Terzo pilastro: Individuare e risolvere il Telogen effluvium ♀♂

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La calvizie comune e il telogen effluvium: due scomodi alleati

Abbiamo visto come il DHT sia “l’esecutore materiale” del messaggio genetico per la calvizie. Molti geni sono coinvolti nel determinare l’insorgere della alopecia androgenetica. Ogni individuo eredita dai genitori e dai nonni più o meno  geni predisponenti che influenzeranno l’età di esordio e la gravità della calvizie comune.

Alla nascita sarà già scritto che nella sgradita “lotteria” chi avrà più numeri estratti (geni per la calvizie) sarà in questo caso meno fortunato (maggior gravità e precoce esordio). Il sesso maschile naturalmente è in questo caso svantaggiato in quanto il messaggio genetico è legato alla presenza di androgeni e quindi il numero di geni necessari per la calvizie è minore rispetto alla donna. E’ stato dimostrato che il  tasso di testosterone nel sangue di uomini con o senza calvizie sono pressoché identici e comunque non sono necessari livelli extrafisiologici di ormoni maschili per determinare la calvizie comune.:

Purtroppo è ormai risaputo che l’uomo calvo non è più virile dell’uomo con i capelli e quindi in questo caso non vale neanche il proverbio “sfortunati al gioco, fortunati in amore”!!

Oltre che contrastare la dermatite seborroica, forfora e infiammazione è fondamentale individuare e risolvere un eventuale telogen effluvium perdita temporanea di capelli che contribuisce a peggiorare la calvizie. 

Spesso alla calvizie comune si associa il telogen effluvium. Ma che cos’è il telogen effluvium? Il telogen effluvium consiste in una caduta diffusa e copiosa di capelli nella fase di riposo (telogen). Un’anemia, l’azione di alcuni farmaci, lo stress, uno stato febbrile e alcune malattie interferiscono con l’attività mitotica delle cellule germinative della matrice. A causa di questi fattori dannosi, numerosi follicoli su tutto l’area del cuoio capelluto si “rifugiano” prematuramente nella fase di riposo (telogen) per poi cadere insieme dopo tre mesi. Il follicolo entra forzatamente nella fase di riposo superando l’insulto senza ulteriori danni…

Troverai il capitolo completo sul telogen effluvium da pagina 6 a pagina 14 di “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli”tecniche nuove edizioni:

in questo capitolo troverai anche lo screening per individuare la predisposizione genetica alla calvizie comune

Un libro sui capelli e sulla calvizie dedicato agli utenti. Una capacità; di scrittura invidiabile. Un linguaggio semplice e di estrema chiarezza Una accurata ricerca sul campo fra veri esperti e venditori di promesse. Il libro del dr. Fantini offre al lettore una bussola con cui orientarsi e dirigersi, per navigare in quel mare di incertezze che è la tricologia“.

Prof. Andrea Marliani Endocrinologo e Dermatologo

Direttore scientifico della Società Italiana di Tricologia

Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini

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Dermatite seborroica, forfora e capelli grassi, nemici di una chioma splendente

Dermatite seborroica, forfora e capelli grassi, nemici di una chioma splendente

Dermatite seborroica

La dermatite seborroica è un’affezione che si sviluppa, nei soggetti predisposti geneticamente, in concomitanza con lo stress, il clima umido, l’alcolismo e l’assunzione di cibi ricchi di grassi saturi. Contrariamente a quanto spesso si legge, però, non è che mangiando grassi questi si depositino sul cuoio capelluto rendendolo untuoso! I grassi sono precursori di ormoni locali che stimolano, diciamo così, l’infiammazione, la vasodilatazione o la vasocostrizione, e quindi anche il buon funzionamento della ghiandola sebacea. Più frequente nel sesso maschile, la dermatite seborroica provoca untuosità, capelli e cute grassa, a volte con forfora e piccole lesioni eritematose.

Il grasso e l’untuosità del cuoio capelluto diventano terreno fertile per la proliferazione di microrganismi a loro volta mediatori dell’infiammazione. È per questo motivo che la dermatite seborroica può peggiorare la calvizie, anche se i due fenomeni non sono per forza associati.

La dermatite seborroica si cura con degli shampoo medicati antifungini, su indicazione del dermatologo.

Forfora e capelli grassi

La seborrea e i capelli grassi si differenziano dalla vera e propria dermatite seborroica perché in questo caso non si manifesta eritema e infiammazione. I capelli e il cuoio capelluto si presentano untuosi e difficili da pettinare. Negli ultimi anni la presenza di shampoo per lavaggi frequenti con tensioattivi meno aggressivi ha permesso di affrontare e risolvere più facilmente questo problema.

La forfora consiste in una desquamazione eccessiva delle cellule della cute, con aumento del turnover riproduttivo, il che provoca un eccesso di strati cutanei con formazione delle classiche squame biancastre, le quali possono essere grasse o secche e in parte adese alla cute.

La desquamazione della cute può essere provocata dalla dermatite seborroica, da shampoo troppo aggressivi, dallo stress eccessivo, dall’applicazione non corretta di tinture o dal cloro delle piscine. Anche in questo caso l’utilizzo di shampoo antifungini, abbinato a shampoo per lavaggi frequenti, potrà essere una strategia vincente.

Consigli per contrastare forfora e seborrea

  • Lavare spesso i capelli con shampoo per lavaggi frequenti alternati eventualmente a shampoo medicati antiseborroici (una sola applicazione).
  • Per la forfora secca può essere anche utile utilizzare shampoo con sostanze idratanti ed emollienti.
  • Evitare l’utilizzo di shampoo troppo aggressivi, cosmetici inadeguati, sostanze inquinanti ed esposizioni eccessive ai raggi ultravioletti.
  • Non asciugare i capelli con aria troppo calda.
  • Non abusare di alcol.
  • Evitare un’alimentazione troppo ricca di grassi e fritti, cioccolato e nocciole.
  • Consumare maggiori quantità di pesce “grasso” (sgombro, tonno, merluzzo ecc.) ricco di omega 3.
  • Bere tè verde.
  • Consumare molta frutta e verdura di stagione.
  • Controllare lo stress con meditazione e attività fisica.
  • Evitare l’uso eccessivo di gel e gommine

Tratto da: Fabrizio Fantini, Prevenire e contrastare la caduta dei capelli

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Caduta dei capelli e telogen effluvium in “pillole”

Caduta dei capelli e telogen effluvium in “pillole”

E’ una situazione molto frequente in tricologia. Clinicamente si manifesta con una copiosa caduta dei capelli che si evidenzia durante il lavaggio, al mattino sul guanciale, durante la spazzolatura dei capelli. Per diagnosticarla occorre escludere altre cause con una accurata anamnesi e visita con aiuto del videomicroscopio.

E’ dovuta ad una sincronizzazione del ciclo del capello dovuta a svariate cause: farmaci, eventi stressanti malattie sistemiche, squilibri nutrizionali. Qualunque sia la causa, va ricercata 3-4 mesi prima delle manifestazioni cliniche. Il diradamento conseguente interessa tutto il cuoio capelluto. Se coesiste Alopecia Androgenetica è più marcato in sede fronto/temporale ed al vertice. Le possibilità di una ricrescita dei capelli sono del tutto conservate.

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La ricrescita è spontanea se la caduta è stata conseguenza di una causa acuta e transitoria, altrimenti occorrerà individuare questa causa e correggerla di conseguenza.

 Calvizie comuneTelogen effluvium  
SintominessunoA volte dolore al capo tipo “a puntura d’aghi”  
EsordioMancanza di ricordoRicordo preciso  
Qualità dei capelli cadutiVarie dimensioni di capelli miniaturizzatiCapelli normali    
Quantità capelli caduti< 100 al giorno100-400 al giorno  
DecorsosubdoloAllarmante  
DiradamentoZona temporale e del verticeDiffuso  

Tabella: Differenze tra Telogen  effluvium e Alopecia androgenetica. Spesso le due affezioni sono associate tra loro, tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelliTecniche Nuove (pagina 17)

Minoxidil scheda tecnica

“Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” tecniche nuove edizioni lo puoi trovare in tutte le librerie

Gli esami di laboratorio utili sono pochi e andranno indirizzati a ricercare una eventuale carenza di ferro o disturbi tiroidei.

La situazione può essere complicata dalla concomitante presenza di Dermatite Seborroica o di Alopecia Androgenetica. In questo caso la programmazione terapeutica andrà effettuata tenendo in considerazione queste eventuali situazioni concomitanti.

Clicca anche su “Perchè lo stress fa perdere i capelli?

Essenziale creare un rapporto di fiducia col paziente che deve sentirsi sostenuto anche nelle sue difficoltà psicologiche, sempre presenti o come causa o come effetto della caduta diffusa dei capelli.

Autore dell’articolo

Dott. Giovanni Tonelli, dermatologo
Membro della Società Italiana di Tricologia
Imola (Bo)

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Troverete il capitolo completo su Telogen effluvium e Alopecia androgenetica da pagina 6 a pagina 18 di Prevenire e contrastare la caduta dei capelli-in tutte le librerie

Resveratrolo e capelli

Resveratrolo e capelli

Il resveratrolo è un polifenolo molto studiato in questi ultimi decenni grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, antivirali e antinvecchiamento.

Nella nostra lotta contro il diradamento dei capelli non può mancare una sostanza così ricca di proprietà benefiche per l’organismo, in grado di garantire il meraviglioso e complesso equilibrio metabolico del nostro corpo. Sappiamo bene che la prima regola per garantire la salute della pelle e dei capelli è quella di mantenere in perfetto equilibrio l’omeostasi del nostro organismo

Il resveratrolo è in grado di contrastare le dislipidemie, riducendo il colesterolo LDL e i triglicerdidi. Grazie alla sua azione “epigenetica” riduce la glicemia e in vitro ha dimostrato di contrastare la proliferazione delle cellule tumorali modulando l’apoptosi cellulare (morte programmata)

Il resveratrolo è in grado di ottimizzare il metabolismo energetico del mitocondrio, la centralina energetica delle nostre cellule di cui parleremo ampiamente più avanti.

Il Resveratrolo si trova nel vino rosso, nel cacao, nelle arachidi, nel mirtillo nelle radici del Poligonum cuspidatum. A parte quest’ultimo le quantità presenti in queste fonti alimentari sono minime (e in alcuni vini rossi non superano 2 mg/l) e sembrano non essere sufficienti per un effetto biologico, il vero problema è che il Resveratrolo è poco solubile in acqua, quindi scarsamente biodisponibile. la maggior parte degli studi sono stati effettuati in vitro, mentre le cose cambiano in vivo con dati contrastanti da soggetto a soggetto.

Eppure anni fa il così detto “paradosso francese” dimostrò che nelle popolazioni della valle dove veniva coltivato il Bordeaux la popolazione aveva un rischio minore di eventi cardiovascolari anche se consumava cibi ad alto contenuto di grassi saturi.

Sembrava che il beneficio ottenuto fosse dovuto al resveratrolo e agli altri componenti naturali che riuscivano a ad agire in sinergia tra loro. Ulteriori studi non hanno mai fatto chiarezza sulla reale efficacia del vino rosso, in ogni caso essendo una bevanda alcolica non bisogna berne più di due bicchieri al giorno.

Molti centri di ricerca hanno cercato di formulare delle preparazioni nutraceutiche a partire dal Poligonum Cuspidatum. La dispersione solida di resveratrolo supportata da particelle di idrossido di Magnesio ha dimostrato di aumentare la concentrazione totale di resveratrolo nel sangue rispetto a quei soggetti che avevano assunto la stessa quantità di resveratrolo puro. Gli studi sono stati effettuati da una equipe dell’Università di Perugia e pubblicati nel 2019 sul Journal Botechnology 2019, in Press. Il gruppo di ricerca ha dimostrato che con questa formulazione innovativa finalmente il resveratrolo estratto dal poligonum cuspidatum è attivo e riesce a espletare anche in vivo la sua azione benefica.

Il Resveratrolo ha dimostrato di inibire le prostaglandine PGD2, tra le maggior responsabili della calvizie insieme al Dht in quanto in grado di aumentare l’infiammazione a livello delle cellule staminali del Bulge, non sono comunque ancora stati effettuati studi specifici sul cuoio capelluto e sulla alopecia androgenetica

La prostaglandina PGD2 inibisce la neogenesi dei follicoli piliferi indotta da ferita tramite il recettore Gpr44. Journal of Investigative  Dermatology. Aprile 2013. Autori: Nelson AM, Loy DE, Lawson JA, Katseff AS, Fitzgerald GA, LA Garza. Dipartimento di Dermatologia, Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, MD, USA.

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Vitamina C e capelli

Vitamina C e capelli

Vitamina C

La vitamina C merita un discorso a parte in quanto è una delle vitamine più importanti per il nostro organismo.

L’uomo, la cavia e anche gli altri primati non sono in grado di sintetizzarla e quindi occorre introdurla con la alimentazione tutti i giorni, in quanto il suo apporto costante contribuisce a mantenerci in salute.

La vitamina C interviene in numerosi processi metabolici e enzimatici del nostro organismo, stimola il sistema immunitario permettendoci di reagire meglio agli agenti batterici e virali.

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Contribuisce alla formazione del collagene, costituente fondamentale del tessuto connettivo della pelle, delle ossa e dei denti.

E’ coinvolta nella produzione degli ormoni surrenalici (adrenalina), della carnitina, degli acidi biliari, nella liberazione delle prostaglandine, sostanze mediatrici dell’infiammazione e nel metabolismo dell’istamina, molecola responsabile di numerose reazioni allergiche. 

  La vitamina C ha anche una forte azione antiossidante per cui protegge l’organismo e anche i nostri capelli dai danni dei radicali liberi.  È in grado di contrastare la formazione di nitrosammine  sostanze responsabili di alcuni tumori. Infine permette l’assorbimento del ferro, la cui carenza è una delle cause più frequenti di telogen effluvium.

  • Blocca l’azione dei radicali liberi ossigenati quali il superossido, l’idrossile e il radicale ossigeno
  • Potenzia il sistema immunitario; si può, infatti, considerare una vitamina “antistress”
  • Ha una azione di prevenzione di alcuni tumori, in quanto blocca le nitrosammine
  • Modula la sintesi delle prostaglandine, sostanze mediatrici dell’infiammazione
  • Favorisce l’assorbimento del ferro

La vitamina C va introdotta con l’alimentazione tutti i giorni e abbondantemente, perchè si distrugge facilmente con il calore, la luce e l’ossigeno. Le fonti principali sono la frutta e la verdura e in particolare gli agrumi come le arance e i limoni.

I casi di leggere carenze di vitamina C sono più frequenti di quello che pensiamo, in quanto esistono altri fattori che contrastano la sua azione, primo fra tutti il fumo che è in grado di raddoppiare o triplicare il fabbisogno.

Anche lo stress, gli antibiotici e gli estrogeni sono nemici della vitamina C. L’aspirina invece ne provoca una maggior eliminazione. Il consiglio è quello di mangiare frutta e verdura di stagione appena comprata o di conservarla in frigo al massimo per qualche giorno. Per la cottura sarebbe meglio utilizzare il forno micronde o cuocere a vapore.

Il fabbisogno giornaliero varia tra i 50-60 ai 100 mg e supplementazioni di vitamina C anche superiori possono essere solo utili. Naturalmente non bisogna esagerare!

Fabbisogno vitamina C
  60-100 mg al giorno  

La vitamina C in eccesso (oltre i 3 gr/die) viene eliminata con le urine e se si fanno cicli di cure prolungate (sotto controllo medico) con alti dosaggi è importante calare la dose in maniera graduale se no si potrebbe incorrere a sintomi simili a quelli carenziali.

Dosi troppo elevate potrebbero causare disturbi gastrici e formazione di calcoli renali di acido urico e ossalico (non superare 10 gr/die), non esiste comunque in pratica una ipervitaminosi da vitamina C.

Sostanze favorevoli   Vitamine del gruppo B  Sostanze dannose   Fumo, estrogeni, aspirina, calore, luce, aria, antibiotici e aspirina Sintomi da carenza   Astenia, affaticamento, minor resistenza alle infezioni, emorragie nasali e gengivali, dolori ossei e muscolari

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Come usare le polverine per nascondere il diradamento

Come usare le polverine per nascondere il diradamento

In attesa che le terapie producano il loro effetto o dopo un trapianto è molto utile l’utilizzo di polverine di cheratina. Sono utili per coprire il diradamento in un momento di bisogno, in occasione di un colloquio di lavoro o se dobbiamo partecipare a un incontro pubblico e siamo preoccupati per la nostra capigliatura un po diradata

Come ho detto sono prodotti a base di cheratina e altri componenti che si legano elettrostaticamente ai capelli e si depositano sul cuoio capelluto rendendo più spessi i capelli più sottili e coprendo le aree lucide e più rade.

Questi prodotti vengono utilizzati da personaggi dello spettacolo e della televisione per coprire il diradamento. Possono essere utili per coprire i capelli dopo intervento di autotrapianto perché non si vedano le crosticine rimaste dopo i primi giorni.

K-Max
  • I capelli sembrano più folti perché le microfibre si legano elettrostaticamente ai capelli rimasti
  • Funziona bene anche i casi di ampio diradamento, ma non nelle aree completamente prive di capelli o vellus    
  • Si applicano con i capelli asciutti o umidi, successivamente ci si può pettinare e rimuovere le fibre in eccesso
  • Vengono rimossi facilmente con lo shampoo
  • Esistono varie tonalità di colori
  • Questi prodotti si presentano sotto forma di una polverina secca
  • costano poco (dai 15 ai 40 euro)
  • Se volete invece un risultato che duri nel tempo (circa due anni), meglio optare per la Tricopigmentazione

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2 Perchè la salute dei capelli è una cosa molto seria

2 Perchè la salute dei capelli è una cosa molto seria

Torniamo alle Veneri del paleolitico, ma se facessimo viaggiare a ritroso nel tempo fino ai tempi della Venere di Brassempouy una agguerrita equipe di chirurghi della calvizie, quale sarebbe l’ideale di capigliatura da realizzare, l’attaccatura in voga a quei tempi? La nostra equipe di chirurghi avrebbe una bella gatta da pelare e queste sarebbero le capigliature da riprodurre a quei tempi!!!!

Venere di Brassempouy (30.000 anni fa)

Ora a parte le battute di spirito e l’impossibilità di arrivare a delle attaccature frontali così “basse” già trentamila anni fa la capigliatura aveva acquisito  un chiaro significato simbolico. Le finalità sacre e magiche della Venere-dea madre sono ulteriormente accentuate da una capigliatura con “permanente!!!

Nel medioevo gli usi e i costumi cambiano in maniera radicale. La Chiesa costringeva le donne a stare con i capelli coperti da un copricapo o da una cuffia annodata sotto il mento. Gli uomini adottavano tagli corti.

Nel Rinascimento le acconciature delle nobil donne erano ricche di ornamenti, i capelli venivano raccolti con fasce impreziosite da monili e diademi, oppure lasciati lunghi dietro le spalle e sempre acconciati con cura e maestria.  Nel 1600 nella corte di Francia comincia  l’era delle grandi parrucche e dei posticci. Re luigi XIII, per coprire la sua calvizie incipiente indossa in pubblico una delle prime parrucche.

La rivoluzione francese cancella i fasti e i privilegi materiali delle dame di corte e per almeno una quarantina  di anni si bandirono ciprie, belletti e acconciature sontuose e bizzarre. nelle classi più agiate la moda delle capigliature raffinate verticali resistette fino agli inizi del 900. Verso gli anni venti del secolo scorso cominciò la moda dei capelli alla maschietta e l’uso costante della permanente.

Busto di Giulio Cesare

Nel proseguire del XX secolo con l’avvento del cinema e della televisione i modelli da seguire e le pettinature da riprodurre cambiano con una velocità mai vista. Se nell’antichità un certo tipo di acconciatura poteva durare secoli o decenni le tendenze di oggi hanno vita assai più breve così come i protagonisti nel firmamento di celluloide.

I punti di riferimento  da imitare e seguire non sono più i grandi faraoni e le regine dell’antichità, ma le dive del cinema o i grandi campioni dello sport. Un caso emblematico di cosa voglia dire perdere i capelli per un divo dei giorni nostri è la vicenda di Andrè Agassi, uno dei più grandi campioni della storia del tennis e idolo delle ragazzine fin da giovane anche grazie alla sua chioma fluente.

Nefertiti copriva la calvizie con il suo famoso copricapo verticale, luigi XIII re di Francia istituì addirittura la moda delle parrucche per giustificare la sua, Giulio Cesare si difendeva dal diradamento con la pettinatura classica e con la corona d’alloro.

Ora i tempi sono cambiati e un giovane di vent’anni può affrontare le terapie anticalvizie con maggior fiducia grazie ai nuovi farmaci e alle sofisticate tecniche chirurgiche. Senza più criteri rigidi e severi che imponeva la società organizzata in classi sociali ben definite, gli uomini e le donne di oggi possono scegliere l’acconciatura preferita e esprimere la propria individualità in maniera libera e personale.”

Tratto da “Le singolari differenze simboliche delle acconciature nella storia e nell’arte” Fabrizio Fantini leggi la prima parte

PREVENIRE E CONTRASTARE LA CADUTA DEI CAPELLI-TECNICHE NUOVE EDIZIONI

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Tutto sulla carnitina: seconda parte

Tutto sulla carnitina: seconda parte

Il ruolo della carnitina è stato ormai evidenziato in più di cent’anni di studi di biologia molecolare, di genetica e clinica. Ogni anno vengono pubblicati circa 400-500 studi sulla carnitina e sono presenti in letteratura più di 15000 articoli sul duplice ruolo di questa molecola dalla struttura molecolare così semplice. Nutriente e farmaco allo stesso tempo, i suoi deficit primari sono incompatibili con la vita mentre quelli secondari possono compromettere seriamente la fisiologia e il metabolismo del nostro organismo. Tutto ciò ha potuto mettere in luce le qualità della carnitina come strumento terapeutico a volte indispensabile in numerose patologie metaboliche.

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Mi fa piacere ricordare un grande protagonista di questi ultimi 50 anni di ricerca in Italia, il dottor Claudio Cavazza. Purtroppo scomparso già da qualche anno, è stato uno dei grandi artefici nello sviluppo della ricerca sul sistema delle carnitine.

Silvio Cavazza presidente dell’industria farmaceutica Sigma-tau fin dagli anni 60 credette fortemente alla ricerca e alle sue applicazioni terapeutiche, le sue parole non hanno bisogno di commenti e ci confermano il suo impegno nel campo delle malattie rare e metaboliche:

“Mi commosse un volume dell’Associazione dei malati di deficienza di Carnitina statunitense: tutti i bambini che sembravano condannati a morte e che, dieci anni dopo, mi hanno dedicato un libro con le loro fotografie. Un ragazzo canadese era diventato anche campione olimpionico. Sono riconoscimenti che non si dimenticano, che ci appagano e ci riempiono il cuore più di un punto aggiuntivo di profitto.” Claudio Cavazza

Numerosi studi sulle carenze primarie di carnitina e sulla sindrome dell’X fragile hanno aperto nuovi orizzonti nell’ambito della cura delle malattie rare. La sindrome dell’X fragile è dovuta a una mutazione sul cromosoma X del gene FMR1. L’amplificazione di un tratto del gene composto dalla tripletta CGG viene ulteriormente modificata con una metilazione epigenetica. La disabilità cognitiva dovuta alla mancanza della trascrizione della FMRP, proteina coinvolta nella rete sinaptica neuronale, provoca gravi disturbi nel comportamento e nell’apprendimento. L’assunzione di acetil-carnitina donando gruppi acetile ha permesso di correggere in parte questa disfunzione epigenetica, migliorando la capacità di attenzione e diminuendo l’iperattività in bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni.

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Le applicazioni terapeutiche più importanti della carnitina nel campo cardiovascolare riguardano il post infartoe la angina pectoris. In questa tipologia di pazienti la supplementazione di 2 grammi al giorno di l-carnitina ha ridotto la necrosi delle cellule cardiache, diminuendo anche l’incidenza di angina e di insufficienza cardiaca. In effetti, l’ischemia provoca una diminuzione dei livelli endogeni di carnitina libera e un’alterazione metabolica della cellula miocardica che come sappiamo ha come substrato energetico principale gli acidi grassi. Nei pazienti dializzati spesso si ha una carenza secondaria, dovuta alla perdita del 70% della carnitina presente nel sangue. La maggior parte della carnitina viene riassorbita nel sangue da parte dei reni e un loro mal funzionamento ne provoca una ulteriore perdita. Le dialisi ripetute provocano una carenza di carnitina che provoca un depauperamento delle riserve muscolari. La somministrazione di 20mg/kg endovena di l-carnitina ha permesso di far ritornare i parametri biochimici dello stress ossidativo nella norma.

Deficit di carnitina si hanno anche nella sindrome di Fanconi, una malattia metabolica che provoca ritardo della crescita, rachitismo e osteomalacia. Tutto questo è dovuto a un mal funzionamento del trasporto di proteine, acido urico, elettroliti a livello del tubulo renale Una carenza ematica di carnitina si ha anche in pazienti trattati con valproato e pivampicillina.

 La carnitina sotto forma di propionil-carnitina è utile anche nella claudicatio intermittens. La claudicatio intermittens è una vasculopatia dovuta ad arteriosclerosi dei vasi periferici. In questi pazienti la carnitina riduce l’insorgenza di crampi e aumenta la distanza percorsa a piedi senza sforzo e dolore. Nei pazienti trattati con gli antitumorali antraciclina e doxorubicina, la somministrazione di carnitina ha contrastato il danno epatico causato da questi farmaci, mantenendo nel range sia i parametri biochimici importanti come la bilirubina, la fosfatasi alcalina e il rapporto nitrati/nitriti sia contrastando lo stress ossidativo aumentando la superossidodismutasi, la glutadione dismutasi e altri antiradicali liberi importanti.

 L’acetil carnitina ha anche l’indicazione nelle neuropatie periferiche, nelle sciatalgie e nel tunnel carpale in quanto ha una azione neurotrofica, antinfiammatoria e antidolorifica. La acetil-carnitina induce l’espressione dei recettori mGlu2 del sistema nervoso centrale che causano l’analgesia. È per questo motivo che ultimamente gli studi si sono concentrati sulla fibromialgia, sulla distimiae sugli effetti neurogenici, grazie alla sua azione epigenetica. La carnitina mantenendo efficiente la beta ossidazione degli acidi grassi è in grado di ridurre il metabolismo glucidico, aumentando l’energia disponibile per l’incremento della quota di acetili che entrano nel ciclo di Krebs, e impedendo l’accumulo di sostanze tossiche derivate dai prodotti di degradazione. Negli sport di resistenza l’incremento di carnitina con la dieta ha permesso il minor utilizzo di glicogeno muscolare del 55% riducendo del 44% la produzione di acido lattico e aumentando la performance fisica dell’11%, migliorando di fatto la tolleranza allo sforzo fisico.

Apoptosi delle cellule cheratiniche nella fase catagen e carnitina Negli ultimi decenni gli studi sull’apoptosi hanno portato nuove e importanti acquisizioni sia nel campo delle malattie degenerative che nello studio delle neoplasie. L’apoptosi o morte cellulare programmata permette la rigenerazione e il mantenimento delle cellule di un sistema. L’apoptosi si differenzia nettamente dalla Necrosi in quanto quest’ultima è un fenomeno patologico, in cui la cellula si distrugge in tutti i suoi componenti, provocando infiammazione delle cellule circostanti e una risposta infiammatoria di difesa da parte dell’organismo. Un aumento non fisiologico dell’apoptosi provoca degenerazione cellulare e perdita di cellule, come ad esempio nel morbo di Parkinsons mentre un calo dell’attività apoptotica innesca un aumento incontrollato della riproduzione cellulare, processo base dell’innesco delle neoplasie. L’apoptosi è fondamentale anche nella regolazione del sistema immunitario e dei linfociti B e T. La maggior parte dei linfociti immaturi e pronti a sensibilizzarsi presentano pericolose affinità a molecole dell’organismo e vengono eliminati grazie al processo apoptotico.

Le cellule sottoposte a apoptosi subiscono un processo di degradazione progressiva che permette all’organismo di minimizzare la produzione di sostanze nocive e di scatenare processi infiammatori. Specifiche peptidasi, denominate caspasi, vengono attivate all’interno del citoplasma per digerire le proteine del citoscheletro, viene degradata la cromatina e le molecole di DNA sono frammentate e si riuniscono nei corpi cromatinici, la cellula viene poi fagocitata. L’apoptosi è quindi fondamentale per mantenere l’omeostasi cellulare. Il nostro organismo ha bisogno di rinnovare circa 50-70 miliardi di cellule al giorno. In un anno si ha un rinnovo completo delle cellule del nostro corpo, le cellule epiteliali e del sangue vengono costantemente rinnovate a partire dai loro progenitori staminali. Per quanto riguarda il follicolo pilifero, grazie all’analisi ottica con luce polarizzata sappiamo bene come sia importante la fase catagen, in questa fase delicata del ciclo del capello le cellule cheratiniche della matrice vanno in apoptosi, cessano l’attività mitotica ma non completamente quella metabolica. Anzi la fase Catagen prepara la successiva fase Anagen con una specifica attività endocrinometabolica. La stessa istologia del sacco formato dalla guaina epiteliale esterna conferma queste ipotesi. Nella fase catagen la risalita del capello permette di innescare l’attivazione delle cellule staminali del bulge che hanno anche la possibilità di utilizzare il glicogeno depositato nel sacco per iniziare le fasi iniziali dell’Anagen. Un perfetto funzionamento dei processi apoptotici permette alla struttura del follicolo pilifero in Catagen di preparare in maniera efficace la corretta crescita del capello in fase anagen. Grazie agli studi di Foitzki si vedrà in seguito come la carnitina sia in grado modulare l’apoptosi cellulare mantenendo integro il delicato ricambio delle nostre cellule, rendendo efficiente il metabolismo energetico, impedendo l’infiammazione e aumentando la crescita del capello in anagen.

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Prof. Andrea Marliani Endocrinologo e Dermatologo

Direttore scientifico della Società Italiana di Tricologia

Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini

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Acetil-carnitina e azione epigenetica, una nuova frontiera da esplorare Ormai da una decina di anni i biologi stanno studiando una serie di meccanismi mediante i quali l’ambiente altera l’espressione dei geni senza modificare l’informazione di base. Viene modificato il grado di attività dei geni e queste modifiche vengono definite epigenetiche. Eric J.Nestler, professore di neuroscienze e direttore della Friedman Brain Institute al Mount Sinai Center di New York studia questi meccanismi a livello del sistema nervoso centrale. Il DNA è avvolto come un filo di un gomitolo attorno a un grappolo di proteine, gli istoni, che a loro volta sono organizzati insieme al DNA nella cromatina. L’impacchettamento intorno agli istoni conserva l’ordine e le sequenze dei geni e modula il grado di espressione del messaggio genetico. Il DNA avvolto sul gomitolo formato dalle proteine istoniche si rilascia nel momento in cui il messaggio genetico viene trascritto dall’RNA mentre si condensa maggiormente quando viene ridotta l’attività genica. Si è visto come una cromatina più acetilata rimane in uno stato più aperto e quindi il messaggio genetico può essere trascritto più facilmente, mentre una maggiore metilazione frena l’attività genica. Modifiche esterne come lo stress, l’uso di sostanze stupefacenti, e molti altri agenti esterni possono modificare l’espressione genica che si avvale dei marcatori metilici e acetile per disattivare o indurre la trascrizione genica. “I farmaci che preservano la copertura degli istoni con i gruppi acetile esercitano un potente effetto antidepressivo”. Qui entra in gioco la carnitina che come Acetil-Carnitina è in grado di donare i gruppi acetile nel cellule nervose del cervello e anche nel follicolo pilifero. Sappiamo bene che uno dei compiti principali della carnitina è quella di donatore di gruppi acetile. Anche l’acetilazione istonica è controllata dall’azione di acetiltransferasi.

L’Acetil Carnitina passa da citosol al nucleo, dove si converte in Acetil-CoA dall’enzima carnitina acetiltransferasi nucleare. Questa acetilazione permette un rimodellamento della cromatina a livello dei geni regolatori dello stress. In alcune zone dell’ippocampo lo stress può ridurre la neurogenesi di alcune aree del cervello (ippocampo) che sono in grado di differenziare le cellule staminali adulte in nuovi neuroni granulari ippocampali. Studi preliminari hanno dimostrato per la prima volta come l’Acetil-Carnitina donando gruppi acetile, possa potenziare il differenziamento delle cellule staminali dell’ippocampo in neuroni adulti.

Carnitina e calvizie

 Il problema della calvizie e degli effluvi è considerata da molti medici e ricercatori un aspetto secondario della salute e sottovalutano le potenzialità in questo campo. Le scarse conoscenze in questo settore non giustificano una banalizzazione. In realtà la minuscola struttura pilo-sebacea è un laboratorio endocrino molto complesso in cui i controlli steroideo, metabolico e autocrino-paracrino devono funzionare perfettamente all’unisono. È per questo motivo che le patogenesi delle alopecie sono ancora in gran parte sconosciute, studi approfonditi sulla fisiologia del follicolo pilifero potrebbero portare a importanti acquisizioni nel campo della medicina e della ricerca scientifica. La carnitina, come ho accennato precedentemente, è fondamentale per la produzione di energia, regolando il metabolismo delle cellule viventi non solo trasportando acidi grassi nel mitocondrio ma svolgendo una infinità di compiti nell’ambito dei processi fisiologici degli organismi viventi. Nell’ambito tricologico i primi studi effettuati sul metabolismo del follicolo pilifero confermano che la carnitina è in grado di diminuire l’infiammazione e i radicali liberi, che come sappiamo, accelerano il decorso della alopecia androgenetica.

Modulando l’apoptosi delle cellule cheratiniche del follicolo pilifero, è in grado di mantenere efficiente la così delicata fase catagen del ciclo del capello. Avere a disposizione un nutriente privo di effetti collaterali e sovradosaggi, in grado di essere benefico per l’equilibrio metabolico dell’organismo e del ciclo del capello potrà diventare in futuro un nuovo strumento per prevenire le affezioni del cuoio capelluto.

Gli studi specifici sulla Carnitina e la calvizie sono stati effettuati dal dipartimento di dermatologia dell’Università di Amburgo (Foitzik K. 2007) e dall’ Advanced Restoration Technologies di Phoenix (USA, 2009).

La carnitina non partecipa solo al metabolismo del mitocondrio, ma anche nei processi antiossidanti e nello stress ossidativo. È in grado di ridurre il tasso di crescita della apoptosi nelle colture cellulari, è coinvolta nella regolazione dei fattori neurotrofici e neuroormonali.

In vitro la carnitina ma anche la acetil-carnitina hanno dimostrato di ridurre il TNF Alfa e le caspasi 3 e 7, modulando di fatto la apoptosi delle cellule cheratiniche a livello del follicolo pilifero già dopo solo 2 giorni dal trattamento. Nel sistema nervoso centrale l’azione della carnitina non perde la sua importanza, anche se la cellula nervosa utilizza prevalentemente glucosio come fonte energetica. In questo caso la carnitina agisce come antiossidante, antinfiammatorio, modulatore del metabolismo e della apoptosi.

 La L-Carnitina-tartrato costituisce una novità importante nella cura della alopecia androgenetica. La L-carnitina è un trasportatore di acidi grassi a livello del mitocondrio e indispensabile componente per il metabolismo energetico. Grazie all’utilizzo della microscopia ottica a luce polarizzata i gruppi di ricerca internazionali più avanzati hanno dato sempre più importanza al ciclo intermediodel capelli detto catagen (che non può essere individuato in maniera ottimale con il microscopio ottico). In questo stadio le cellule della matrice entrano nella loro morte programmata (apoptosi) e si preparano dopo il telogen a un nuovo anagen I.

La fase anagen VI che precede il catagen I e il catagen I si possono considerare le più delicate e le fasi chiave per il corretto ciclo del capello. Il catagen I infatti prepara il follicolo pilifero ad un nuovo ciclo; la fase anagen VI richiede una costante produzione di energia per il lungo periodo della crescita del capello. Si è visto come la carnitina in associazione al tartrato e alla serenoa repens promuove la crescita del capello in vivo e in vitro.

L-carnitina-Tartrato Ottimizza la fase catagen e l’apoptosi delle cellule del follicolo impedendo una prematura morte cellulare dei cheratinociti e della struttura follicolare. Stimola la crescita dei capelli in quanto aumenta la disponibilità di energia nella fase più importante anagen VI, proprio nel momento in cui la struttura del follicolo pilifero e i cheratinociti hanno bisogno di energia.

Agisce come antiinfiammatorio e antiossidante a livello del follicolo pilifero. La carnitina reprime l’espressione genica di LPS, lipopolisaccaride marcatore della via metabolica nello sviluppo dell’infiammazione a livello follicolare delle chimochine pro infiammatorie.

Questo articolo era stato scritto in ricordo del dottor Claudio Cavazza, fondatore della Sigma-tau farmaceutici. Tratto da il Giornale italiano di Tricologia, n.30 Aprile 2013 Fabrizio Fantini

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Il Microbioma del follicolo pilifero nei pazienti con Alopecia androgenetica

Il Microbioma del follicolo pilifero nei pazienti con Alopecia androgenetica

“Il nostro corpo è abitato da oltre 600 generi e 10.000 specie diverse di batteri, 10 volte più numerosi delle cellule del nostro organismo“: FALSO

Anche se questa affermazione è tratta da un articolo recente, esistono già da anni studi come quello di Roy Sender che confermano quanto sia importante sapere l’ordine di grandezza delle cellule e dei batteri del nostro corpo e che questo rapporto di 10:1 sia frutto di un errore di calcolo risalente agli anni 70!!!

Con le stime riviste per il numero di cellule umane (3.0 ∙ 10 13 ) e batteriche (3.8 ∙ 10 13 ) nel corpo, invece si può fornire una stima aggiornata sulla popolazione di maschi standard di 70 kg. Questo valore B / H di circa 1: 1 (con l’intervallo di incertezza associato) dovrebbe sostituire i valori 10: 1 o 100:1

Vai alla fine dell’articolo per leggere le conclusioni di Sender e collaboratori.

Ma veniamo al Microbioma del follicolo pilifero

La pelle e i capelli umani ospitano una vasta gamma di microrganismi e l’equilibrio tra le forme commensali e quelle potenzialmente dannose  è cruciale per la salute di pelle e capelli.

Il microbioma sulla superficie della pelle umana è stato ampiamente studiato, mentre esistono meno studi riguardo  quello del derma e del follicolo pilifero. E’ stato scoperto che i follicoli piliferi ospitano il 25% della popolazione microbica cutanea.

Gli studi di sequenziamento del DNA hanno rivelato l’esistenza di microrganismi all’interno del derma, mentre i follicoli piliferi e le ghiandole eccrine ospitano comunità microbiche distinte. Pertanto, esiste un grande potenziale nello studio del microbioma del follicolo pilifero.

Uno studio pubblicato nel 2019 sulla rivista scientifica Plos One ha dimostrato una maggior concentrazione di alcuni ceppi batterici (microbiota)  nei soggetti con Alopecia androgenetica rispetto al gruppo di controllo che non perdeva i capelli.

L’obiettivo principale era quello di capire almeno in parte il ruolo della microflora batterica nella alopecia androgenetica. Infatti, oltre che la Malassezia e le sue sottospecie, il cuoio capelluto umano presenta numerose specie batteriche differenti in concentrazione nelle varie zone del follicolo pilifero (papilla dermica, zona mediana con bulge e inserzione muscolo erettore del pelo e zona superiore dell’infundibolo). I pazienti arruolati con alopecia androgenetica erano 20, il gruppo di controllo 10.

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L’Istituto di Microbiologia medica e di dermatologia sperimentale dell’Università di Singapore ha anche analizzato il microbioma e le differenze geniche tra i vari ceppi. Nella zona intermedia dell’istmo era predominante il  Burkholderia spp, mentre nelle altre zone non c’erano differenze significative. Solo nella zona del vertice dei capelli miniaturizzati con alopecia androgenetica è stata riscontrata una maggior concentrazione di Propionibacterium acnes rispetto alle aree del vertice dei  soggetti sani senza perdita di capelli.

Ipotesi sul ruolo del Propionabacterium acnes

È stato a lungo ipotizzato che P. acnes sia coinvolto nella patogenesi dell’AGA: in questo studio segnaliamo per la prima volta un notevole aumento di P.acnes nei capelli miniaturizzati.

P. acnes è un comune patogeno opportunistico della superficie della pelle, ed è presente nel follicolo pilifero e nella ghiandola sebacea

Maggiori concentrazioni di  P. acnes sono state individuate nel cuoio capelluto normale senza lesioni di pazienti con dermatite seborroica.

L’iperplasia delle ghiandole sebacee nell’AGA può aumentare  la proliferazione di P. acnes in quanto il batterio si nutre di lipidi e acidi grassi. Come nell’acnes vulgaris, un’alterata composizione di sebo con un aumento dello squalene perossidato provoca la proliferazione di P. acnes e tali cambiamenti possono verificarsi anche nel caso di alopecia androgenetica

Il P. acnes induce  risposte infiammatorie ed è noto come uno dei fattori causali per l’acnes vulgaris. È dimostrato che la sua  virulenza nel follicolo pilifero causa la caduta dei capelli. Inoltre,come è stato sottolineato precedentemente,  è interessante notare l’aumento dell’abbondanza di P. acnes nei campioni occipitali, suggerendo la possibilità che un aumento del sebo nel cuoio capelluto possa causare cambiamenti nel microbioma.

Inoltre, l’analisi filogenetica ha rivelato che P. acnes comprende quattro ceppi distinti, ciascuno con delle differenze nell’indurre risposte infiammatorie e con diversi gradi di  virulenza. Saranno necessari ulteriori studi per capire il ruolo effettivo del P.acnes nella Alopecia androgenetica

Il microbiota cutaneo è l’insieme dei microrganismi simbiontici che occupa la pelle. Il microbioma è l’insieme dei geni del microbiota

Questo è un estratto dello studio pubblicato su PLoS One. 2019; 14(5): e0216330, dal titolo “Microbiome in the hair follicle of androgenetic alopecia patients

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Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.

E’ vietata la riproduzione  anche parziale degli articoli di questo sito e delle foto senza l’autorizzazione dell’autore e della casa editrice- tutti i diritti sono riservati Fabrizio Fantini- clicca qui per maggiori informazioni sulla pubblicazione “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli” nuova edizione-Tecniche Nuove Edizioni©

NOTA DELL’AUTORE

Purtroppo non solo nell’ambito giornalistico, ma anche scientifico si sta propagando la brutta abitudine del COPIA-INCOLLA causa di una diffusione di informazioni scientifiche errate in quanto l’autore non controlla realmente la fonte. l’onestà e il rigore scientifici dovrebbe essere sempre alla base della ricerca e della divulgazione scientifica e non frutto di una lacunosa ricerca bibliografica

Ron Sender e collaboratori, autori dello studio, concludono che il rapporto 10 a 1 tra batteri e cellule umane è falso, in realtà il rapporto è più vicino a 1:1

“Dovremmo preoccuparci del numero assoluto di cellule umane nel corpo o del rapporto tra cellule batteriche e cellule umane? L’aggiornamento del rapporto tra batteri e cellule umane da 10: 1 o 100: 1 a più vicino a 1: 1 non toglie l’importanza biologica del microbiota. Tuttavia, siamo convinti che un numero ampiamente affermato dovrebbe essere basato sui migliori dati disponibili, servendo a mantenere rigoroso il discorso biologico quantitativo.

 Lo studio dei numeri assoluti è rilevante anche per questioni biologiche specifiche. Ad esempio, uno studio recente ha mostrato come conoscere il numero di cellule in diversi tessuti possa essere un indicatore importante per comprendere la variazione del rischio di cancro tra i tessuti.

Altre applicazioni si riferiscono ai processi dinamici di sviluppo e accumulo di mutazioni. Infine, il tipo di focalizzazione numerica qui esercitata rivela e attira l’attenzione sulle lacune di conoscenza come la densità della popolazione batterica nel colon prossimale e quanto bene siano rappresentate dagli attuali metodi di analisi. Così, attraverso questo studio, siamo diventati consapevoli dei promettenti passi avanti nell’adempimento della massima delfica del “conosci te stesso” da una prospettiva quantitativa.

Ron Sender , Shai Fuchs , e Ron Milo “Stime riviste per il numero di cellule umane e batteriche nel corpo” Biol. 2016 ago; 14 (8): e1002533.Pubblicato online il 19 agosto 2016. Doi:  10.1371 / journal.pbio.1002533PMCID: PMC499

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Uno shampoo delicato di derivazione naturale formulato con principi attivi dalle proprietà purificanti, emollienti e lenitive. L’uso quotidiano dona sollievo al cuoio capelluto, aiuta a prevenire le irritazioni e il prurito.

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Confezione da 250 ml

Descrizione

Indicazioni:

Uno shampoo delicato di derivazione naturale formulato con principi attivi dalle proprietà purificanti, emollienti e lenitive. L’uso quotidiano dona sollievo al cuoio capelluto, aiuta a prevenire le irritazioni e il prurito e contribuisce al miglioramento della desquamazione e dell’equilibrio sebaceo.

  • Favorisce il bilanciamento del microbioma cutaneo (Carboidrati naturali ed estratto di Garcinia)
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Uso:

Applicare con un leggero massaggio una quantità sufficiente di prodotto sul cuoio capelluto inumidito. Risciacquare, ripetere l’operazione lasciando agire per 2-3 minuti, quindi risciacquare abbondantemente.
Evitare il contatto diretto con gli occhi.

Possiede grande affinità con la pelle e i capelli ed è dotato di profilo tossicologico eccellente.

Confezione da 250 ml

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