto riguarda l’alimentazione la vitamina D è contenuta in discrete quantità negli oli e soprattutto nel pesce grasso (pesce azzurro).
Il metabolismo osseo viene controllato anche dal Paratormone che promuove l’escrezione renale di fosfato e attiva l’assorbimento di calcio in condizioni di ipocalcemia
In caso di ipercalcemia la calcitonina stimola l’escrezione di calcio e fosfato nelle urine e il deposito di calcio nelle ossa
Numerosi studi in questi ultimi decenni hanno correlato basse concentrazioni nel sangue di vitamina D al diabete di tipo I, all’obesità, alle malattie cardiovascolari , al Parkinson, alla depressione e alla distimia, alla sclerosi multipla e alle malattie autoimmuni
A livello muscolare la vitamina D è in grado di favorire la contrazione muscolare, attivando meccanismi di trasporto del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico e stimolando la sintesi di proteine muscolari.
In effetti la Vitamina D è capace di esplicare svariate funzioni e tramite i VDR recettori ubiquitari e specifici nelle cellule del nostro organismo è in grado di entrare nel nucleo e promuovere la produzione di proteine, oppure si lega a un recettore della membrana cellulare e attiva l’AMP ciclico, l’inositolo o il disailglicerolo, secondi messaggeri cellulari in grado di attivare le risposte della cellula a determinati stimoli.
I recettori VDR per la vitamina D sono presenti nei macrofagi, nel tessuto renale, negli osteoblasti, nei cheratinociti, a livello del Colon, della Mammella e della prostata. La presenza dell’enzima 1 alfa-idrossilasi in questi altri distretti corporei implica una produzione paracrina (locale) di vitamina D attiva la cui funzione esula dalla omeostasi del tessuto osseo.
In questi casi la funzione della vitamina D attiva è quella di contribuire a modulare la crescita cellulare e antiproliferativa (antitumorale)
la presenza dei recettori VDR nel tessuto renale e la correlazione tra il deficit di vitamina D e i bassi livelli di renina, indicano che potrebbe essere coinvolta nella regolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone e quindi della pressione arteriosa.
Il recettore VDR è presente anche nelle isole del Pancreas, la vitamina D è in grado di promuovere la sintesi dell’insulina.
La Vitamina D è importante anche per il sistema immunitario in quanto agisce sui linfociti T e B e sulle cellule della linea monocita-macrofagica
La fonte principale di vitamina D è il sole, quindi occorre esporsi ai raggi solari almeno 15-30 minuti al giorno, lasciando liberi viso, mani e braccia senza creme protettive.
I cibi che contengono vitamina D non sono tanti: per quanto riguarda le fonti animali (vitamina D3) il pesce azzurro (tonno,salmone, sardine, sgombro) tuorlo d’uovo e latticini ne hanno quantità apprezzabili, mentre le fonti vegetali sono poche(vitamina D2) soprattutto gli oli vegetali.
La vitamina D2 di origine vegetale è meno biodisponibile rispetto alla D3 di origine animale, in quanto la proteina che trasporta il gruppo delle pro-vitamine D nel sangue per raggiungere il fegato, la DPB (Vitamin D binding protein) è più affine alla D3, e quindi la vitamina D attiva deriva maggiormente da quest’ultima.
Vitamina D e Alopecia Areata
Individuare una carenza di vitamina D in una alopecia areata può essere un fattore in più da non trascurare per poter cercare di risolvere questa patologia, non dannosa per la salute, ma spesso problematica perchè può far perdere autostima a livello psicologico e sociale.
La vitamina D modula la crescita e la differenziazione dei cheratinociti attraverso il legame con il recettore nucleare della vitamina D (VDR). I cheratinociti del follicolo pilifero negli studi sulle cavie sono immunoreattivi per VDR, mostrando la loro più alta attività nella fase anagen
S. Lee et al. ha condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di studi osservazionali sulla prevalenza della carenza di vitamina D e / o dei livelli sierici di vitamina D e AA . Questi autori hanno analizzato un totale di 14 studi che hanno coinvolto 1255 pazienti con AA e 784 pazienti di controllo senza AA. (J Eur Acad Dermatol Venereol. 2018)
Il livello medio di 25-idrossivitamina D [25 (OH) D] nel siero nei pazienti con AA era significativamente inferiore rispetto a quello nel gruppo di controllo non-AA, di 8,52 ng / dL (intervallo di confidenza al 95% da 11,53 a – 5,50 ng / dL ). La carenza di vitamina D era anche molto diffusa nei pazienti con AA, portando gli autori a suggerire che il livello di vitamina D deve essere misurato in pazienti con AA.
Daroach M_e altri hanno pubblicato uno studio di confronto tra 30 pazienti con alopecia areata e altrettanti senza questa patologia, valutando le carenze di vitamina D. Entrambi i gruppi erano carenti della vitamina: il gruppo con AA il 96,7% aveva una carenza di vitamina D e la concentrazione di questa non era correlata con la gravità e la durata della alopecia. Anche nel gruppo di controllo la carenza era nel 73,3% dei casi. (Int J Dermatol. 2018)
In uno studio recente pubblicato su Dermatology and Therapy dall’Unità di Dermatologia del Dipartimento di Scienze cliniche e molecolari di Ancona (giugno del 2020) in 35 pazienti con Alopecia areata lieve e moderata, il calcipotriolo in cerotto allo 0,005% (un analogo della vitamina D) ha dimostrato di essere analogo rispetto al cortisosteroide clobetasolo allo 0,05% ma con dei vantaggi importanti come le minori recidive e la migliore tollerabilità
E’ vietata la riproduzione anche parziale degli articoli di questo sito e delle foto senza l’autorizzazione dell’autore e della casa editrice- tutti i diritti sono riservati Fabrizio Fantini- “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” nuova edizione
L’olio essenziale di Chamaecyparis, anche detto cipresso giapponese (Hinoki) è una pianta della famiglia delle Cipressacee. l’Hinoki ha dimostrato di stimolare la crescita dei capelli attivando il VEGF, un importante fattore di crescita presente sia nella papilla dermica sia a livello dei cheratinociti della guaina follicolare esterna; è anche in grado di mantenere efficiente la vascolarizzazione perifollicolare.
Altri studi effettuati su preparati (shampoo) a base di olii essenziali di Chamaecyparis obtusahanno permesso di isolare i principi attivi che molto probabilmente sono gli attivatori del l’VEGF: l’eucarvone, il cuminolo e il calamenene, componenti presenti anche in altri olii essenziali estratti dal rosmarino, dal cumino e dall’eucalipto. Per questi motivi gli olii essenziali possono essere utili per contrastare la calvizie comune. se ne utilizzano poche gocce da diluire nello shampoo o nelle lozioni.
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
Olio di Sandalo e ricrescita dei capelli, recettori olfattivi sul cuoio capelluto?
L’olio di sandalo, uno degli oli essenziali più conosciuti nel campo della Aromaterapia, è stato oggetto in questi ultimi anni di studi sulla ricrescita dei capelli. Numerosi dipartimenti di dermatologia e centri di ricerca a Munster in Germania , Manchester (GB) e Miami (Usa) hanno individuato dei recettori olfattivi nella pelle e nel cuoio capelluto.
In particolare è stato dimostrato che il recettore olfattivo OR2AT4, è in grado di stimolare la crescita dei cheratinociti della pelle. L’epitelio dei follicoli piliferi umani e in particolare nella guaina della radice esterna.
La stimolazione specifica dell’odore di Sandalo ha prolungato la crescita dei capelli umani (ex vivo) modulando l’apoptosi delle cellule (morte cellulare programmata) e aumentando la produzione di IGF-1, fattore di crescita in grado di prolungare la fase anagen.
il Sandalo, è un piccolo albero sempreverde originario dell’India e delle isole Indonesiane che si sviluppa in terreni assolati, aridi e sabbiosi. i suoi fiori sono piccoli e si riuniscono in piccoli gruppi a forma di pannocchia. Ne esistono numerose varietà tra le quali quella rossa, gialla e bianca.
Le principali proprietà dell’olio essenziale di sandalo lo annoverano tra le essenze più utilizzate per dare tono alla pelle, come astringente e antinfiammatorio nella medicina orientale veniva usato per contrastare l‘acne e l’eccesso del sebo. Ha anche un’azione antisettica polmonare e urinaria, antispastico, espettorante e afrodisiaco grazie al suo profumo sensuale. In occidente spesso è impiegato nella composizione di saponi, bagnoschiuma e profumi.
In attesa che ulteriori studi confermino la efficacia indiscussa dell’olio essenziale di Sandalo sulla ricrescita dei capelli ne possiamo utilizzare le indubbie proprietà benefiche sul sistema nervoso. Infatti il sandalo viene spesso usato nei massaggi proprio grazie al suo odore legnoso che migliora il rilassamento contrastando lo stress e gli stati d’ansia.
La mattina un massaggio tonificante insieme all’olio di mandorle
Per stimolare il tono generale e il ritorno venoso, si può preparare una miscela con olio di mandorle e 3 gocce di olio essenziale di Sandalo. Massaggiare delicatamente partendo dagli arti inferiori fino all’addome e proseguendo fino agli arti superiori
Nel vaporizzatore come antimicrobico e antisettico dell’ariainsieme all’incenso
Con un vaporizzatore per olii essenziali si possono vaporizzare 3-4 gocce di sandalo insieme a poche gocce di olio essenziale di incenso o limone. Riusciremo a sanare l’aria dal fumo, dallo smog e dagli agenti microbici.
Alla sera bagno rilassante antistress
Alla sera si possono diluire 8 gocce di olio di sandalo insieme a qualche goccia di olio essenziale di rosa per un bagno rilassante in grado di sciogliere le tensioni muscolari facilitando un sonno notturno tranquillo e sereno
La melatonina è un ormone prodotto dall’epifisi o ghiandola pineale, in grado di agire sull’ipotalamo regolando il ciclo stagionale, il ritmo sonnoveglia, le risposte immunitarie.
A tutto ciò si aggiunge una spiccata capacità antiossidante e di contrasto dei radicali liberi e quindi di modulazione del processo di invecchiamento cellulare. Anche il follicolo pilifero sintetizza autonomamente melatonina per regolare il ciclo del capello e probabilmente la risposta dei recettori agli ormoni androgeni.
La melatonina agisce come antiossidante a livello delle cellule del follicolo pilifero e modula il ciclo del capello agendo anche come antagonista recettoriale, vale a dire può ridurre o aumentare a seconda della luce la sensibilità agli ormoni androgeni occupandone il loro recettore.
Si è anche visto come la concentrazione di melatonina possa aumentare in concomitanza con il rilascio di noradrenalina dovuto allo stress e si ipotizza che in alcuni casi il follicolo non riesca a produrne sufficienti quantità per contrastare gli effetti poco graditi degli stressor sistemici (Marliani 2012).
La struttura chimica della melatonina, altamente lipofila, le permette di penetrare facilmente all’interno del citoplasma cellulare e già esistono lozioni che la annoverano tra i suoi componenti.
Uno studio comparativo pubblicato nel 2012 dal Dipartimento di dermatologia di Lubecca (Germania) conferma che l’applicazione topica allo 0,0033% può essere utile per contrastare l’alopecia androgenetica, con una diminuzione della seborrea e della dermatite seborroica. Per l’assunzione orale sarebbe meglio farsi consigliare da uno specialista
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.
Squalene ed acido lattico cosa sono? ma soprattutto, cosa hanno a che fare con i capelli?
Lo squalene è un idrocarburo e un triterpene presente nell’olio di fegato degli squali e in altri vegetali; tutti gli organismi superiori producono squalene, inclusi gli essere umani – l’acido lattico è un composto tossico prodotto dall’attività anaerobica dei muscoli
Le Guaine (epiteliale interna ed esterna nella fase Anagen) rappresentano un importante indice di salute del capello svolgendo funzioni fondamentali di ancoraggio, supporto metabolico nutritivo del capello, influenza sulla forma definitiva delle fibre cheratiniche; la loro integrità è minacciata dal danno ossidativo:
in seguito a forti stress ossidativi, a forti consumi energetici, o ad alterazioni del ritmo sonno-veglia, in condizioni di debito di ossigeno, l’Acido Piruvico prodotto dalla Glicolisi e l’Acetil Coe-A fondamentale nel metabolismo degli Acidi Grassi prendono la via anaerobia invece di alimentare il ciclo di Krebs, provocando l’accumulo in particolare di due sostanze chimiche: il lattato di ammonio e lo squalene;
Fig.1
Nella Fig.1 osserviamo degli Anagen fisiologicamente corretti con guaine interne ed esterne; nella fig.2 notiamo come le guaine dell’anagen siano quasi totalmente degradate, restano frammenti di guaine interne; nella fig.3 anagen totalmente privo delle guaine ormai corrose e l’acido lattico intacca e decortica il fusto; un recente studio condotto in collaborazione con l’Università di Camerino Facoltà di Chimica, ha permesso di affermare la presenza di entrambe queste sostanze, da prima solo ipotizzate!!
la tecnica analitica quantitativa HPLC associata ad un detector DAD ha permesso di quantificare nei soggetti analizzati una quantità di squalene compresa fra 73 e 763 ng/follicolo – la variabilità di squalene determinata tramite HPLC è ben correlata con il danneggiamento delle guaine osservato mediante microscopia ottica in luce polarizzata:
soggetti con basse quantità di squalene (<100ng/follicolo) presentano guaine integre e assenza di deposito liquido riconducibile a squalene mentre soggetti con quantità superiore (>200-500ng/follicolo)presentano danneggiamento parziale – soggetti con quantità elevata (>500ng/follicolo) mostrano una completa assenza di guaine.
Fig.3
Entro il prossimo anno avremo la determinazione analitica anche dell’Acido lattico; questo studio è un piccolo grande tassello nella codificazione del rapporto “stress e capelli”.
Sul Giornale italiano di Tricologia di questo mese è presente l’articolo completo della ricerca condotta in collaborazione con l’Università di Camerino (per iscrizioni alla Sitri: www.sitri.it)
Qualche anno fa feci “un’indagine” sui cosiddetti venditori di false promesse in collaborazione con la Federconsumatori. Il fatto che non fossi conosciuto e che il mio primo libro non fosse ancora pubblicato mi permise di compiere l’indagine in prima persona. Le pubblicità sulle reti locali e sui giornali a volte con tiratura nazionale mi avevano spinto a effettuare questa faticosa ma divertente ricerca sui centri tricologici. Lo scopo principale era quello di far sapere al lettore in che cosa consistevano le terapie, se era presente un medico, quanto costavano i trattamenti e da chi venivano effettivamente effettuate le visite.
I risultati della mia ricerca erano stati veramente interessanti, giacché il mercato legato ai problemi di capelli è molto redditizio e le sedi presenti in Italia sono centinaia. I costi erano e sono elevatissimi, dai 400 ai 5000 euro per terapie senza basi scientifiche.
Medico, tricologo professionista o venditore di false promesse?
In nessuna sede ero stato visitato da un medico (tranne una), nessuno di questi signori aveva specificato esattamente le terapie e solo dopo le mie ripetute insistenze avevo avuto alcune sospettose risposte:
“trattamenti composti da formulazioni speciali che agivano in associazione tra loro (ma senza specificare che sostanze fossero)“; qualcuno, dopo le mie insistenze mi confessava che si trattavano di fiale di propoli e pappa reale, trattamenti con ozono e impacchi di argilla, massaggi e pompaggio con ventose, il tutto per dei costi esagerati e ingiustificati. Spesso le fiale miracolose venivano preparate ad hoc per me in Svizzera per soli 2300 euro!!
Alcuni mi avevano proposto di pagare in nero e in contanti la metà della cifra pattuita, ma quanta fatica sapere il prezzo finale! Altri ancora mi hanno proposto contratti con penali da risarcire in caso di rinuncia dell’accordo. È bene dunque non firmare niente e far attenzione a non farsi ingannare.
Ultimamente ha preso piede il bussines degli autotrapianti low cost, questi centri al di fuori dei confini italiani ma con agenzie di viaggi nel nostro paese, promettono risultati eclatanti puntando tutto sui prezzi stracciati, facendo vedere su internet i risultati prima e dopo di attori americani e di personaggi dello spettacolo come che fossero attinenti in qualche maniera alla loro attività.
L’intervento di autotrapianto va effettuato da un chirurgo della calvizie altamente specializzato, un anestesista e infermieri iper qualificati. Occhio alle fregature
La cosmetologia è una disciplina seria, che può dare buoni risultati per quanto riguarda la prevenzione e il miglioramento estetico dei capelli se effettuata da operatori qualificati. I prezzi non possono e non devono raggiungere le migliaia di euro
Se volete raccontarmi una vostra esperienza con i venditori di false promesse potete scrivermi al mio indirizzo e-mail o mandarmi un messaggio privato su facebook o twitter (Fabrizio Fantini)
adifesadelconsumatore@gmail.com
Il tutto rimarrà rigorosamente anonimo
Riassumendo
Diffidare di promesse miracolose
• Chiedere se verrà fatta una visita da un medico (a volte ti dicono che il medico c’è, ma nel tuo caso non c’è bisogno della sua presenza)
• Visite e valutazioni diagnostiche sono di pertinenza del medico
• Farsi spiegare di che tipo saranno le terapie
• Non firmare contratti senza avere ben letto le clausole
• Diffidare di preventivi con costi eccessivi
• Accettare un trattamento cosmetico solo a prezzi ragionevoli
Affidarsi a medici e tricologi affidabili, il più delle volte iscritti alla società più conosciuta a livello Europeo, la Società Italiana di Tricologia. Sì, anche in questo campo l’Italia è all’avanguardia
Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.