Alga Klamath e capelli

Alga Klamath e capelli

L’alga Klamath prende il nome dal lago omonimo situato nell”Oregon centro meridionale (USA) e in cui cresce spontaneamente. Le condizioni climatiche e la posizione geografica risultano uniche: gli affluenti del lago sono ricchi di materiale vulcanico, i depositi di minerali raggiungono anche 10 metri.

Il lago si trova a 1300 metri di altitudine e si trova in una area protetta e incontaminata ricca di irradiazione solare e di inverni freddi.

I 300 giorni all’anno di sole permettono all’alga micro alga verde-azzurra della specie Aphanizomenon Flos Aquae di svolgere una prolungata attività fotosintetica, mentre il clima freddo stimola la produzione di acidi grassi polinsaturi essenziali ricchi di proprietà benefiche.

La membrana cellulare di questa piccola e preziosa alga è costituita da una glicoproteina simile alla struttura del glicogeno e quindi facimente assorbibile dal nostro organismo.

L’alga Klamath è una fonte preziosa di vitamine, aminoacidi e pigmenti antissodanti. Contiene 20 aminoacidi compresi quelli essenziali, un buon contenuto di vitamine del gruppo B, compresa la vitamina B12, vitamina C, minerali e oligoelementi.

Il ricco “corredo” di carotenoidi è in grado di svolgere una potente e importante azione antiossidante proprio perchè presenti nelle sue moltepici forme, mentre le grandi quantità di ficocianine, glutatione e superossidodismutasi potenziano l’azione antinfiammatoria e immunomodulante.

La alga Klamath contiene anche acidi grassi polinsaturi essenziali Omega 3, caratteristici sia del regno animale sia del regno vegetale: EPA, DHA e acido 3 alfa Linolenico.

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E’ molto importante che l’alga Klamath venga raccolta con una metodica scrupolosa tramite una serie di filtraggi immediati che ne garantiscano la purezza sia batteriologica che tossicologica. A poche ore dalla raccolta la microalga ancora viva viene essiccata a basse temperature

L’alga Klamath è un interessante e unica miscela naturale di numerose sostanze antiossidanti, antinfiammatoria, antivirale e antitumorali. Gli studi sulle proprietà benefiche della Microalga Aphanizomenon Flos Aquae hanno valso al dottor Stefano Scoglio la candidatura al Premio Nobel 2018 per la Medicina

Alga Klamath e capelli

Nel campo della salute dei capelli l’Alga Klamath contiene sostanze anti DHT, come l’acido linolenico, aminoacidi essenziali e antiossidanti indispensabili per il corretto funzionamento del metabolismo del follicolo pilifero.

Le Ficocianine possono essere considerate benefiche per la loro inibizione selettiva delle Cox2: l’azione antinfiammatoria mirata è molto importante in quanto spesso l’infiammazione è associata all’alopecia androgenetica

Valori nutrizionali

Tratto da nutrigea.com

Mayne S.T., et al., Beta-carotene, carotenoids and disease prevention in humans, in FASEB J., 10(7): 690-701 (1996); Pryor W.A., et al., Beta-carotene: from biochemistry to clinical trials, in Nutr Rev., 58(2 Pt 1): 39-53 (2000).

Krylov et al. (2001), Retrospective Epidemiological Study using Medical Records to Determine which Diseases are improved by Aphanizomenon flos aquae

Manoukian R., et al., Effects of the blue green algae Aphanizomenon Flos Aquae on human natural killer cells, in Savage, L., ed., Phytoceuticals, IBC Library Series, 1998, 233-241.

Gitte J. Jensen, et al., Consumption of Aphanizomenon Flos Aquae Has Rapid Effects on the Circulation and Function of Immune Cells in Humans, in Journal of American Nutraceutical Association (JANA), Vol.2, n°3, Jan. 2000, pp. 50-58.

Gitte J. Jensen, et al., Consumption of Aphanizomenon Flos Aquae Has Rapid Effects on the Circulation and Function of Immune Cells in Humans, in JANA, Vol.2, n°3, Jan. 2000, pp. 50-58.

Pugh N., et al., Isolation of three high molecular weight polysaccharides with potent immunostimolatory activity from Spirulina Platensis, Aphanizomenon Flos Aquae and Chlorella pyrenoidosa, in Planta Medica (in press).

Lahitova N., et al., Antimutagenic properties of fresh water blue green algae, in Folia Microbiol (Praha), 39(4), 1994, pp.301-3.

Reddy C.M., et al., Selective Inhibition of cyclooxygenase-2 by C-phycocyanin, in Biochem Biophys Res Commun. 2000; 277(3): 599-603.

Bhat V.B., et al., C-phycyanin: a potent peroxyl radical scavenger in vivo and in vitro, in Biochem Biophys Res Commun., 2000; 275(1):20-25.

Vadiraja B.B., et al., Hepatoprotective effects of C-phycocyanin: protection for carbon tetrachloride and R-(+)- pulegone-mediated hepatotoxicity in rats, in Biochem Biophys Res Commun., 1998; 249(2):428-31.

Romay C., et al., Phycocyanin extract reduces leukotriene B4levels in arachidonic induced mouse-ear inflammation test, in J Pharm Pharmacol. 1999¸51(5):641-42.

Gonzales R., et al., Anti-inflammatory activity of phycocyanin extract in acetic acid –induced colitis in rats, in Pharmacol Res. 1999;39(1): 55-59.

Rafail I. Kushak, et al., Favorable Effects of Blue Green Algae Aphanizomenon Flos Aquae on Rat Plasma Lipid,,in Journal of the American Nutraceutical Association, Vol.2, n°3, Jan 2000, pp.59-65.

Rafail I. Kushak, et al., Favorable Effects of Blue Green Algae Aphanizomenon Flos Aquae on Rat Plasma Lipid,,in Journal of the American Nutraceutical Association, Vol.2, n°3, Jan 2000, pp.59-65.

Kushak R.I., et al., The Effect of Blue-Green Algae Aphanizomenon Flos Aquae on Nutrient Assimilation in Rats, in Journal of American Nutraceutical Association, Vol.3, n°4, Winter 2001, pp. 35-39.

Kushak, R., et al., Effect of algae Aphanizomenon Flos Aquae on digestive enzyme activity and polyunsaturated fatty acids level in blood plasma, in Gastroenterology, 1999, 116:A559.

Valencia A., Walker J., A multi-axial treatment paradigm for mild traumatic brain injury to achieve reparative functional metaplasticity, 3d World Congress on Brain Injury, IBIA, Quebec City, June 1999. Questo studio è stato presentato al 3° World Congress on Brain Injury, ed è pubblicato nei relativi Atti. 

2 Perchè la salute dei capelli è una cosa molto seria

2 Perchè la salute dei capelli è una cosa molto seria

Torniamo alle Veneri del paleolitico, ma se facessimo viaggiare a ritroso nel tempo fino ai tempi della Venere di Brassempouy una agguerrita equipe di chirurghi della calvizie, quale sarebbe l’ideale di capigliatura da realizzare, l’attaccatura in voga a quei tempi? La nostra equipe di chirurghi avrebbe una bella gatta da pelare e queste sarebbero le capigliature da riprodurre a quei tempi!!!!

Venere di Brassempouy (30.000 anni fa)

Ora a parte le battute di spirito e l’impossibilità di arrivare a delle attaccature frontali così “basse” già trentamila anni fa la capigliatura aveva acquisito  un chiaro significato simbolico. Le finalità sacre e magiche della Venere-dea madre sono ulteriormente accentuate da una capigliatura con “permanente!!!

Nel medioevo gli usi e i costumi cambiano in maniera radicale. La Chiesa costringeva le donne a stare con i capelli coperti da un copricapo o da una cuffia annodata sotto il mento. Gli uomini adottavano tagli corti.

Nel Rinascimento le acconciature delle nobil donne erano ricche di ornamenti, i capelli venivano raccolti con fasce impreziosite da monili e diademi, oppure lasciati lunghi dietro le spalle e sempre acconciati con cura e maestria.  Nel 1600 nella corte di Francia comincia  l’era delle grandi parrucche e dei posticci. Re luigi XIII, per coprire la sua calvizie incipiente indossa in pubblico una delle prime parrucche.

La rivoluzione francese cancella i fasti e i privilegi materiali delle dame di corte e per almeno una quarantina  di anni si bandirono ciprie, belletti e acconciature sontuose e bizzarre. nelle classi più agiate la moda delle capigliature raffinate verticali resistette fino agli inizi del 900. Verso gli anni venti del secolo scorso cominciò la moda dei capelli alla maschietta e l’uso costante della permanente.

Busto di Giulio Cesare

Nel proseguire del XX secolo con l’avvento del cinema e della televisione i modelli da seguire e le pettinature da riprodurre cambiano con una velocità mai vista. Se nell’antichità un certo tipo di acconciatura poteva durare secoli o decenni le tendenze di oggi hanno vita assai più breve così come i protagonisti nel firmamento di celluloide.

I punti di riferimento  da imitare e seguire non sono più i grandi faraoni e le regine dell’antichità, ma le dive del cinema o i grandi campioni dello sport. Un caso emblematico di cosa voglia dire perdere i capelli per un divo dei giorni nostri è la vicenda di Andrè Agassi, uno dei più grandi campioni della storia del tennis e idolo delle ragazzine fin da giovane anche grazie alla sua chioma fluente.

Nefertiti copriva la calvizie con il suo famoso copricapo verticale, luigi XIII re di Francia istituì addirittura la moda delle parrucche per giustificare la sua, Giulio Cesare si difendeva dal diradamento con la pettinatura classica e con la corona d’alloro.

Ora i tempi sono cambiati e un giovane di vent’anni può affrontare le terapie anticalvizie con maggior fiducia grazie ai nuovi farmaci e alle sofisticate tecniche chirurgiche. Senza più criteri rigidi e severi che imponeva la società organizzata in classi sociali ben definite, gli uomini e le donne di oggi possono scegliere l’acconciatura preferita e esprimere la propria individualità in maniera libera e personale.”

Tratto da “Le singolari differenze simboliche delle acconciature nella storia e nell’arte” Fabrizio Fantini leggi la prima parte

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Quinto pilastro: contrastare lo stress con attività fisica e meditazione

Quinto pilastro: contrastare lo stress con attività fisica e meditazione

  • Lo stress è nemico dei capelli in quanto provoca rilascio in eccesso di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo che sono in grado di provocare telogen effluvium e stress ossidativi (formazione di radicali liberi).
  • Per combattere lo stress bisogna cercare di pianificare e organizzare il proprio tempo.
  • Partecipare a un gruppo o a una attività sociale minimo una volta al mese
  • Fare una attività fisica moderata almeno mezz’ora al giorno insieme a degli esercizi con pesi leggeri e 15 minuti di allungamenti.
  • L’alimentazione e lo stile di vita possono modificare in parte i ritmi biologici del nostro organismo. Curare quindi alimentazione e stile di vita
  • Avere un hobby o una attività gratificanti
  • Praticare una forma di rilassamento profondo almeno tre volte alla settimana
  • Non abusare di fumo, alcool, caffeina e psicofarmaci.

Su consiglio dello specialista usa sostanze adattogene per brevi periodi (Ginseng, Eleuterococco, Rhodiola)

Perché lo stress fa perdere i capelli

Nella nostra “battaglia” per contrastare la calvizie comune bisogna affrontare e cercare di risolvere lo stress fisico e psichico. Nei capitoli precedenti si è visto come il più delle volte è possibile fermare la caduta dei capelli con l’utilizzo di finasteride, lozioni agli estrogeni per il sesso femminile e di alcune sostanze naturali per entrambi. Ma bloccare il DHT non è sufficiente, bisogna occuparsi anche di eventuali dermatite seborroica ed infiammazione, utilizzando farmaci antifungini e antinfiammatori (ad esempio ketoconazolo).

Con una dieta adeguata abbiamo controllato il delicato e complesso equilibrio ormonale del nostro corpo, evitando anche alcune condizioni fisiologiche che possono favorire la perdita dei capelli. Lo stress può provocare telogen effluvium sia acuto, sia cronico, fattori che mandano all’aria l’efficacia delle nostre strategie anticalvizie e compromettono tutti i nostri sforzi. Di solito lo stress è un fattore  positivo che ci permette di affrontare le avversità in maniera efficiente e ci consente di reagire agli eventi quotidiani con equilibrio.

Mantiene vitali le nostre capacità d’apprendimento, di memoria, d’attenzione, permettendoci di risolvere i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana. Quando però gli stimoli stressori prendono il sopravvento e l’organismo non è più in grado di reagire in maniera positiva cominciano i problemi. Lo stress diventa una condizione fisica e psicologica di malessere, di stanchezza, che ci tiene spesso in tensione e che non ci permette di vivere in maniera serena e tranquilla. Hans Seyle uno dei pionieri dello studio sullo stress, definì la risposta dell’organismo ad una condizione avversa “sindrome da stress biologico”…continua

Tratto da “Prevenire e contrastare la caduta dei capelli“ troverete il capitolo completo sullo stress, meditazione, attività fisica, sostanze adattogene e massaggio del cuoio capelluto da pagina 200 a 217

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Vitamina C e capelli

Vitamina C e capelli

Vitamina C

La vitamina C merita un discorso a parte in quanto è una delle vitamine più importanti per il nostro organismo.

L’uomo, la cavia e anche gli altri primati non sono in grado di sintetizzarla e quindi occorre introdurla con la alimentazione tutti i giorni, in quanto il suo apporto costante contribuisce a mantenerci in salute.

La vitamina C interviene in numerosi processi metabolici e enzimatici del nostro organismo, stimola il sistema immunitario permettendoci di reagire meglio agli agenti batterici e virali.

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Contribuisce alla formazione del collagene, costituente fondamentale del tessuto connettivo della pelle, delle ossa e dei denti.

E’ coinvolta nella produzione degli ormoni surrenalici (adrenalina), della carnitina, degli acidi biliari, nella liberazione delle prostaglandine, sostanze mediatrici dell’infiammazione e nel metabolismo dell’istamina, molecola responsabile di numerose reazioni allergiche. 

  La vitamina C ha anche una forte azione antiossidante per cui protegge l’organismo e anche i nostri capelli dai danni dei radicali liberi.  È in grado di contrastare la formazione di nitrosammine  sostanze responsabili di alcuni tumori. Infine permette l’assorbimento del ferro, la cui carenza è una delle cause più frequenti di telogen effluvium.

  • Blocca l’azione dei radicali liberi ossigenati quali il superossido, l’idrossile e il radicale ossigeno
  • Potenzia il sistema immunitario; si può, infatti, considerare una vitamina “antistress”
  • Ha una azione di prevenzione di alcuni tumori, in quanto blocca le nitrosammine
  • Modula la sintesi delle prostaglandine, sostanze mediatrici dell’infiammazione
  • Favorisce l’assorbimento del ferro

La vitamina C va introdotta con l’alimentazione tutti i giorni e abbondantemente, perchè si distrugge facilmente con il calore, la luce e l’ossigeno. Le fonti principali sono la frutta e la verdura e in particolare gli agrumi come le arance e i limoni.

I casi di leggere carenze di vitamina C sono più frequenti di quello che pensiamo, in quanto esistono altri fattori che contrastano la sua azione, primo fra tutti il fumo che è in grado di raddoppiare o triplicare il fabbisogno.

Anche lo stress, gli antibiotici e gli estrogeni sono nemici della vitamina C. L’aspirina invece ne provoca una maggior eliminazione. Il consiglio è quello di mangiare frutta e verdura di stagione appena comprata o di conservarla in frigo al massimo per qualche giorno. Per la cottura sarebbe meglio utilizzare il forno micronde o cuocere a vapore.

Il fabbisogno giornaliero varia tra i 50-60 ai 100 mg e supplementazioni di vitamina C anche superiori possono essere solo utili. Naturalmente non bisogna esagerare!

Fabbisogno vitamina C
  60-100 mg al giorno  

La vitamina C in eccesso (oltre i 3 gr/die) viene eliminata con le urine e se si fanno cicli di cure prolungate (sotto controllo medico) con alti dosaggi è importante calare la dose in maniera graduale se no si potrebbe incorrere a sintomi simili a quelli carenziali.

Dosi troppo elevate potrebbero causare disturbi gastrici e formazione di calcoli renali di acido urico e ossalico (non superare 10 gr/die), non esiste comunque in pratica una ipervitaminosi da vitamina C.

Sostanze favorevoli   Vitamine del gruppo B  Sostanze dannose   Fumo, estrogeni, aspirina, calore, luce, aria, antibiotici e aspirina Sintomi da carenza   Astenia, affaticamento, minor resistenza alle infezioni, emorragie nasali e gengivali, dolori ossei e muscolari

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Tutto sulla carnitina: seconda parte

Tutto sulla carnitina: seconda parte

Il ruolo della carnitina è stato ormai evidenziato in più di cent’anni di studi di biologia molecolare, di genetica e clinica. Ogni anno vengono pubblicati circa 400-500 studi sulla carnitina e sono presenti in letteratura più di 15000 articoli sul duplice ruolo di questa molecola dalla struttura molecolare così semplice. Nutriente e farmaco allo stesso tempo, i suoi deficit primari sono incompatibili con la vita mentre quelli secondari possono compromettere seriamente la fisiologia e il metabolismo del nostro organismo. Tutto ciò ha potuto mettere in luce le qualità della carnitina come strumento terapeutico a volte indispensabile in numerose patologie metaboliche.

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Mi fa piacere ricordare un grande protagonista di questi ultimi 50 anni di ricerca in Italia, il dottor Claudio Cavazza. Purtroppo scomparso poco più di un anno fa, è stato uno dei grandi artefici nello sviluppo della ricerca sul sistema delle carnitine.

Silvio Cavazza presidente dell’industria farmaceutica Sigma-tau fin dagli anni 60 credette fortemente alla ricerca e alle sue applicazioni terapeutiche, le sue parole non hanno bisogno di commenti e ci confermano il suo impegno nel campo delle malattie rare e metaboliche:

“Mi commosse un volume dell’Associazione dei malati di deficienza di Carnitina statunitense: tutti i bambini che sembravano condannati a morte e che, dieci anni dopo, mi hanno dedicato un libro con le loro fotografie. Un ragazzo canadese era diventato anche campione olimpionico. Sono riconoscimenti che non si dimenticano, che ci appagano e ci riempiono il cuore più di un punto aggiuntivo di profitto.” Claudio Cavazza

Numerosi studi sulle carenze primarie di carnitina e sulla sindrome dell’X fragile hanno aperto nuovi orizzonti nell’ambito della cura delle malattie rare. La sindrome dell’X fragile è dovuta a una mutazione sul cromosoma X del gene FMR1. L’amplificazione di un tratto del gene composto dalla tripletta CGG viene ulteriormente modificata con una metilazione epigenetica. La disabilità cognitiva dovuta alla mancanza della trascrizione della FMRP, proteina coinvolta nella rete sinaptica neuronale, provoca gravi disturbi nel comportamento e nell’apprendimento. L’assunzione di acetil-carnitina donando gruppi acetile ha permesso di correggere in parte questa disfunzione epigenetica, migliorando la capacità di attenzione e diminuendo l’iperattività in bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni.

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Le applicazioni terapeutiche più importanti della carnitina nel campo cardiovascolare riguardano il post infartoe la angina pectoris. In questa tipologia di pazienti la supplementazione di 2 grammi al giorno di l-carnitina ha ridotto la necrosi delle cellule cardiache, diminuendo anche l’incidenza di angina e di insufficienza cardiaca. In effetti, l’ischemia provoca una diminuzione dei livelli endogeni di carnitina libera e un’alterazione metabolica della cellula miocardica che come sappiamo ha come substrato energetico principale gli acidi grassi. Nei pazienti dializzati spesso si ha una carenza secondaria, dovuta alla perdita del 70% della carnitina presente nel sangue. La maggior parte della carnitina viene riassorbita nel sangue da parte dei reni e un loro mal funzionamento ne provoca una ulteriore perdita. Le dialisi ripetute provocano una carenza di carnitina che provoca un depauperamento delle riserve muscolari. La somministrazione di 20mg/kg endovena di l-carnitina ha permesso di far ritornare i parametri biochimici dello stress ossidativo nella norma.

Deficit di carnitina si hanno anche nella sindrome di Fanconi, una malattia metabolica che provoca ritardo della crescita, rachitismo e osteomalacia. Tutto questo è dovuto a un mal funzionamento del trasporto di proteine, acido urico, elettroliti a livello del tubulo renale Una carenza ematica di carnitina si ha anche in pazienti trattati con valproato e pivampicillina.

 La carnitina sotto forma di propionil-carnitina è utile anche nella claudicatio intermittens. La claudicatio intermittens è una vasculopatia dovuta ad arteriosclerosi dei vasi periferici. In questi pazienti la carnitina riduce l’insorgenza di crampi e aumenta la distanza percorsa a piedi senza sforzo e dolore. Nei pazienti trattati con gli antitumorali antraciclina e doxorubicina, la somministrazione di carnitina ha contrastato il danno epatico causato da questi farmaci, mantenendo nel range sia i parametri biochimici importanti come la bilirubina, la fosfatasi alcalina e il rapporto nitrati/nitriti sia contrastando lo stress ossidativo aumentando la superossidodismutasi, la glutadione dismutasi e altri antiradicali liberi importanti.

 L’acetil carnitina ha anche l’indicazione nelle neuropatie periferiche, nelle sciatalgie e nel tunnel carpale in quanto ha una azione neurotrofica, antinfiammatoria e antidolorifica. La acetil-carnitina induce l’espressione dei recettori mGlu2 del sistema nervoso centrale che causano l’analgesia. È per questo motivo che ultimamente gli studi si sono concentrati sulla fibromialgia, sulla distimiae sugli effetti neurogenici, grazie alla sua azione epigenetica. La carnitina mantenendo efficiente la beta ossidazione degli acidi grassi è in grado di ridurre il metabolismo glucidico, aumentando l’energia disponibile per l’incremento della quota di acetili che entrano nel ciclo di Krebs, e impedendo l’accumulo di sostanze tossiche derivate dai prodotti di degradazione. Negli sport di resistenza l’incremento di carnitina con la dieta ha permesso il minor utilizzo di glicogeno muscolare del 55% riducendo del 44% la produzione di acido lattico e aumentando la performance fisica dell’11%, migliorando di fatto la tolleranza allo sforzo fisico.

Apoptosi delle cellule cheratiniche nella fase catagen e carnitina Negli ultimi decenni gli studi sull’apoptosi hanno portato nuove e importanti acquisizioni sia nel campo delle malattie degenerative che nello studio delle neoplasie. L’apoptosi o morte cellulare programmata permette la rigenerazione e il mantenimento delle cellule di un sistema. L’apoptosi si differenzia nettamente dalla Necrosi in quanto quest’ultima è un fenomeno patologico, in cui la cellula si distrugge in tutti i suoi componenti, provocando infiammazione delle cellule circostanti e una risposta infiammatoria di difesa da parte dell’organismo. Un aumento non fisiologico dell’apoptosi provoca degenerazione cellulare e perdita di cellule, come ad esempio nel morbo di Parkinsons mentre un calo dell’attività apoptotica innesca un aumento incontrollato della riproduzione cellulare, processo base dell’innesco delle neoplasie. L’apoptosi è fondamentale anche nella regolazione del sistema immunitario e dei linfociti B e T. La maggior parte dei linfociti immaturi e pronti a sensibilizzarsi presentano pericolose affinità a molecole dell’organismo e vengono eliminati grazie al processo apoptotico.

Le cellule sottoposte a apoptosi subiscono un processo di degradazione progressiva che permette all’organismo di minimizzare la produzione di sostanze nocive e di scatenare processi infiammatori. Specifiche peptidasi, denominate caspasi, vengono attivate all’interno del citoplasma per digerire le proteine del citoscheletro, viene degradata la cromatina e le molecole di DNA sono frammentate e si riuniscono nei corpi cromatinici, la cellula viene poi fagocitata. L’apoptosi è quindi fondamentale per mantenere l’omeostasi cellulare. Il nostro organismo ha bisogno di rinnovare circa 50-70 miliardi di cellule al giorno. In un anno si ha un rinnovo completo delle cellule del nostro corpo, le cellule epiteliali e del sangue vengono costantemente rinnovate a partire dai loro progenitori staminali. Per quanto riguarda il follicolo pilifero, grazie all’analisi ottica con luce polarizzata sappiamo bene come sia importante la fase catagen, in questa fase delicata del ciclo del capello le cellule cheratiniche della matrice vanno in apoptosi, cessano l’attività mitotica ma non completamente quella metabolica. Anzi la fase Catagen prepara la successiva fase Anagen con una specifica attività endocrinometabolica. La stessa istologia del sacco formato dalla guaina epiteliale esterna conferma queste ipotesi. Nella fase catagen la risalita del capello permette di innescare l’attivazione delle cellule staminali del bulge che hanno anche la possibilità di utilizzare il glicogeno depositato nel sacco per iniziare le fasi iniziali dell’Anagen. Un perfetto funzionamento dei processi apoptotici permette alla struttura del follicolo pilifero in Catagen di preparare in maniera efficace la corretta crescita del capello in fase anagen. Grazie agli studi di Foitzki si vedrà in seguito come la carnitina sia in grado modulare l’apoptosi cellulare mantenendo integro il delicato ricambio delle nostre cellule, rendendo efficiente il metabolismo energetico, impedendo l’infiammazione e aumentando la crescita del capello in anagen.

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Un libro sui capelli e sulla calvizie dedicato agli utenti. Una capacità; di scrittura invidiabile. Un linguaggio semplice e di estrema chiarezza Una accurata ricerca sul campo fra veri esperti e venditori di promesse. Il libro del dr. Fantini offre al lettore una bussola con cui orientarsi e dirigersi, per navigare in quel mare di incertezze che è la tricologia“.

Prof. Andrea Marliani Endocrinologo e Dermatologo

Direttore scientifico della Società Italiana di Tricologia

Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini

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Acetil-carnitina e azione epigenetica, una nuova frontiera da esplorare Ormai da una decina di anni i biologi stanno studiando una serie di meccanismi mediante i quali l’ambiente altera l’espressione dei geni senza modificare l’informazione di base. Viene modificato il grado di attività dei geni e queste modifiche vengono definite epigenetiche. Eric J.Nestler, professore di neuroscienze e direttore della Friedman Brain Institute al Mount Sinai Center di New York studia questi meccanismi a livello del sistema nervoso centrale. Il DNA è avvolto come un filo di un gomitolo attorno a un grappolo di proteine, gli istoni, che a loro volta sono organizzati insieme al DNA nella cromatina. L’impacchettamento intorno agli istoni conserva l’ordine e le sequenze dei geni e modula il grado di espressione del messaggio genetico. Il DNA avvolto sul gomitolo formato dalle proteine istoniche si rilascia nel momento in cui il messaggio genetico viene trascritto dall’RNA mentre si condensa maggiormente quando viene ridotta l’attività genica. Si è visto come una cromatina più acetilata rimane in uno stato più aperto e quindi il messaggio genetico può essere trascritto più facilmente, mentre una maggiore metilazione frena l’attività genica. Modifiche esterne come lo stress, l’uso di sostanze stupefacenti, e molti altri agenti esterni possono modificare l’espressione genica che si avvale dei marcatori metilici e acetile per disattivare o indurre la trascrizione genica. “I farmaci che preservano la copertura degli istoni con i gruppi acetile esercitano un potente effetto antidepressivo”. Qui entra in gioco la carnitina che come Acetil-Carnitina è in grado di donare i gruppi acetile nel cellule nervose del cervello e anche nel follicolo pilifero. Sappiamo bene che uno dei compiti principali della carnitina è quella di donatore di gruppi acetile. Anche l’acetilazione istonica è controllata dall’azione di acetiltransferasi.

L’Acetil Carnitina passa da citosol al nucleo, dove si converte in Acetil-CoA dall’enzima carnitina acetiltransferasi nucleare. Questa acetilazione permette un rimodellamento della cromatina a livello dei geni regolatori dello stress. In alcune zone dell’ippocampo lo stress può ridurre la neurogenesi di alcune aree del cervello (ippocampo) che sono in grado di differenziare le cellule staminali adulte in nuovi neuroni granulari ippocampali. Studi preliminari hanno dimostrato per la prima volta come l’Acetil-Carnitina donando gruppi acetile, possa potenziare il differenziamento delle cellule staminali dell’ippocampo in neuroni adulti.

Carnitina e calvizie

 Il problema della calvizie e degli effluvi è considerata da molti medici e ricercatori un aspetto secondario della salute e sottovalutano le potenzialità in questo campo. Le scarse conoscenze in questo settore non giustificano una banalizzazione. In realtà la minuscola struttura pilo-sebacea è un laboratorio endocrino molto complesso in cui i controlli steroideo, metabolico e autocrino-paracrino devono funzionare perfettamente all’unisono. È per questo motivo che le patogenesi delle alopecie sono ancora in gran parte sconosciute, studi approfonditi sulla fisiologia del follicolo pilifero potrebbero portare a importanti acquisizioni nel campo della medicina e della ricerca scientifica. La carnitina, come ho accennato precedentemente, è fondamentale per la produzione di energia, regolando il metabolismo delle cellule viventi non solo trasportando acidi grassi nel mitocondrio ma svolgendo una infinità di compiti nell’ambito dei processi fisiologici degli organismi viventi. Nell’ambito tricologico i primi studi effettuati sul metabolismo del follicolo pilifero confermano che la carnitina è in grado di diminuire l’infiammazione e i radicali liberi, che come sappiamo, accelerano il decorso della alopecia androgenetica.

Modulando l’apoptosi delle cellule cheratiniche del follicolo pilifero, è in grado di mantenere efficiente la così delicata fase catagen del ciclo del capello. Avere a disposizione un nutriente privo di effetti collaterali e sovradosaggi, in grado di essere benefico per l’equilibrio metabolico dell’organismo e del ciclo del capello potrà diventare in futuro un nuovo strumento per prevenire le affezioni del cuoio capelluto.

Gli studi specifici sulla Carnitina e la calvizie sono stati effettuati dal dipartimento di dermatologia dell’Università di Amburgo (Foitzik K. 2007) e dall’ Advanced Restoration Technologies di Phoenix (USA, 2009).

La carnitina non partecipa solo al metabolismo del mitocondrio, ma anche nei processi antiossidanti e nello stress ossidativo. È in grado di ridurre il tasso di crescita della apoptosi nelle colture cellulari, è coinvolta nella regolazione dei fattori neurotrofici e neuroormonali.

In vitro la carnitina ma anche la acetil-carnitina hanno dimostrato di ridurre il TNF Alfa e le caspasi 3 e 7, modulando di fatto la apoptosi delle cellule cheratiniche a livello del follicolo pilifero già dopo solo 2 giorni dal trattamento. Nel sistema nervoso centrale l’azione della carnitina non perde la sua importanza, anche se la cellula nervosa utilizza prevalentemente glucosio come fonte energetica. In questo caso la carnitina agisce come antiossidante, antinfiammatorio, modulatore del metabolismo e della apoptosi.

 La L-Carnitina-tartrato costituisce una novità importante nella cura della alopecia androgenetica. La L-carnitina è un trasportatore di acidi grassi a livello del mitocondrio e indispensabile componente per il metabolismo energetico. Grazie all’utilizzo della microscopia ottica a luce polarizzata i gruppi di ricerca internazionali più avanzati hanno dato sempre più importanza al ciclo intermediodel capelli detto catagen (che non può essere individuato in maniera ottimale con il microscopio ottico). In questo stadio le cellule della matrice entrano nella loro morte programmata (apoptosi) e si preparano dopo il telogen a un nuovo anagen I.

La fase anagen VI che precede il catagen I e il catagen I si possono considerare le più delicate e le fasi chiave per il corretto ciclo del capello. Il catagen I infatti prepara il follicolo pilifero ad un nuovo ciclo; la fase anagen VI richiede una costante produzione di energia per il lungo periodo della crescita del capello. Si è visto come la carnitina in associazione al tartrato e alla serenoa repens promuove la crescita del capello in vivo e in vitro.

L-carnitina-Tartrato Ottimizza la fase catagen e l’apoptosi delle cellule del follicolo impedendo una prematura morte cellulare dei cheratinociti e della struttura follicolare. Stimola la crescita dei capelli in quanto aumenta la disponibilità di energia nella fase più importante anagen VI, proprio nel momento in cui la struttura del follicolo pilifero e i cheratinociti hanno bisogno di energia.

Agisce come antiinfiammatorio e antiossidante a livello del follicolo pilifero. La carnitina reprime l’espressione genica di LPS, lipopolisaccaride marcatore della via metabolica nello sviluppo dell’infiammazione a livello follicolare delle chimochine pro infiammatorie.

Questo articolo era stato scritto in ricordo del dottor Claudio Cavazza, fondatore della Sigma-tau farmaceutici. Tratto da il Giornale italiano di Tricologia, n.30 Aprile 2013 Fabrizio Fantini

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Olio essenziale di Sandalo e capelli

Olio essenziale di Sandalo e capelli

Olio di Sandalo e ricrescita dei capelli, recettori olfattivi sul cuoio capelluto?

L’olio di sandalo, uno degli oli essenziali più conosciuti nel campo della Aromaterapia, è stato oggetto in questi ultimi anni di studi sulla ricrescita dei capelli. Numerosi dipartimenti di dermatologia  e centri di ricerca a Munster in Germania , Manchester (GB) e Miami (Usa) hanno individuato dei recettori olfattivi nella pelle e nel cuoio capelluto.

In particolare è stato dimostrato che il recettore olfattivo OR2AT4, è in grado di stimolare la crescita dei cheratinociti della pelle. L’epitelio dei follicoli piliferi umani e in particolare nella guaina della radice esterna.

La stimolazione specifica dell’odore di Sandalo ha prolungato la crescita dei capelli umani (ex vivo) modulando l’apoptosi delle cellule (morte cellulare programmata)  e aumentando la produzione di IGF-1, fattore di crescita in grado di prolungare la fase anagen.

il Sandalo, è un piccolo albero sempreverde originario dell’India e delle isole Indonesiane che si sviluppa in terreni assolati, aridi e sabbiosi. i suoi fiori sono piccoli e si riuniscono in piccoli gruppi a forma di pannocchia. Ne esistono numerose varietà tra le quali quella rossa, gialla e bianca.

Le principali proprietà dell’olio essenziale di sandalo lo annoverano tra le essenze più utilizzate per dare tono alla pelle, come astringente e antinfiammatorio nella medicina orientale veniva usato per contrastare l‘acne e l’eccesso del sebo. Ha anche un’azione antisettica polmonare e urinaria, antispastico, espettorante e afrodisiaco grazie al suo profumo sensuale. In occidente spesso è impiegato nella composizione di saponi, bagnoschiuma e profumi.

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In attesa che ulteriori studi confermino la efficacia indiscussa dell’olio essenziale di Sandalo sulla ricrescita dei capelli ne possiamo utilizzare le indubbie proprietà benefiche sul sistema nervoso. Infatti il sandalo viene spesso usato nei massaggi proprio grazie al suo odore legnoso che migliora il rilassamento contrastando lo stress e gli stati d’ansia.

La mattina un massaggio tonificante insieme all’olio di mandorle

Per stimolare il tono generale e il ritorno venoso, si può preparare una miscela con olio di mandorle e 3 gocce di olio essenziale di Sandalo. Massaggiare delicatamente partendo dagli arti inferiori fino all’addome e proseguendo fino agli arti superiori

Nel vaporizzatore come antimicrobico e antisettico dell’aria insieme all’incenso

Con un vaporizzatore per olii essenziali si possono vaporizzare 3-4 gocce di sandalo insieme a poche gocce di olio essenziale di incenso o limone. Riusciremo a sanare l’aria dal fumo, dallo smog e dagli agenti microbici.

Alla sera bagno rilassante antistress

Alla sera si possono diluire 8 gocce di olio di sandalo insieme a qualche goccia di olio essenziale di rosa per un bagno rilassante in grado di sciogliere le tensioni muscolari facilitando un sonno notturno tranquillo e sereno

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1 Perchè la salute dei nostri  capelli è una cosa molto seria

1 Perchè la salute dei nostri capelli è una cosa molto seria

La calvizie il più delle volte non è una vera e proprio malattia e non comporta alcun problema alla nostra salute. Perché allora è così importante avere i capelli? In tutte le società umane, la capigliatura è sempre stata simbolo di bellezza e salute, forza e virilità.

L’attrazione fisica e l’aspetto esteriore sono profondamente condizionati dalla salute dei nostri capelli. È per questo motivo che dopo la pubertà lo stato della capigliatura è un fatto stramaledettamente importante e serio, tant’è vero che il sommo poeta Dante Alighieri ce lo ricorda nel Canto XXVI dell’Ulisse (vv 34-36) citando un passo della Bibbia

E qual  colui che si vengiò con gli orsi               

Vide il carro d’Elia al dipartire  

Quando i cavalli al cielo erti levorsi   36

              

 Il profeta Eliseo (qual colui), schernito da un gruppo di ragazzi per la sua calvizie, invoca contro di essi la punizione divina, dal bosco sbucarono due orsi che ne sbranarono quarantadue (IV re II 23-24). A Dante per descrivere il profeta Eliseo basta un verso, una riga sola. Colui che si vendicò con gli orsi…

Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini

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   Con lo sviluppo e l’evoluzione delle civiltà dell’uomo anche i significati simbolici dei capelli si sono diversificati e differenziati di pari passo con l’evolvere della complessità della società odierna. Ma facciamo un  passo indietro nella storia, o meglio nella preistoria. Pensate che sia stata inventata prima la ruota o il pettine?

Prima un opera d’ingegno così importante per i trasporti umani e la tecnologia o un semplice utensile per mettersi in ordine la capigliatura

Beh probabilmente il pettine è stato inventato 15-20 mila anni prima della ruota cioè nel paleolitico superiore ai tempi in cui il Neanderteal aveva ormai già lasciato il posto all’homo sapiens sapiens, è in questo periodo che appaiono le prime incredibili Veneri del Paleolitico, sculture raffiguranti figure femminili scolpite con raffinata maestria , mentre bisognerà aspettare circa il 5 mila avanti Cristo per poter usufruire della ruota in Mesopotamia.

Le veneri del Paleolitico sono le più antiche raffigurazioni dell’essere umano e prova che già 30.000 anni fa il genere homo, (il robusto Neanderteal o il più raffinato sapiens sapiens) aveva già sviluppato il bisogno di produrre oggetti artistici non per utilità ma per soddisfare una prorompente esigenza estetica. La stessa esigenza estetica che accomuna noi sapiens nel 2020 dopo Cristo

Il  particolare più importante e  che accomuna tutte le veneri del paleolitico è la straordinaria rappresentazione della capigliatura che risulta l’elemento più curato e raffinato. Il più delle volte il volto non è rappresentato mentre i capelli sono scolpiti con dovizia di particolari e con estrema precisione, come ad esempio la venere di Willendorf dove i riccioli sono resi da questi nodi regolari, distanziati da piccoli fori tra l’uno e l’altro, creando un singolare effetto decorativo.

Venere di Willendorf

Da sempre la maggior parte dei popoli della terra ha dedicato una cura minuziosa e attenta della capigliatura diventando un aspetto così potente sul piano simbolico con vere e proprie differenziazioni sul piano sociale e culturale.

Nell’età antica spiccano per raffinatezza e complessità le acconciature della civiltà Minoica Cretese “(2000-1200 a.C.), culla del mondo occidentale. Gli egizi, fin dalla I dinastia (3100 av.), davano primaria importanza alla cura di sé e l’elaborazione complessa di raffinate acconciature supera il semplice gusto estetico per sottolineare invece un valore simbolico, sociale e religioso. una grandissima varietà di pitture, sculture e rilievi scandiscono le epoche storiche della plurimillenaria dinastia egiziana.

Nella antica Grecia la mitologia e i più sofisticati significati simbolici si arricchiscono in maniera e in forme così originali e complesse che influenzano ancora l’iconografia e l’immaginario dei giorni d’oggi.

Testa di Medusa, L.Bernini (Musei Capitolini)

Solo l’infinita bellezza dei capelli e delle forme di medusa, l’unica mortale delle tre gorgoni, avrebbe potuto far innamorare il grande Poseidone nel tempio di Atene.

La civiltà romana al pari di quella greca e egizia attribuisce alla cura dei capelli e al suo ornamento nuovi e complessi significati simbolici che caratterizzano il lungo periodo di dominazione romana del mondo conosciuto. La calvizie era considerata un nemico da sconfiggere e come vediamo anche nella società di oggi un segnale di debolezza, insuccesso  e vecchiaia sia nell’uomo che nella donna. L’utilizzo di parrucche realizzate con capelli veri provenienti dalle colonie era di uso comune nelle classi agiate e usata anche dagli uomini, serviva per nascondere la calvizie..continua

Tratto da “Le singolari differenze simboliche delle acconciature nella storia e nell’arte” Fabrizio Fantini leggi seconda parte

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Le patologie dei capelli sono di sola pertinenza del medico e chi avesse un problema di questo tipo lo consulti prima di iniziare qualsiasi terapia. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze nocive derivanti dall’utilizzo di sostanze e farmaci elencate senza una indispensabile supervisione medica.

E’ vietata la riproduzione  anche parziale degli articoli di questo sito e delle foto senza l’autorizzazione dell’autore e della casa editrice- tutti i diritti sono riservati Fabrizio Fantini- Prevenire e contrastare la caduta dei capelli nuova edizione-Tecniche Nuove Edizioni©

Un libro sui capelli e sulla calvizie dedicato agli utenti. Una capacità; di scrittura invidiabile. Un linguaggio semplice e di estrema chiarezza Una accurata ricerca sul campo fra veri esperti e venditori di promesse. Il libro del dr. Fantini offre al lettore una bussola con cui orientarsi e dirigersi, per navigare in quel mare di incertezze che è la tricologia“.

Prof. Andrea Marliani Endocrinologo e Dermatologo

Direttore scientifico della Società Italiana di Tricologia

Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” 300 pagine a colori, Tecniche Nuove Edizioni Fabrizio Fantini

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Vitamina E e Capelli

Vitamina E e Capelli

Vitamina E

La funzione biologica principale della vitamina E è quella di essere un forte antiossidante proteggendo le membrane cellulari e garantendone la loro integrità. La vitamina E è quindi indispensabile per la nostra salute e per i nostri capelli che spesso sono attaccati dai radicali liberi. La potente azione antiossidante è dovuta ai gruppi metilici.

Fabbisogno vitamina E
  10 mg al giorno  

Ha l’importante funzione di contrastare l’ossidazione degli acidi grassi polinsaturi (omega 6 e omega 3) insieme ai quali è componente dei fosfolipidi di membrana. Contribuisce a proteggere dall’ossidazione anche la vitamina A, i caroteni e le altre sostanze con struttura lipidica come alcuni enzimi e ormoni.

La vitamina E favorisce inoltre la sintesi dell’eme e dell’emoglobina contribuendo a mantenere l’ossigenazione del sangue e normalizzando l’attività dei capillari. Infine aumenta le resistenze immunitarie contro le infezioni.

  • Contrasta l’azione dei radicali liberi che si formano anche nella pelle e nel cuoio capelluto
  • Ritarda l’invecchiamento delle cellule
  • Protegge dall’ossidazione i grassi polinsaturi, la vitamina A e altre importanti sostanze con struttura lipidica
  • Stimola il sistema immunitario
  • Migliora l’ossigenazione del sangue anche a livello del follicolo pilifero

Pur essendo una vitamina liposolubile che viene in parte depositata nel fegato non si riscontrano effetti collaterali da iperdosaggio, se non disturbi intestinali al di sopra  dei 2000 mg/die.

I deficit veri e propri di vitamina E sono rari e sono riscontrabili solo in individui con anomalie metaboliche.

La carenza  di questa vitamina provoca anemie, disordini neurologici e muscolari.

Quindi per gli individui normali la dieta dovrebbe garantirne  la quantità sufficienti. Importante è sapere che le preparazioni in cucina come la cottura al forno, la bollitura e la frittura provocano delle perdite rilevanti e che il suo fabbisogno aumenta con una maggior quantità di acidi grassi polinsaturi nella dieta.

Le fonti principali di Vitamina E sono gli olii vegetali, il germe di grano, le mandorle, le arachidi, le nocciole e le uova.

Sostanze favorevoli   Vitamine del gruppo B Vitamine C, D, E Calcio, Fosforo; Zinco  Sostanze dannose   Calore, ossigeno, ferro, cloro Cortisone Alcool, caffè, luce e ossigenoSintomi da carenza   Invecchiamento della pelle tendenza all’anemia astenia muscolare    
Tratto da “Prevenire e Contrastare la Caduta dei Capelli” nuova edizione, Tecniche Nuove Edizioni
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OLI ESSENZIALI E CAPELLI

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L’alopecia da carente attività dell’estrone follicolare

L’alopecia da carente attività dell’estrone follicolare

Esiste davvero l’alopecia androgenetica femminile, cioè l’alopecia da carente attività dell’estrone follicolare? Due sono gli ormoni intra-follicolari essenziali alla regolazione del ciclo del capello: diidrotestosterone ed estrone.  Il diidrotestosterone riduce l’attività dell’adenilciclasi fino portare il follicolo in catagen il capello in telogen.

L’estrone incrementa l’attività dell’adenilciclasi, mantenendo così le mitosi della matrice, la durata dell’anagen ed attivando le cellule staminali all’inizio dell’anagen stesso.

È ormai comunemente accettato che l’alopecia androgenetica maschile sia associata a un incremento dell’attività della 5 alfa riduttasi che porta, su base genetica, a un incremento locale della produzione di diidrotestosterone. 

Questo però è stato dimostrato principalmente, se non esclusivamente, nei maschi e poi, a mio parere impropriamente, esteso alle donne, parlando di alopecia androgenetica femminile. Ma per poter parlare di androgenetica occorre che vi siano due condizioni sine qua non:

1.   una situazione di familiarità, se non di ereditarietà;

2.   la presenza di androgeni in quantità significativa.

Di fatto, perché una donna sia ereditariamente calva occorre che la madre sia calva e lo sia non per alopecia areata o telogen effluvio. Inoltre, i livelli ormonali degli androgeni nella donna sana sono sem- pre molto più bassi di quelli presenti nel maschio.

Anche il maschio in terapia con finasteride o dutasteride ha livelli di DHT circa dieci volte superiori a quelli di una donna sana con alopecia, il che difficilmente permette di definire l’alopecia femminile come “androgenetica”.

Così, per spiegare l’insorgenza di una alopecia (androgenetica?) in donne peraltro sane e con bassi livelli di ormoni androgeni circolanti si è teorizzato, fra gli anni Settanta e Ottanta, “un incremento di utilizzo metabolico del testosterone (T) e della sua conversione a livello cutaneo in diidrotestosterone (DHT)” (Walter P. Ungher).

Si è poi teorizzato che queste donne avessero “una più spiccata  sensibilità  follicolare (?)  all’azione degli  androgeni  circolanti” (Thomsen 1979; Mahoudeau; Bardin; Kirschner 1971 – 79).

Infine, si è pensato che queste donne avessero bassi livelli di Sex Hormone Binding Globulin (Anderson 1974).

Se si considera il processo di calvizie come androgeno-dipendente, l’alopecia androgenetica dovrebbe essere limitata alle sole aree recettrici degli androgeni. Nel cuoio capelluto, questi recettori sono stati individuati solo nell’area frontale e nel vertice, non nell’area temporale e occipitale; in effetti, negli uomini l’alopecia androgenetica si presenta solo in queste zone caratteristiche.

L’alopecia femminile appare diversa da quella maschile anche clinicamente:

1.   il pattern è centrifugo, di solito a tipo Ludwig;

2.   nelle donne l’alopecia è generalmente diffusa anche alle zone non androgeno-dipendenti e il diradamento colpisce anche zone, come la nuca, che nel maschio vengono risparmiate;

3.   la miniaturizzazione follicolare è diversa; non vi è, almeno all’inizio, una grande perdita di profondità, ma piuttosto di spessore, e i capelli diventano sottili ma rimangono lunghi;

4.   non si arriva quasi mai a una vera calvizie: spesso si tratta di condizioni di ipotrichia;

5.   gli inibitori della 5 alfa riduttasi appaiono pressoché inefficaci o poco efficaci nelle donne.

Dal punto di vista terapeutico, dosi farmacologiche di estrogeni (gravidanza, contraccezione) hanno spesso un effetto benefico su molti casi di alopecia femminile. Essi, di solito associati ad antiandrogeni simili al progesterone, sono stati usati estensivamente e con buoni risultati, tuttavia mai dimostrati in sede di trial clinici.

Fatta eccezione per qualche raro caso di anomala produzione ormonale surrenalica o ovarica per difetto enzimatico o per tumore secernente, nelle donne l’alopecia appare molto diversa da quella maschile e presumibilmente dovuta a situazioni endocrino-metaboliche diverse.

L’alopecia femminile tipo Ludwig è, a mio parere, quasi sempre la conseguenza di un telogen effluvium oppure è una alopecia da carente attività dell’estrone follicolare!

Alcune ragazze presentano capelli fini e diradati su tutto il cuoio capelluto (ma più sul vertice e nella zona frontale). La madre è (spesso) nelle stesse condizioni. Queste ragazze hanno tuttavia mestruo e fertilità normale, senza ec- cesso di androgeni circolanti, per cui non è possibile reperire chiari elementi che ci facciano deporre per un telogen effluvium. Questo ci fa pensare a casi di resistenza periferica familiare o di deficit di produzione intrafollicolare di estrone (deficit di 17 steroido ossidori- duttasi,  aromatasi, 3 alfa riduttasi).  Sono cioè ipotrichie o alopecie carenziali.

Il tutto non è solo accademia, ma ha risvolti terapeutici fondamentali. Gli inibitori della 5alfa riduttasi sono inefficaci nelle donne perché sbagliano il bersaglio, cercando di inibire il metabolismo di un ormone che quasi non c’è. Invece, una terapia topica con estrone o con 17 alfa estradiolo può dimostrarsi efficace in molti casi e i risultati a un anno sono documentabili se il medico o la paziente hanno fatto una fotografia.

Quando invece l’alopecia della donna interessa realmente e solo il vertice con la “chierica” ed ancor più la zona frontoparietale con la “stempiatura”, si parla di alopecia a pattern maschile e si dovrà sospettare una fonte di androgeni.

Non basta la presenza di un comune “ovaio micropolicistico” (che non è una malattia!) a provocare un’androgenetica femminile a tipo AGA, ma occorre qualcosa di più importante, come un ovaio polici- stico vero, un tumore ovarico o surrenalico secernente androgeni, un deficit enzimatico surrenalico come il deficit di 21 idrossilasi.

Si può così teorizzare un’alopecia androgenetica vera, frequente nel maschio e rara nella donna, da conversione del testosterone in diidrotestosterone e un’alopecia carenziale da deficit di azione dell’estrone, frequente nella donna e più rara ma possibile anche nel maschio

Autore dell’articolo

Prof. Andrea Marliani
Fondatore della Società italiana di tricologia
Dermatologo ed endocrinologo

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Tutto sulla Carnitina e la calvizie-il genoma mitocondriale: Prima parte

Tutto sulla Carnitina e la calvizie-il genoma mitocondriale: Prima parte

Sono passati un po’ di anni da quando i venti forti e gelidi degli altopiani Altoatesini accompagnarono la meraviglia del ritrovamento di Otzi, l’uomo dell’età del rame, che appoggiato sul dorso a pancia in giù aspettava ormai da 5 mila anni, seppellito dal ghiaccio e ben conservato nella sua integrità.

Il DNA mitocondriale circolare delle cellule di Otsi è composto da 16233 basi azotate e in parte ha dimostrato che la progenie genetica del nostro amico mummificato tra i ghiacci non ha percorso molta strada. Otsi non è un nostro parente strettissimo. Egli fa parte di un ceppo umano ormai estinto, di una dinastia genetica lontana dalla nostra e questo è provato dal DNA mitocondriale. Il DNA mitocondriale si eredita dalle madri ai figli.

Disponibile in tutte le librerie

Nel momento della fecondazione lo spermatozoo, veloce e agile nei movimenti “scambia” il proprio DNA. Probabilmente per problemi di “peso” non riesce a trasmettere alla cellula uovo i mitocondri che stanno nella parte terminale, così necessari per fornire notevoli quantità di energia in quel momento.

Quindi lo scambio del Dna Mitocondriale è minimo, forse solo un 1-2% e questo permette ai genetisti di risalire ad un albero quasi tutto femminile: tutto ciò ha permesso di calcolare le affinità tra Otsi e l’uomo moderno. Calcolando poi la percentuale di mutazioni spontanee del Dna mitocondriale si può calcolare la distanza evolutiva degli individui. I mitocondri, questi piccoli organelli fondamentali per la produzione di energia e capaci di utilizzare i composti organici per generare ATP, liberando acqua e anidride carbonica hanno varie caratteristiche e peculiarità singolari.

Replica dei vestiti utilizzati da Ötzi the Iceman, realizzata per il film documentario Der Ötztal-Mann und seine Welt. Naturhistorisches Museum Wien. Di Sandstein – Opera propria, CC BY 3.0

La storia del mitocondrio è antica e risale a circa un miliardo di anni fa, quando i mari caldi della nostra terra pullulavano ormai di organismi unicellulari, tra questi le alghe verdi azzurre erano in grado di produrre ossigeno e l’atmosfera terrestre cominciava ad arricchirsene. Alcuni batteri acquisirono nel corso dell’evoluzione la capacità di produrre energia dai composti organici utilizzando l’ossigeno, molecola che per la maggior parte degli organismi unicellulari era tossica. La cellula eucariote si formò molto probabilmente inglobando questo batterio con il meccanismo chiamato endosimbiosi.

Il mitocondrio ormai parte integrante della struttura cellulare era in grado di produrre più energia rispetto ai metodi precedenti. Ora la cellula eucariote possedeva una struttura specifica per produrre ATP con un bilancio energetico molto più vantaggioso. Dal canto suo il nuovo ospite sfruttava le capacità di protezione e di movimento tipiche delle nuove cellule.

Il Dna circolare del mitocondrio controlla i sessanta geni coinvolti nella catena respiratoria e di produzione di energia mentre il più complesso Dna della cellula si occupa di dirigere tutte le altre migliaia di funzioni di cui la cellula aveva bisogno per vivere.

Migliaia di motorini mitocondriali all’interno di ogni cellula svolgono incessantemente il compito di produrre una grande quantità di energia in maniera efficiente e originale. Ma il nostro motorino instancabile aveva bisogno di sviluppare un meccanismo perfetto per introdurre al suo interno le fonti di approvvigionamento più complesse ed energetiche come gli acidi grassi a lunga catena…e qui subentra la carnitina, le cui origini sono antiche al pari della cellula e la cui importanza per lo sviluppo di energia all’interno delle strutture biologiche è ormai assodata.

Si parlerà più avanti di apoptosi e di morte cellulare programmata, di carnitina e epigenetica. Ormai si è visto chiaramente che l’apoptosi permette alla cellula di rigenerarsi e di mantenere in equilibrio il suo ciclo vitale.

L’epigenetica costituisce la nuova frontiera per capire quanto possa essere modificata l’espressione genetica senza che cambino le sequenze del DNA. La nostra protagonista, la carnitina, entra in gioco in tutte e due i processi e vedremo in seguito in quale maniera.

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Aminoacido o vitamina?

Il ruolo fondamentale della Carnitina nei processi metabolici e biochimici dell’organismo è rimasto sconosciuto per decenni fino a quando nel 1947 Fraenkel scoprì che si poteva considerare un fattore di crescita fondamentale per la larva del coleottero Tenebrior Molitor. Stive e depositi di cereali erano costantemente razziati e distrutti da questi voraci insetti in crescita e il problema della difesa delle derrate alimentari aveva spinto i ricercatori ad approfondire i meccanismi biologici di questo implacabile mini predatore di cibo vegetale.

La carnitina risultava in questo caso una simil vitamina indispensabile per l’accrescimento e la sopravvivenza dell’insetto. Questa vicenda fu un colpo di fortuna per la ricerca scientifica perché accelerò l’interesse per la carnitina e per la sua funzione correlata con il metabolismo energetico della cellula e del mitocondrio. La carnitina è presente anche in cellule prive di mitocondri, come ad esempio i globuli rossi, in questi casi molto probabilmente agisce come osmolita proteggendo le cellule dai rapidi cambiamenti del volume cellulare e della concentrazione dei soluti intracellulari.

La scoperta che alcuni soggetti hanno bisogno di supplementi di carnitina per il normale metabolismo energetico ha imposto di considerarla come un nutriente essenziale, anche se in parte viene prodotta dall’organismo stesso. Infatti, come la vitamina niacina può essere prodotta a partire dall’aminoacido triptofano, anche la L-carnitina viene in parte sintetizzata dal fegato, dai reni, dal cervello a partire dall’aminoacido lisina (non si capisce perché la prima è considerata una vitamina a tutti gli effetti e la seconda no). La sua identificazione in estratti di carne di bovino è merito di Gulewitsh nel 1905 e la scoperta della sua struttura chimica risale agli studi di M.Tomita e Y.Sendyu nel 1927. La carnitina è una poliammide ed ha una struttura molto simile a un aminoacido anche se non fa parte di quella ristretta elite di 21 aminoacidi che compongono le proteine.
ll sistema delle carnitine, indispensabile per la vita della cellula E. Starck nel 1935 individua delle analogie di struttura tra la carnitina e uno dei più importanti neurotrasmettitori del nostro organismo, l’acetilcolina. La L-Carnitina o acido N-trimetril-3-idrossi 4 ammino butirrico ha una struttura chimica simile a un aminoacido
Ma l’acido N-trimetril-3-idrossi 4 ammino butirrico, alias la nostra L-Carnitina, è appena all’inizio del suo percorso e diventerà nel corso dei decenni oggetto sempre più ambito degli studi dei centri di ricerca sparsi un po’ in tutto il mondo. Dopo le pubblicazioni di Fraenkel nel 1947 lo studio della carnitina si concentra sul metabolismo degli acidi grassi e sull’ossidazione dei lipidi.

Perchè la carnitina ha una azione epigenetica

La carnitina facilita l’ossidazione degli acidi grassi, è un trasportatore di quelli a lunga catena all’interno della membrana mitocondriale per produrre ATP, cioè energia metabolica per le funzioni principali delle cellule del nostro organismo.

Gli studi successivi effettuati da Carter confermano che la L-carnitina isolata da estratti di fegato è fondamentale per trasportare gli acidi grassi con un numero di atomi di carbonio superiore a 12 all’interno della matrice mitocondriale. Negli anni 70 si individuano i primi deficit primari di carnitina mentre altri gruppi di ricerca dagli anni 50 fino ad oggi identificano enzimi carnitina dipendenti che permettono di poter affermare che esiste un vero e proprio sistema delle carnitine coinvolto nel metabolismo intermedio della cellula.

Nel 1998 viene scoperto un carrier proteico che permette il passaggio della carnitina dal sangue al citoplasma delle cellule, L’OCTN2. Grazie all’OCTN2, trasportatore di cationi, la concentrazione di carnitina nel citoplasma della cellula è circa 10 volte maggiore rispetto al plasma e permette alla muscolatura scheletrica e cardiaca, che non è in grado di sintetizzarla autonomamente, di ricavare energia dagli acidi grassi. Soprattutto il fegato ma anche i reni e il cervello si producono la loro carnitina, si calcola che la carnitina endogena costituisca circa il 25% del fabbisogno dell’organismo. La carnitina è presente soprattutto nel muscolo (circa il 95-98%), l’1-6% nel fegato, mentre la restante parte nel liquido extracellulare.

La sintesi inizia a partire dall’aminoacido Lisina. La lisina viene trimetilata dalla metionina, altro aminoacido importante. La lisina fornisce lo scheletro di carbonio, la metionina i gruppi metilici. La reazione è catalizzata con l’aiuto della vitamina C e del ferro ridotto. Grazie alla presenza della vitamina B6 e della vitamina B3, l’idrossimetil lisina viene
trasformata in gammabutirrobetaina aldeide, e poi in gammabutirrobetaina, fino ad arrivare alla molecola di carnitina grazie sempre alla presenza di acido ascorbico e di ferro. Per potersi assicurare la giusta quantità di carnitina per l’organismo è necessario introdurla quindi con l’alimentazione. La carne di manzo, e gli alimenti di origine animale ne contengono discrete quantità. Il fabbisogno giornaliero è di circa 80 gr. Circa il 20% viene sintetizzata autonomamente…

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Questo articolo era stato scritto in ricordo del dottor Claudio Cavazza, fondatore della Sigma-tau farmaceutici. Tratto da il Giornale italiano di Tricologia, n.30 Aprile 2013 Fabrizio Fantini