2 Perchè la salute dei capelli è una cosa molto seria

Torniamo alle Veneri del paleolitico, ma se facessimo viaggiare a ritroso nel tempo fino ai tempi della Venere di Brassempouy una agguerrita equipe di chirurghi della calvizie, quale sarebbe l’ideale di capigliatura da realizzare, l’attaccatura in voga a quei tempi? La nostra equipe di chirurghi avrebbe una bella gatta da pelare e queste sarebbero le capigliature da riprodurre a quei tempi!!!!

Venere di Brassempouy (30.000 anni fa)

Ora a parte le battute di spirito e l’impossibilità di arrivare a delle attaccature frontali così “basse” già trentamila anni fa la capigliatura aveva acquisito  un chiaro significato simbolico. Le finalità sacre e magiche della Venere-dea madre sono ulteriormente accentuate da una capigliatura con “permanente!!!

Nel medioevo gli usi e i costumi cambiano in maniera radicale. La Chiesa costringeva le donne a stare con i capelli coperti da un copricapo o da una cuffia annodata sotto il mento. Gli uomini adottavano tagli corti.

Nel Rinascimento le acconciature delle nobil donne erano ricche di ornamenti, i capelli venivano raccolti con fasce impreziosite da monili e diademi, oppure lasciati lunghi dietro le spalle e sempre acconciati con cura e maestria.  Nel 1600 nella corte di Francia comincia  l’era delle grandi parrucche e dei posticci. Re luigi XIII, per coprire la sua calvizie incipiente indossa in pubblico una delle prime parrucche.

La rivoluzione francese cancella i fasti e i privilegi materiali delle dame di corte e per almeno una quarantina  di anni si bandirono ciprie, belletti e acconciature sontuose e bizzarre. nelle classi più agiate la moda delle capigliature raffinate verticali resistette fino agli inizi del 900. Verso gli anni venti del secolo scorso cominciò la moda dei capelli alla maschietta e l’uso costante della permanente.

Busto di Giulio Cesare

Nel proseguire del XX secolo con l’avvento del cinema e della televisione i modelli da seguire e le pettinature da riprodurre cambiano con una velocità mai vista. Se nell’antichità un certo tipo di acconciatura poteva durare secoli o decenni le tendenze di oggi hanno vita assai più breve così come i protagonisti nel firmamento di celluloide.

I punti di riferimento  da imitare e seguire non sono più i grandi faraoni e le regine dell’antichità, ma le dive del cinema o i grandi campioni dello sport. Un caso emblematico di cosa voglia dire perdere i capelli per un divo dei giorni nostri è la vicenda di Andrè Agassi, uno dei più grandi campioni della storia del tennis e idolo delle ragazzine fin da giovane anche grazie alla sua chioma fluente.

Ultimamente Agassi ha dichiarato che già nel 1990 aveva cominciato a perdere i capelli e che per ben cinque anni giocò con un parrucchino  agganciato dal fratello con una ventina di fermacapelli.  Ma il “re” dei tennisti ha avuto tanti “colleghi” illustri nel passato e con gli stessi problemi:

Nefertiti copriva la calvizie con il suo famoso copricapo verticale, luigi XIII re di Francia istituì addirittura la moda delle parrucche per giustificare la sua, Giulio Cesare si difendeva dal diradamento con la pettinatura classica e con la corona d’alloro.

Ora i tempi sono cambiati e un giovane di vent’anni può affrontare le terapie anticalvizie con maggior fiducia grazie ai nuovi farmaci e alle sofisticate tecniche chirurgiche. Senza più criteri rigidi e severi che imponeva la società organizzata in classi sociali ben definite, gli uomini e le donne di oggi possono scegliere l’acconciatura preferita e esprimere la propria individualità in maniera libera e personale.”

Tratto da “Le singolari differenze simboliche delle acconciature nella storia e nell’arte” Fabrizio Fantini leggi la prima parte

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